Un mese e qualche metro di Gravina

di Giacomo Scutiero |

In geologia si parla di erosioni profonde, anche maggiori di cento metri, perché l’acqua scava la roccia. Non è di canyon che vogliamo parlare, Gravina per noi è un’altra cosa.

Per nulla lento a cadere, a proporsi, comunque goccia a goccia, continuo, a raffica. Il presidente della Federazione parla senza sosta da un mese: c’è chi se ne è accorto eccome, c’è chi crede di leggere ed ascoltare ogni giorno la stessa chiacchiera, c’è chi ha già abbandonato lo spettacolo.

Gioco sospeso, da esitare oppure no, da annullare, da riprendere, eccetera. Correva il 7 Marzo, quando il numero uno del calcio ai microfoni RAI non escludeva la sospensione del campionato in caso di calciatore/i positivo/i al virus. Tre giorni e poche ore dopo, sono sbucate le malattie di Timo Hübers in Germania e del nostro Daniele Rugani.
Al termine del primo Consiglio Federale ad hoc del 10 Marzo, oltre che delle arcinote idee dello slittamento del calendario, della non assegnazione del titolo di campione, della classifica consolidata, Gabriele Gravina sferra per per la prima volta quella dell’introduzione dei play-off e dei play-out (‘sta roba in lingua inglese non ha significato, ma va be’…) per assicurare all’UEFA la lista finalizzata alle competizioni internazionali.

Una settimana dopo, ufficiale il rinvio degli Europei. Il presidente lo auspicava giustappunto ventiquattrore prima, comunque tutti gli addetti ai lavori hanno mai messo in discussione la priorità del calendario nazionale dinanzi alla rassegna estiva.
Ci sono stati giorni e giorni di ipotesi sensate pari a zero. La speranza, tuttora viva, era quella di terminare il campionato entro la fine del mese di Giugno; Gravina pregava per il buon senso delle federazioni, perché portassero avanti proposte col Noi e non con l’Io. E cominciava a sollevare uno dei problemi capitali relative alle classifiche: retrocessioni e promozioni.

Alla metà del mese scorso, non pochissimi sognavano di ripigiare già ad Aprile l’interruttore del sistema calcio: il presidente lo escludeva senza alcun dubbio, “La data teorica della ripartenza potrebbe essere all’inizio di Maggio”. In tutta onestà, bisogna dire che Gravina abbia sempre detto che la parola d’ordine sia terminare i campionati: infatti, non escludeva anche l’ipotesi di terminare un torneo in due stagioni distinte.
Non arrivare in fondo, sarebbe una sconfitta ed aprirebbe un antipatico scenario; finché sarà possibile, rigetterò le prospettive dell’annullamento e dell’assegnazione a tavolino”.

Pochissimi giorni dopo, comincia a pompare il tema economico.
Il mondo dello sport vive una grande crisi. Non esistono solo le singole industrie dei protagonisti, ma un mondo più complesso. Siamo predisponendo una serie di richieste al nostro governo, un decreto legge che riconosca lo stato di crisi”. Apriti cielo…

Gravina specifica di non richiedere alcun fondo per il calcio, ma una serie di norme per agevolare lo sviluppo della complessa fase. Il presidente pretende lucidità: vista l’emergenza, tutti dovrebbero essere più responsabili. Legittimi i contratti, gli obblighi e gli interessi singoli, ma… “Dobbiamo procurare la risorse da soli”.
Si inizia a parlare espressamente di doverose sospensioni e riduzioni degli stipendi. E di reale allarme soprattutto in riferimento alle serie inferiori, dove circolano soltanto migliaia e non milioni di euro.

Circa due settimane fa, fortunatamente secondo chi scrive, pare naufragare l’ipotesi tutta personale di Gravina: “I playoff non hanno riscosso successo, ne ho preso atto”. Contestualmente, viene fuori la data del 20 Maggio come nuova chance concertata per il restart.
“Pare naufragare l’ipotesi”, si diceva. No, perché ventiquattr’ore dopo il presidente conferma che l’idea dei playoff sia interessante, per oggi e per domani: soluzione d’emergenza ora e, perché no, iniezione di interesse per la Serie A poi.

Si rincorrono i giorni. A parole. Anche pensando al prossimo anno.
Gli Europei andranno in scena tra quattordici mesi, dunque il campionato 2020-21 non potrà che iniziare ad Agosto e terminare a Maggio; questo vuol dire che l’attuale torneo non potrà terminare oltre metà Luglio.
Per quanto detto, Gravina non contempla la prossima Serie A a 22 squadre: “Il cambio di format nella stagione in cui abbiamo bisogno di chiudere prima… Non mi pare una strada percorribile”. Makes sense.

 

Arriva il 28 Marzo e la prima pagina è della Juventus.
Intesa con calciatori ed allenatore della prima squadra in merito ai compensi: riduzione degli stessi per le mensilità di Marzo, Aprile, Maggio e Giugno. Il presidente della Federazione non lesina lodi: “Quello che hanno fatto… Mi dispiace (per gli altri), ma questo dimostra qual è il vero punto di forza della Juventus”. L’indomani, i titoli saranno ancora per i bianconeri. In questo caso, soprattutto per Andrea Agnelli: un Twitter Like del presidente non equivocabile, ufficiosa dichiarazione di non gradire lo scudetto assegnato a tavolino.

Gravina persevera nel credere che sia un’ingiustizia annullare la stagione e prende atto del fatto che la Juve potrebbe rifiutare un’assegnazione diretta. Però la voce internazionale si alza ed in tre giorni l’UEFA riesce ad affermare, smentire, quasi ordinare: le competizioni internazionali devono terminare entro il 3 Agosto; come non detto, la deadline del 3 Agosto non è ufficiale; le Federazioni devono annunciare la vincente del titolo nazionale.
Probabilmente, ecco cosa significherebbe la definizione dei tornei fuori campo: un’estate di carte bollate.

 

In realtà, non è impossibile il salvataggio della stagione corrente a costo di compromettere (“meglio”: di fatto non disputare) la successiva.
Ad ora, tutto il possibile è messo sul tavolo: liberare la finestra delle Nazionali dell’1-9 Giugno, terminare i tornei tra Maggio ed Agosto, individuare alcune destinazioni come campi neutri alternativi alle porte chiuse locali.

In un mese di parole, smentite, modifiche ed incoerenze, di certo il numero uno del calcio ha mantenuto ferma l’intenzione di portare alla conclusione il campionato sospeso. Comunque. Anche a Settembre, anche a Ottobre.
Se è necessario compromettere una stagione calcistica, è meno peggio compromettere la prossima. Questo è, piaccia o non piaccia.

 

E poi ci sono le pay-tv, che attendono la decisione della Lega Calcio: il contratto, lo show che non va in scena e gli abbonati che pagano senza fruire del servizio. Soldi: i club per tirare avanti, le televisioni per non chiudere e gli spettatori che richiedono agevolazioni e sconti.

Non è difficile realizzare che ripartire guarirebbe quasi tutti i mali.