Il mercato trendy del tifoso juventino nel 2018

di Luca Momblano |

Me lo dice l’esperienza: i tifosi non si dividono per categorie stagne, non sono di qua o di là neppure allo scoccare del mercato, non ragionano per principi che non possano essere tra loro promiscui. Mi sento di sostenere questa tesi nonostante alcuni post più acuti e divertenti che io abbia letto negli anni vertano proprio su questo gioco delle etichette, con tanto di esilaranti e spesso illuminanti descrizioni dei nostri.

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In realtà, si tratta di caricature. Ecco perché, se fatte bene bene, ci fanno sorridere e possono persino spingerci a riflessioni più profonde su chi siamo, da dove veniamo, come siamo fatti e perché. Non esattamente uguali a tutti gli altri tifosi, ma neppure così diversi. Sono sfumature di status, dettate da come lo juventino guarda al mondo circostante. Anche quando guarda troppo fuori, così come quando troppo dentro (dettato quest’ultimo, in genere, all’eccesso di delusioni o all’eccesso di vittorie).

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L’attualità è che vale tutto, perché la larghissima maggioranza (più che mai a ridosso dell’imminente estate 2018) si è avvicinata al mercato in essere con un’idea condivisa: la Juventus cambierà molto, giocoforza e/o perché è giusto così, time has come, il ciclo non deve morire, siamo ttendenzialmente lenti e vecchi, sulla soglia del ritrovarsi noiosi e/o annoiati, dunque prima o dopo sconfitti e senza una reale via d’uscita. In breve: il forte rinnovamento è il toccasana giusto al momento giusto. Poi è rimasto Massimiliano Allegri, a sfregio anche dei bookmakers se solo gli odori giornalistici valessero qualcosa. E aggiungo senza vergogna: dopo il discorso del mister alla squadra post Juventus-Real, soltanto un privatissimo “di Allegri non mi fido” (tra me e me, e pochi altri) mi ha permesso con il tempo di dare un senso all’indubbia qualità della fonte e di aggiungere un’intrigante sfaccettatura alle mille che già si erano intuite circa il personaggio Max Allegri.

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E se vale tutto, sto qui a offrirvi le tendenze del momento, pronte a mutare all’accensione ufficiale della campagna acquisti/cessioni della Juventus 2018/19 ed ecco perché tendenze non significa etichette. D’altronde è anche giusto che il tifoso possa fare un po’ come Beppe Marotta, cioè ragionare in parte (certo una parte maggiore rispetto alla dirigenza) sull’ora e adesso.

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Tendenza n.1: POCHI MA CAMPIONI (da aggiungere ai campioni) – Il concetto è minimal eppure chiaro e pretenzioso. Ossia la Juventus dovrebbe inanellare i migliori calciatori, come se non esistessero altre sirene nel mare del calcio europeo, cedendo soltanto seconde linee o delusioni o calciatori a fine corsa.

Al settimo anno saremmo arrivati così: Buffon; Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Vidal, Pjanic, Pogba; Dybala, Higuain (Tevez), Douglas Costa.

All’ottavo, invece, ci saremmo dovuti presentare così: Alisson (Buffon); Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Kroos, Pogba, Iniesta; Dybala, Cristiano Ronaldo, Douglas Costa.

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Tendenza n.2: L’INCONSAPEVOLE NOSTALGICO (che a cose fatte starebbe male come un cane) – Il concetto è un po’ l’usato sicuro, un po’ tanto il “se c’era lui”, un pochino di affetto e un po’ il desiderio di non aver dovuto dire addio. Fino ad Antonio Conte in panchina, ma qui si rischia di andare oltre. La tendenza numero 2 ingloba soltanto in parte la numero 1, come si evince dalla formazione dell’inconsapevole, ma passionale, di cui sopra:

Buffon; De Sciglio, Benatia, Chiellini, Asamoah; Emre Can, Pjanic; Cuadrado, Dybala, Morata (Mandzukic); Mandzukic (Morata).

Che poi è esattamente il parco attaccanti di tre stagioni or sono. E qui il nostalgico diventa ingrugnito, e inizia un interminabile loop di pensieri che portano al vuoto cosmico.

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Tendenza n.3: IL CALCIO DI UNA VOLTA (rosa da quattordici, settimana blanda, partite champagne) – Il concetto è che la Juventus sia un undici da recitare no limits (una fetta di colpa è da attribuirsi al Real Madrid dell’ultimo triennio), trasportati indietro nel calcio dei numeri dall’uno all’undici e del “tanto la Famiglia può comprare chi vuole, se soltanto volesse…” fino a pretendere una Juve ai confini della realtà come da ipotesi:

Neuer (Zoff); Dani Alves (Gentile), Sergio Ramos (Brio), Koulibaly (Scirea), Marcelo (Cabrini);  Isco (Causio), Kanté (Furino), De Bruyne (Tardelli); Messi (Del Piero); Lewandowski (Bettega), Griezmann (Rossi).

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Tendenza n.4: BASTA  LUI (ovvero Milinkovic-Savic per uno qualunque) – Il concetto di tendenza con la t maiuscola. Chi vota Milinkovic-Savic come priorità del mercato 2018, vota il serbo a prescindere. Accetterebbe chiunque come sacrificio all’altare del colosso laziale. Che scelgano loro, i residenti della Continassa, basta che si muovano e che capiscano che “adesso o mai più” (anche perché le tendenze, per definizione, cambiano poi abbastanza in fretta). Una delle possibili formazioni del milinkoviciano straconvinto:

Milinkovic-Savic (fratello); Milinkovic, Savic, Milinkovic, Savic; Milinkovic, Savic, Milinkovic, Savic; Milinkovic-Savic. Si vince anche in dieci!

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Tendenza n.5: IL COLLAGE DEFINITIVO (come una High Quality Top 22, ma da intenditori) – Il concetto del capiscer, sempre che voglia dire qualcosa, fuso con l’arte dell’osservatore e l’arte del possibile o plausibile. Una formazione terrena, concreta, inevitabilmente suggestiva (ecco cosa vuole dire capiscer: idee su idee su idee su idee, spiegate, credibili ma con un sottile strato di sfida al comune pensare) e perfetta per qualunque allenatore al mondo che non sia italiano a meno che non sia Sarri (ma questo nessuno juventino lo può dire):

Szczesny (Perin); Cancelo, Caldara, Koulibaly, Marcos Alonso; Emre Can, Bentancur, Bernardeschi; Dybala, Milinkovic-Savic; Icardi.