Mercato e plusvalenze: i numeri e le polemiche

di Leonardo Dorini |

Ogni volta che la Juventus fa un’operazione di mercato, magari su dei giovani, partono polemiche e richiami sul “sistema delle plusvalenze”; abbiamo già analizzato dal punto di vista tecnico come mai il fatturato da “Players Trading” (P.T.) viene di fatto assimilato al “fare plusvalenze”: poiché il cartellino di un calciatore viene ammortizzato negli anni del suo contratto, acquistare un calciatore a 20 milioni, contrattualizzarlo per 4 anni e rivenderlo a 20 milioni due anni dopo genera una plusvalenza di 10 che transita nei Ricavi: è contabilità, roba tecnica.

Queste technicalities, però, quando c’è di mezzo la Juve, diventano senza dubbio materia per imbastire un po’ di polemiche, ed ecco che spesso il mercato della Juve viene assimilato ad una specie di generatore di plusvalenze, e da questo, come ci ha insegnato Massimo Zampini, si passa rapidamente ad affermare che siano “plusvalenze gonfiate”, o “scambi di plusvalenze”.

Certamente, con bilanci disastrati dal Covid, i Club possono essere interessati a sostenere il proprio conto economico generando componenti positivi di reddito, come sono appunto le plusvalenze; da qui a dire però, ad esempio, che il bilancio della Juventus si sostiene di questo, o che la Juventus abbia usato questa come “leva” per crescere ce ne passa.

Vediamo un po’ di numeri: fra il 2013 ed il 2020, la Juventus ha fatturato complessivamente quasi 3,6 miliardi e circa 700 milioni, o il 19%, sono rappresentati da ricavi di P.T.; è vero che la Juventus dal 2017 è stabilmente sopra i 100 milioni in quest’area, e ci torneremo a breve.

Tutti i ricavi cosiddetti “strutturali”, cioè non derivanti da gestione calciatori, rappresentano quindi oltre l’80% del fatturato del Club della Continassa; analizzandolo ancora meglio vediamo che questi ricavi, pari a circa 2,9 miliardi, sono quasi equamente distribuiti fra Diritti TV (domestici ed internazionali) e altri tipi di ricavo, fra cui i Ricavi da gare, le Sponsorizzazioni e il Merchandising; questa seconda area di Ricavi è cresciuta moltissimo (si veda il grafico), in seguito agli importanti investimenti fatti dalla Società; i Ricavi da Commercializzazione ad esempio non erano nemmeno censiti nei bilanci fino al 2015 ed ora rappresentano oltre 30 milioni; notevolissima anche la crescita nelle sponsorizzazioni.

Tornando al Players Trading, dobbiamo ribadire un punto importante; normalmente questi sono ricavi considerati non strutturali, poiché sono in parte aleatori e non ricorrenti; si parte dal presupposto che non tutti gli anni si possa avere un “caso Pogba” (per il quale la Juventus registrò una forte plusvalenza nell’esercizio 2016/17).

Ciò è condivisibile, ma vi possono essere delle condizioni per le quali anche questi ricavi possono diventare, almeno in parte, ricorrenti? La risposta può essere positiva: avere una rosa ampia, creare squadre giovanili e, come ha fatto la Juventus, una “Squadra B” che milita in un campionato semiprofessionistico come la Lega Pro possono creare quelle condizioni; quest’anno Pirlo ha fatto debuttare in Serie A 7 giovani ed uno di questi, Portanova, è stato ceduto in questa sessione di mercato.

Naturalmente ci sono due modi per vedere questo tipo di scelte: un modo è affermare che la squadra U23 consente al Club di avere rincalzi per la prima squadra, di portarli così a valori interessanti di mercato ed in questo modo coltivare una rilevante area di ricavi (che così possono diventare, almeno in parte “strutturali”). L’altro modo di raccontarlo è che l’U23 è solo un modo per gonfiare le valutazioni e parlare di “plusvalentus”. Secondo voi quale dei due modi prevarrà?