Mercato Juve: tactical overview

di Mattia Demitri |

La Juventus ha un difetto cronico, conclude sempre il mercato acquistando tanto per comprare.

Un’occasione là, un vecchio pallino qua… Manca sempre una progettualità, una visione d’insieme. Si consegna sempre all’allenatore una squadra da interpretare. Spesso un’interpretazione coerente tatticamente è pure impossibile.

A sua volta l’allenatore, che non brilla certamente per la celerità nel trovare soluzioni, si trova in difficoltà per un periodo di svariate settimane prima di arrivare a un assetto più o meno funzionante.

A volte la notevole differenza tecnica con gli avversari maschera il disagio, a volte, come due stagioni fa, i migliori stanno fuori e si balla a latitudini inconsuete per qualche mese.

Quest’anno in Serie A le gerarchie si sono rimescolate in vetta, solo una squadra si è indebolita perdendo il suo miglior giocatore, e no, non è er cappetano.

Il Napoli si è leggermente rinforzato, le milanesi sono tornate ad avere allenatori validi e rose degne quantomeno di giocarsi la qualificazione in Champions League.

In questo environment la Juventus dove si colloca? Se ragioniamo sulla scorsa stagione la vecchia signora guarda tutti dall’alto in basso, da molto in alto. Però è anche la squadra che ha perso i giocatori più forti: ha perso Alves, vero MVP dell’anno scorso. Ha perso il miglior centrale che aveva, Bonucci, che è andato a una diretta concorrente, il leader del punto di forza della squadra, la difesa ermetica. Il gap tecnico ridotto impone un mercato in cui non si può fare a meno di considerare la coerenza tattica, ogni punto buttato nell’attesa di trovare un assetto si potrebbe pagare caro a maggio.

Il punto di partenza è la formazione 16/17, da cui si ereditano alcuni conflitti tattici, senza Dani Alves e senza Bonucci.

Con il brasiliano a Parigi e Lichtsteiner praticamente libero di trovarsi una squadra la juve si ritrova con il solo Cuadrado come possibile laterale destro. Questo è il primo spartiacque logico, si può insistere sulla strada del 343, con Cuadrado a destra, oppure comprare un terzino e continuare con la difesa a 4. I dirigenti qui hanno optato per la seconda via, acquistando dal Milan De Sciglio.

 

I conflitti tattici da correggere sono essenzialmente 3.

Il primo e più scomodo è che la coppia d’attacco Dybala Higuain è disordinata e fiacca quando si tratta di pressare attivamente gli avversari. I due argentini oppongono uno scarso apporto in copertura, impedendo di fatto alla squadra di schiacciare l’avversario accorciando in avanti. Al contempo però sono anche due attaccanti inadatti a una partita giocata sul lungo, entrambi non hanno la possenza fisica e la gamba che tanto sono utili nei big match europei. In sintesi vincolano a un tipo di partita per cui sono inadatti.

Questo problema è il più scomodo perchè non è risolvibile con espedienti di contorno.

La soluzione prevede radicali cambiamenti, la sostituzione di uno dei due attaccanti con un giocatore più adatto.

Marotta e Paratici pare abbiano pure ricevuto un’offerta dal Chelsea per Higuain, si è parlato di Belotti, sognato Mbappé, ma alla fine la questione è rimasta irrisolta, perché davanti giocano ancora gli argentini.

 

Le altre due falle sono più facili da individuare e correggere.

Mandzukic è stato collocato eccezionalmente a sinistra da Allegri per dare forma al 442, il croato, assieme a Lemina e Sturaro, è uno dei giocatori adattati nel ruolo di esterno di centrocampo in assenza di giocatori di ruolo. L’altro croato Marko Pjaca, l’unico di ruolo, si è infortunato gravemente dopo poche settimane con il nuovo assetto, proprio quando stava dimostrando di potersi prendere il posto. La differenza di qualità e varietà di giocate tra i due croati era evidente, Mandzukic nonostante alcune buone prestazioni rappresentava pur sempre una soluzione emergenziale.

A bocce ferme la scelta più ovvia era di acquistare un giocatore di fascia in modo da aumentare il ventaglio di soluzioni offensive a sinistra, riportando Mandzukic nel ruolo a lui più congeniale. La Juve ne ha acquistati due nei primi mesi di mercato: Douglas Costa e Federico Bernardeschi. Problem solved.

Il parco esterni ora consente di mettere in campo un 442 più coerente, e di variare anche su altri moduli che prevedono ali, come il 433.

 

L’ultimo dubbio da dirimere riguarda il cuore del centrocampo, la coppia Khedira-Pjanic non ha una tenuta fisica e difensiva sufficiente, inoltre per caratteristiche i due non si sposano al meglio. Pjanic nella seconda parte di stagione ha agito in una posizione bassa e statica che ne castrava le qualità offensive, sobbarcandosi per giunta un lavoro difensivo troppo oneroso per le sue capacità. Khedira invece ha agito principalmente in verticale, data la sua scarsa propensione all’impostazione. Il tipo di mansione gli impediva una partecipazione difensiva maggiore.

Allegri ha pensato per questa stagione di invertire le mansioni dei due, liberando il bosniaco. L’idea è quella di schierare al suo fianco un mediano più statico, in grado di aiutarlo nell’impostazione, di arrangiarsi nel riciclo del pallone se necessario, e di prendersi carico di tutto quel lavoro difensivo che l’anno prima Pjanic svolgeva come poteva.

Per come sono distribuite in campo le fonti di gioco, i giocatori meno qualitativi che hanno bisogno di un riferimento e quelli più mobili che hanno bisogno di un appoggio, lo schieramento ideale sarebbe stato questo:



 

Dybala e Pjanic sono i due giocatori in rosa con più qualità in distribuzione, perciò per esaltarli senza che si pestino i piedi vengono schierati su due zone distinte di campo. Hub di riferimento in ricezione sul versante destro e sinistro del campo, Pjanic è reperibile già nella prima impostazione, Dybala sta più alto.

Il mediano deve giostrare principalmente sul centro destra, ricevendo e smistando passaggi elementari, la sua presenza serve a compensare anche la perdita di due eccellenti palleggiatori come Bonucci e Alves. Rimane come riferimento arretrato per un altrettanto semplice riciclo del pallone quando la palla sale in attacco, mentre Pjanic si alza sulla trequarti con Dybala.

L’identikit di un giocatore con queste caratteristiche portava a giocatori come Emre Can, Grzegorz Krychowiak, Steven N’Zonzi.

 

Durante il precampionato Claudio Marchisio ha mostrato un livello di prestazione eccellente giocando in quella posizione, tale da far pensare ad un suo impiego come mediano.

Una suggestione che si scontra con la realtà, il principino non ha l’esuberanza aerea di Khedira e non reggerebbe una stagione da mediano nelle sue particolari condizioni.

Con la difesa a 4 già impostata e l’acquisto di Douglas già ultimato si apre una finestra: tenendo da conto le prestazioni eccellenti di Marchisio, le caratteristiche di Pjanic, e la poca propensione difensiva degli attaccanti, emerge la possibilità di impostare un 433 più denso a centrocampo. Magari riciclando Cuadrado come alias destrorso di Alex Sandro.




In questo scenario le caratteristiche che deve avere il mediano sono le stesse, con un’enfasi ancora maggiore nella distribuzione, qui anche dei mancini come Nemanja Matic e Kevin Strootman diventano degli obiettivi concreti.

 

La società dopo svariate settimane di trattative infruttuose chiude in velocità con Blaise Matuidi, un vecchio pallino della dirigenza, in rotta con il Paris Saint Germain. La stessa società dove milita Krychowiak, finito in Premier League in una squadra di seconda fascia.

È qui che le scelte della dirigenza divergono maggiormente con quelle che sono le necessità tattiche della squadra, e come sempre ad agosto, dopo mesi di trattative infruttuose.

Matuidi è un giocatore forte, esperto, ex capitano della sua nazionale, ma è completamente sconnesso dalle necessità della rosa: tutto mancino, gioca solo sul centro sinistra, non ha alcuna velleità in distribuzione rispetto a Khedira e soprattutto è un giocatore mobile, che non fa da riferimento ma anzi attacca gli spazi in verticale come un treno.

Con il francese si chiudono le operazioni a centrocampo e tramonta l’idea 433, anche schierare un 442 coerente tatticamente sarà un’impresa ardua.

 

Negli ultimi giorni di mercato alla Juve mancherebbe solamente un giocatore offensivo per avere un roster completo.

Davanti ha 6 giocatori, più Pjaca ai box, per 4 posti, infatti segue il laziale Keita Baldé. Dietro è al completo, 8 giocatori per 4 posti.

Nonostante la richiesta di Lotito non fosse particolarmente elevata (30 milioni), anzi un vero affare per le cifre folli di questa sessione, la Juve si fa soffiare il giovane attaccante dal Monaco, e nelle ultime ore firma un altro giocatore in uscita dalla propria società.

Con una difesa al completo Marotta e Paratici si assicurano Benedikt Howedes, difensore esperto, campione del mondo con la Germania, terzino destro piuttosto difensivo o centrale. Un upgrade sulla fascia destra rispetto a De Sciglio e Lichtsteiner.

Il mercato si conclude con un’ulteriore spuntatina nel reparto offensivo, Kean in prestito a Verona, e con un interrogativo in difesa: perchè Stephan Lichtsteiner, dopo tre sessioni in cui dovrebbe andarsene e dopo l’acquisto di due laterali destri, è ancora a Torino?

 

Nel complesso la Juve ha composto ancora una volta una rosa anacronistica, da interpretare e risolvere, ma dopo aver perso due big, ha comprato tre giocatori di livello internazionale e sistemato la panchina. Il gap con le avversarie in campionato in teoria è stato conservato, anche un’ipotetica falsa partenza sembra assorbibile nel corso della stagione. Discorso diverso per l’Europa, ci sono stati investimenti folli da parte di alcuni club, il PSG, il Manchester, il Liverpool, il Barcellona hanno aperto il portafoglio mentre i bianconeri stanno ancora metabolizzando l’esborso per Higuain.

L’undici titolare non è all’altezza di quello che ha giocato a Cardiff.