DAI LETTORI – Il mercato, tra la Juve e le grandi d'Europa

di Juventibus |

di Luca Rossi

La Juventus sta volgendo il suo sguardo sempre di più verso il gotha del calcio europeo e pertanto ha il diritto e il dovere di confrontarsi con le big del vecchio continente più che con i team italiani anche in sede di calcio mercato. Proviamo a tracciare un’analisi a riguardo e a individuare le differenze tra il modus operandi juventino e quello degli altro top club europei.

Prima di procedere però va fatta una doverosa premessa; le società prese in considerazione non hanno le medesime disponibilità economiche. Il fatturato delle società dell’anno scorso in ordine infatti è: Real Madrid 577 milioni, Barca 560, Manchester United 519, PSG 480, Bayern 474, M.City 463, Arsenal 438, Chelsea 420, Liverpool 391, Juventus 323, Atletico 187 (dati Deloitte). Vi sono quindi differenze sostanziali per via di diritti tv, sistema fiscale, sistema calcio e altri fattori. Non deve ingannare il basso fatturato dell’Atletico, il quale può contare sul fondo Doyen che finanzia molti dei suoi acquisti. Una discrepanza così ampia unita alle cifre altissime che girano attualmente inevitabilmente influenza il modo di operare delle varie società.

Finora in questa sessione di mercato le uniche squadre che si sono portate molto avanti sono la Juve con Pjanic, Dani Alves e molto probabilmente Benatia, il Bayern Monaco (Hummels e Renato Sanches) con tanto di dichiarazione di mercato chiuso, lo United (Ibra, Mkhitaryian e Bailly, anche se è molto probabile qualche altro intervento sul mercato), e il PSG (Ben Arfa, Krychowiak e Meunier). Le spagnole invece sono al momento più o meno ferme e le altre inglesi hanno concluso solo singole operazioni degne di nota (Batsuahyi al Chelsea, Manè al Liverpool e Gundogan più Nolito al City)

Il primo aspetto da sottolineare è che la Juventus si sta allineando alle strategie del Bayern Monaco in Germania e del PSG in Francia: prendere i giocatori più forti delle rivali in campionato. L’operazione Pjanic è emblematica in questo senso e costituisce un grande segnale di forza e di riconoscimento come unica squadra top in Italia. L’obiettivo è creare un solco sempre maggiore con le dirette concorrenti in campo nazionale. Il secondo punto da analizzare riguarda una delle parole che Marotta utilizza di più: opportunità. La dirigenza juventina è maestra nel cogliere le opportunità che il mercato offre come Dani Alves quest’anno o Tevez tre anni fa. Le altre società europee, invece, difficilmente puntano sui parametro zero o su giocatori che non siano in voga; piuttosto preferiscono investire molti soldi su profili altisonanti e di moda. Basta guardare come hanno operato il MU (Depay, Martial, Di Maria), il City (De Bruyne, Sterling) o il PSG (Di Maria, David Luiz, Cavani) negli ultimi anni. E ciò dimostra che spendere di più non è per forza sinonimo di vittoria. Questo atteggiamento della società torinese deriva dall’esigenza di fare di necessità virtù poiché non è in grado al momento di partecipare ad aste con i top club europei. Il terzo tratto che è opportuno sottolineare è il metodo di ricerca dei giocatori da acquistare. Marotta e Paratici non cercano il singolo giocatore. La Juventus cerca e ragiona per profili. Prima si definisce il profilo necessario e in un secondo momento si vanno a valutare i giocatori che possono soddisfare certe richieste. L’operazione Vidal è l’esempio perfetto. Inoltre non vengono valutati solo i valori tecnico-tattici ma anche qualità morali, punto su cui la dirigenza juventina insiste molto. Basti pensare a quanto sia stata azzeccata in questo senso l’operazione Evra. Le altre squadre europee, o meglio la maggior parte, puntano a singoli giocatori che interessano e che possono stuzzicare l’animo della tifoseria. L’acquisto di James Rodriguez da parte del Real Madrid dopo il mondiale del 2014 spiega al meglio questo concetto.

In definitiva è opportuno ritenere che la relativa penuria economica juventina sia croce e delizia. Da un lato non permette di raggiungere i top player, mentre le big europee riescono nell’intento innalzando inevitabilmente la qualità della rosa, dall’altro è nella maggior parte dei casi una garanzia sulla effettiva qualità, ponderatezza e intelligenza dell’investimento. È stata quindi la competenza di Marotta, Paratici e Nedved a fare la differenza in questi anni e a diminuire il gap tra la Juve e le grandi d’Europa. Vedremo se sarà sufficiente nei prossimi anni per conquistare la Champions League. Al momento i soldi del Real e le capacità del Barcellona hanno vinto ancora.