Mercato Juve? Più democristiano che coraggioso

di Giuseppe Gariffo |

Mercato Juve

Non mi avventuro in giudizi o, peggio ancora, pagelle sul calciomercato. Abbiamo ampia memoria di scudetti estivi a suon di Kondogbia, Iturbe e Gabigol. I veri giudizi sul mercato li dà il campo, alla fine. E spesso sbugiardano e ridicolizzano le pagelle estive, siano esse di twitstar o di celebri testate giornalistiche. Da questo punto di vista, dunque, la campagna acquisti bianconera potrà esser stata mediocre, buona, pessima o eccezionale. Dipende da se e cosa aggiungeremo in bacheca a maggio e da quanto, in quest’ottica, chi è rimasto, arrivato o scappato sarà stato determinante. Sono catalanate, ma è forse bene ribadirle, ogni tanto. Confesso, anzi, che giudico la rosa attuale più varia, qualitativa e ampia di quella della passata stagione e adoro alcuni dei nuovi arrivi, Costa e Bernardeschi su tutti. I fatti poi distribuiranno torti e ragioni.

C’è un aspetto, però, che possiamo giudicare già adesso. Pochi giorni dopo Cardiff e l’addio di Alves,  Zampini e Momblano, pubblicarono un loro dialogo “inutile” su Juventibus. Interrogandosi sulle prospettive future, a partire dal mercato appena iniziato, Luca Momblano affermò: “Ecco la parola chiave di questo mercato: voglio coraggio, non rivoluzioni. Che non vuol dire prendere sconosciuti o lanciare Kean titolare. Coraggio vuol dire togliersi di dosso alcune paure tipo imbottirsi di centrali difensivi, avere mille giocatori “di garanzia” a centrocampo per timore che un infortunio debba farti cambiare modulo. Il cambio tattico di Allegri è stato coraggioso e tra l’altro imprevisto, ora vorrei un mercato coraggioso. Ti piace un giocatore, in qualche modo accessibile? Vallo a prendere, senza prediligere le occasioni. C’è stato un momento in cui è stato grandioso puntare sulle occasioni, peraltro azzeccandole praticamente tutte. Le occasioni torneranno. Ora è un momento diverso: vuoi prendere Keita, Bernardeschi e Schick in una sessione, fallo pure. Uno sarà un flop, è probabile, uno un buonissimo giocatore, uno un campionissimo, e sarebbe già stupendo: in questo momento devi avere coraggio. La società deve dare coraggio ad Allegri, che mi pare uno predisposto a rischiare: se gli piace Bentancur, che lo tenga e lo faccia giocare, anche a costo di panchinare un big. Coraggio è anche capire qual è il momento di sovvertire una gerarchia perché il livello precedente si riproduca nel tempo, che per definizione è inesorabile e corrosivo”.  Concetto abbastanza chiaro, condito poi dalla iperbolica boutade successiva, da leggere in modo non letterale ma esemplificativo “vuoi sapere quale sarebbe catalogabile come atto di coraggio? Andare dal Milan e dirgli: ti do Buffon per Donnarumma” (che poi, quella era un’iperbole ma qualcosa di grosso sulla A4 poi si è mosso sul serio… ndr).

Bene, questa è la chiave di lettura sulla quale mi sento già di giudicare il mercato 2017-18. C’è stato questo coraggio? Direi di no. A parte un paio di operazioni, guarda caso le più criticate dalla tifoseria. Partiamo da alcuni dati: lo scorso anno la stagione svolta dopo il (coraggioso…) passaggio di Allegri dal 3-5-2 al 4-2-3-1. Pochi giorni dopo arriva a Vinovo Rincon, e da quel momento ci troviamo in rosa un centrocampista centrale in più quando in campo ne va uno in meno. D’improvviso siamo corti in attacco, specie sugli esterni, e debordanti a centrocampo (in quantità ma non in qualità). Forse non si pensava che la svolta potesse essere definitiva, ma nel nuovo assetto la squadra si esprime meglio, vince campionato e coppa senza patemi e arriva in finale di Champions fischiettando. Fino al secondo tempo di Cardiff, quando la mancanza di alternative di qualità dalla cintola in su peserà tanto, e sarà resa ancora più evidente dai cambi messi in campo da Zidane (Asensio, Bale, Morata).

Dopo la batosta davo dunque per scontato (non solo io) che si sarebbe continuato a puntare sul nuovo modulo, arricchendo la squadra con un centrocampista fisico e calcisticamente pulito, come piace ad Allegri. Un uomo giusto per affiancare Pjanic sopperendo ai suoi limiti fisici e non lasciandolo solo in fase d’impostazione, visto anche l’addio di Alves e quello possibile di Bonucci. Da questo punto di vista ho capito bene la rinuncia (se di rinuncia si è trattato) a Tolisso, una mezzala attualmente più adatta un centrocampo a tre. Ma allora mi sarei aspettato un innesto con le caratteristiche di Emre Can (il mio preferito), Matic, N’Zonzi o Strootman. Sarebbe stato coraggioso un all-in sul tedesco o sul serbo, perfino versare la clausola per il francese (non un fulmine di guerra, ma un uomo adatto allo scopo) o l’olandese. E’ stato democristiano, invece, fare retromarcia sul profilo adatto e puntare sulla “occasione Matuidi“. Apprezzo molto il centrocampista ex-Psg (anche più di N’Zonzi e Strootman) ma a quel punto non è più comprensibile la rinuncia all’ex-Lione, in pugno da mesi e in prospettiva più forte, visto che entrambi si esprimono meglio in una mediana a tre.

Anche davanti mi sarei aspettato più fegato, in un paio di casi. Intanto Keita Baldè. Perdere un giocatore di 22 anni così talentuoso- capace di fare l’esterno ma anche il falso nueve con risultati già ottimi e prospettive inesplorate – agendo con un celodurismo ormai superato dalle nuove logiche di mercato (o alle nostre condizioni adesso oppure a zero fra dodici mesi) mi fa rosicare. E ho paura che anche in società possano pentirsene. Dieci milioni in più sullo spagnolo si sarebbero facilmente recuperati, nel tempo, se il problema era questo. Perso Keita, comunque, avrei pensato che rischiassimo su Kean. Abbiamo tanti esempi di talenti scendono il campo già da minorenni, con frequenza, in vari grandi club. Si poteva puntare sul ragazzo come vice-Pipita, nel turnover o come cambio in corsa, ma si è preferita la scelta tradizionale del prestito in provincia.

Solo in due casi si è praticato il coraggio, quest’estate. Su De Sciglio, preso dopo un lungo corteggiamento, dietro precisa richiesta del tecnico, a una cifra alta o almeno non in linea con la scadenza contrattuale e le prestazioni degli ultimi campionati; e su Bernardeschi che, come Dybala, Alex Sandro, Pjanic e Higuain (i migliori attualmente in rosa?), è arrivato alle condizioni di chi lo vendeva. Secondo il principio “se giudico uno da Juve, e mi serve, lo prendo senza troppe chiacchiere”. Possono piacere o meno De Sciglio e Bernardeschi, ma i grandi club ragionano così. Mi sarei aspettato di vedere questa forma mentis all’opera con più continuità, quest’estate. Magari non siamo ancora pronti e basterà aspettare ancora qualche anno.

 

ps. Rispondo prontamente al primo commento, nemmeno quotato dai bookmakers: “se quando siamo coraggiosi prendiamo De Sciglio e Bernardeschi… meglio essere pavidi”. A parte che, quei due, andranno giudicati fra qualche mese o anno, erano solo esempi: coraggio è quello che ci ha permesso di avere il numero 10 che abbiamo adesso, anziché vederlo ballare “In Italia c’è Fabio” accanto a Javier Zanetti. Il coraggio è uno state of mind.