Il mercato di gennaio: colonne, ritocchini, bidoni e rimpianti

di Davide Terruzzi |

Il panettone è ancora rigorosamente on the table, ma nel frattempo bisogna pensare al calciomercato. La campagna trasferimenti di gennaio, cosiddetta di riparazione e il perché è facile da intendersi, può generare mostri dalla durata di pochi mesi, oppure può offrire degli acquisti determinanti nel presente o nel futuro. Appartengono sicuramente a questo seconda ipotesi Edgar Davids e Andrea Barzagli. Il centrocampista olandese arrivò dal Milan nel dicembre 1997 (all’epoca il mercato era sempre aperto): etichettato come “mela marcia” dai senatori dello spogliatoio rossonero, fu determinante nella conquista del campionato prima di diventare una colonna della Juventus futura. Il centrale difensivo sbarcò a Torino a fine mercato: acquistato dal Wolfsburg per una somma di 300.000 euro (coi bonus raggiunse i 600 mila). Non crollò insieme alla squadra di Delneri e divenne in seguito il pilastro della difesa bianconera con Conte e Allegri in panchina.

Gennaio è anche il mese dei prestiti, dei ritocchini per tamponare qualche falla. La sessione invernale del 2012 portò in bianconero Caceres, Padoin e Borriello: due sono ancora in rosa, uno fu decisivo nella vittoria del campionato. Decisamente meno fortunata la sessione dell’anno seguente quando vestirono la maglia della Juventus Anelka e Peluso. Un anno fa ritornò a Torino Alessandro Matri, uomo di Coppa Italia, e venne acquistato Sturaro.

Prestiti che spesso sono destinati a essere ricordate come meteore o diventare rimpianti: Stendardo arrivò a completare per qualche mese il reparto difensivo agli ordini di Ranieri, Candreva e Caceres, ancora lui, vennero acquistati nella sessione invernale del 2010, quando a guidare il mercato venne chiamato Roberto Bettega.

Thierry HENRY et Zinedine ZIDANE - Juventus de Turin 1999

Gennaio è anche il mese in cui la Juventus acquistò Thierry Henry, probabilmente uno dei rimpianti più grandi nella storia recente della Juventus. Per fronteggiare l’assenza di Alessandro Del Piero, la Triade decise di investire pesantemente nella sessione invernale: a Torino arrivarono l’attaccante francese (11.5 milioni d’euro, per l’epoca la cifra più alta pagata per un giocatore transalpino) e Juan Esnàider (6 i milioni versati all’Espanyol). Chiaramente una meteora il secondo, decisamente un rimpianto il primo: 16 presenze, tre reti e un ruolo di ala pensato per lui da Ancelotti. La sua avventura durò una manciata di mesi e ad agosto venne ceduto all’Arsenal dove sarebbe diventato la stella assoluta che ancora oggi viene ricordata.

Ritocchini, bidoni, colonne, rimpianti. In un mese può capitare di tutto. A gennaio, insomma, il fiuto, il coraggio e la bravura dei dirigenti fanno la differenza. Pazienza, cautela e lungimiranza per aspettare a giudicare giocatori, specialmente quelli su cui si è puntato, che arrivano all’improvviso in una nuova realtà.