Maxismo vs Sarrismo, con vista su Inter e Champions

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Napoli e Atene. Serie A e Champions. 3 punti e ottavi conquistati. 5 giorni decisivi per mezza stagione bianconera con vista sul terzo scontro diretto, il secondo di fila contro la capolista provvisoria.

Due vittorie, diverse per peso specifico ma con un fattore comune: la Juve ritrova una difesa solida e coesa che per 4 partite consecutive (anche Barcellona e Crotone) non concede gol dopo un inizio friabile. Dopo i 3 gol subiti dalla Samp in 20 minuti, il gol subito addirittura dal Benevento ma anche le due reti incassati contro sempre a Genova e da Atalanta e Lazio, ritorna il “fortino bianconero”, quasi una nuova BBC, con Benatia al posto di Bonucci. Il clean sheet precedente era quello di San Siro (fine settembre) in un’altra gara non a caso di grande attenzione e cattiveria.

Accanto alle prestazioni alterne dei senatori Barzagli e Chiellini, Medhi Benatia attraversa un periodo di forma straripante, attento, concentrato, punto di riferimento per quelli che gli girano intorno nel duo di difesa. Non è un caso che, dopo diversi mesi, un difensore, proprio il marocchino, è tornato ad essere l’MVP dei tifosi del mese di Novembre. 4 gare da titolare e 0 gol subiti, unico centrale sempre presente. Nelle precedenti da titolare di Benatia anche il derby col Toro e la gara col Chievo si erano chiuse con la porta immacolata. Gli unici gol subiti con Medhi in difesa sono i 3 propiziati da Messi al Camp Nou (dopo i primi ottimi 45 minuti) e i due a Bergamo, col tocco di Caldara su errore di Buffon e poi lo stacco imperioso di Cristante non marcato dai centrocampisti.

Il ritorno alla solidità difensiva non è spiegabile solo con un Benatia mai così lucido, continuo e straripante dai tempi di Roma, ma anche con una generale cattiveria e attenzione di una squadra ferita nell’orgoglio che è tornata a ruggire. Sull’altare della solidità però la Juve al momento sembra aver sacrificato quella spettacolarità offensiva che aveva portato al record di gol nelle prime 14 gare di A (40).
Si ritorna quindi al solito dilemma, alla usuale coperta corta e bilancia oscillante: le ultime 4 gare sono state efficaci e hanno portato risultati, ottavi e avvicinamento al vertice, ma anche atteggiamento rinunciatario, compassato e opaco. Accantonate le velleità di “belgioco” ritorna la priorità del cinismo e della concretezza. “Essere belli è facile, il difficile è vincere“, il mantra di Allegri, l’eterna sfida tra Maxismo e Sarrismo, col primo sempre vincente.

E’ come scegliere tra cioccolato e fragola. Anche i tifosi del Napoli incantati da Sarri applaudivano alle vittorie sporche e concrete del Napoli, così come ora criticano la gestione incauta e dispendiosa.
Da un lato l’esaltazione, spesso strumentale, degli automatismi del Napoli, belli da vedere, con fluidità e verticalità, che però in CL rimedia 6 sconfitte nelle ultime 8 gare, con 11-13 titolari spremuti e logori.
Dall’altro lato una Juve di Allegri che rinasce come al solito dopo l’ultimo stop delle nazionali, ingranando la quinta e arrivando agli obiettivi, concretizzando le occasioni e proteggendo la porta a costo di essere umile e provinciale.

La Juve, diversamente dal Napoli e dall’Inter, in questo inizio stagione ha ruotato tutta la sua rosa, distribuendo minutaggi, risorse ed energie, e se l’Inter può “godere” di un solo torneo da gestire, il Napoli sembra essere arrivato in debito d’ossigeno proprio per la cocciutaggine di Sarri nel preferire sempre e comunque i migliori.

Due scuole di pensiero, due strategie diverse nella gestione dei ritmi gara e della stagione, con una variabile decisiva: il calendario. Si sapeva da 4 mesi che Dicembre sarebbe stato il crocevia per le squadre di vertice, sia per i tanti scontri diretti che per i turni decisivi di Champions, la Juve sembra esserci arrivata a mille, come l’Inter, il Napoli ha ciccato i tempi e pare essere arrivato a pezzi, non a caso perdendo due gare su due.
Ora per sfruttare la gestione di Allegri e godersi il pandoro in piena tranquillità, la Juve dovrà concretizzare anche contro Inter, Bologna e Roma, anch’essa galvanizzata dalla conquista degli ottavi da prima in un girone proibitivo.

Proprio in vista dei prossimi due scontri diretti, in casa, la Juve dovrà però trovare un equlibrio migliore tra le due filosofie: affiancando alla concretezza e solidità ampiamente dimostrate anche la qualità della manovra e del gioco offensivo, visto che di fronte avrà squadre che sembrano più solide, strutturate e in forma del Napoli.
Una cosa è certa, se lì dietro il fattore decisivo è stato Benatia, in mezzo e davanti gli altri due uomini della svolta paiono Matuidi e Douglas Costa. Il dinamismo del francese, unito a generosità, spirito di sacrificio e carisma, e la velocità e la capacità di saltare l’uomo e strappare del brasiliano, assieme al miglioramento generale delle condizioni del gruppo sono i cardini su cui poggiano la continuità e i risultati di questo periodo e su cui si poggia l’eccellente stato di forma di Higuain e  può ritrovarsi uno spento Dybala. Vincere contro Inter e Roma è l’unica cosa che conta, ma anche aumentare la qualità del gioco è importante, sopratutto pensando a febbraio e al ritorno della Champions.

 

di Federica Marzano