Caro Max, questa volta non sarà semplice

di Giordano Straffellini |

Massimiliano Allegri è diventato iconico per una frase in particolare: il calcio è semplice. Addirittura  Il calcio è molto semplice, mica dobbiamo mandare missili sulla luna. Queste frasi irritano in genere gli addetti ai lavori. Se poi succede che fai un punto fra Udine e d Empoli questi addetti ai lavori si ringalluzziscono. Ed allora dopo due giornate il mister risultatista non va più bene. Bisognava dare tempo e fiducia a Sarri. Dovevamo proseguire con Pirlo. Ah se ci fosse Conte lui si che sa costruire. L’allegriano convinto mastica amaro. I risultati, il corto muso al momento non pagano. La soluzione per Massimiliano questa volta non è semplice. Perché al di la del fatto tecnico, tattico al di la delle posizioni in campo e dei ruoli c’è un problema  annoso che va risolto prima di tutto. Problema che per  la cronaca si sappia non sono stati in grado di risolvere ne Sarri e men che meno Pirlo.

Alla Juventus adesso va ricostruito un gruppo. Va ricreata una mentalità che negli ultimi anni si è persa. I motivi sono molteplici. Non necessariamente da ricercare nelle gestioni precedenti. Ma di fatto la Juventus non ragiona più da grande squadra. Non gestisce le partite da grande squadra. Non reagisce alle difficoltà da grande squadra. La base dei giocatori è buona. Pur non essendo una rosa strabiliante il gruppo guidato da Allegri ha qualità e potenziale.  Ma come spesso si è detto la maglia della Juventus ha un peso diverso. Se sei l’Empoli puoi venire a Torino spensierato. Puoi giocare la partita della vita o meno. Magari ce la fai e dopo oltre 50 anni porti a casa i tre punti. Quello che fai prima di questa partita, o che fai dopo conta relativamente.  Un giocatore della Juve deve essere mentalmente pronto 365 giorni all’anno. Anche quando vai al bar a bere il caffè, perché sei un giocatore della Juve e se hai un comportamento errato tempo un’ora lo sa tutto il mondo. Figuriamoci in campo.

Nel cambio generazionale avvenuto negli ultimi anni si è perso prima di tutto questo atteggiamento. Le prime avvisaglie al rientro con Sarri dopo il lockdown. Risultati alterni, anche con lo scudetto portato a casa. Gol subiti facilmente, partite perse senza lottare. Rilassamento da nono scudetto si pensava allora. In realtà quei momenti hanno segnato il termine di un ciclo straordinario. Da quel momento la Juve che conoscevamo degli anni precedenti si è smarrita. Con Pirlo fasi alterne. Mai la sensazione di aver imboccato la strada giusta. Mai tre vittorie di fila. Mai un uno a zero. La sensazione che a fine anno le cose andassero peggio dell’inizio del campionato. Prima che Dybala trequartista, Mckennie a centrocampo, Danilo terzino va ricostruito un certo atteggiamento.

Il primo punto su cui deve lavorare Allegri e su cui i suoi predecessori hanno fallito è la costruzione di un gruppo. Poi la costruzione di certezze tecniche e tattiche. Non importa come tu arrivi al risultato. Importa arrivarci grazie alle tue qualità. In una maniera che per te sia riconoscibile. L’importante ora è tracciare una via da seguire e convincere i giocatori che quella è la strada giusta. Non importa se ci vorrà un giorno, un mese o un anno. La prima cosa da fare è questa. Poi all’interno delle certezze si potranno cambiare moduli e uomini. Si potrà migliorare la rosa facendo acuisti mirati. Ma va ritrovato il gruppo, il senso di appartenenza, la lucidità. Che dire buon lavoro Massimiliano, questa volta non sarà semplice.


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