Da Max a Maurizio, l’all in geniale della Juventus

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Luca Motti

Uomo di campo, meno simpatico, ma anche meno saccente di Allegri, meno istituzionale, più essenziale, ma sicuramente meno semplice. Più imprevedibile e pericoloso per certe uscite, a volte più mal mostoso, ma sicuramente meno azzeccagarbugli. Per citare Max, Sarri è senza dubbio un cavallo pazzo. I dubbi su di lui sono tantissimi, ma forse è proprio per questo che Sarri potrebbe essere la scelta giusta. L’anno scorso scrissi il mio primo “Riceviamo e Pubblichiamo” intitolato: “L’equivoco di Allegri”, in cui sostanzialmente sostenevo la necessità di ripetere lo stesso virtuoso effetto ottenuto cinque anni fa, una netta e proficua inversione di marcia. Con Allegri la Juve ha rafforzato la narrativa che la vedrebbe fredda, cinica, spregiudicata, mentre Sarri si è costruito un personaggio dal temperamento schietto, fumantino, in ogni caso più autentico rispetto a quello di Allegri. Sarri ama gli schemi, non li dileggia, ma ci si affida con abnegazione, ed è quindi per questo quanto di più discontinuo possa esserci rispetto alla filosofia allegrista, dalla quale comunque la Juve ha tratto giovamento, soprattutto nei primi anni post Conte. Da questo punto di vista Sarri ricorda Conte stesso, un Conte però più dogmatico e meno prevedibile.

La scelta della Juventus ha poi anche un forte contenuto simbolico. Da tempo sostengo che il principale motivo di scollamento fra i tifosi e la società sia legato a un brand concept troppo basato sulla solidità aziendale, sulla professionalità, sulla capacità di saper mettere il cuore dietro la ragione, lasciando a volte il sentimento troppo ai margini della narrativa bianconera. Allegri è stato il massimo esponente di quest’immagine “smart”, un allenatore con poche idee tattiche e un incredibile spirito di adattamento. Con lui, tutto il sentimentalismo legato agli anni di Conte è venuto piano piano a mancare, dall’urlo grintoso di Antonio siamo passati al ghigno sornione di Max. Al posto di un di gioco organizzato ed esteticamente godibile, si è fatto largo un atteggiamento cinico e risultatista. Quest’immagine, suggellata da un Allegri che parla di DNA bianconero ai microfoni di Sky, ha iniziato a vacillare nel momento stesso dell’addio, quando la Juve per mezzo di Andrea Agnelli si è mostrata molto più umana. La scelta di Sarri è su questa lunghezza d’onda, a Napoli è stato protagonista di un legame viscerale con i tifosi, costruendo un’immagine di sé legata al metodo, alla cultura del lavoro, alla tattica che ingabbia e al tempo stesso valorizza il singolo.

Eppure la scelta della Juve continua ad apparire rischiosa. Se l’anno scorso avessi scritto un pezzo su Ronaldo, avrei detto che non avevo dubbi sul giocatore, ma che ne avevo tanti sulla scelta di acquistarlo, per quel che riguarda Sarri è il contrario. Sul suo stile, sulle uscite a volte assurde, sul rapporto anche burrascoso con alcuni giocatori i dubbi sono troppi, ma appare invece geniale la scelta di affidarsi ad un allenatore come Sarri. Perché mentre il tecnico toscano è una delle persone più dogmatiche al mondo, la scelta di prenderlo è invece il simbolo del pragmatismo bianconero. Se non ce la si è fatta con un allenatore tatticamente elastico, ci si prova con uno che fa del bel gioco il suo marchio di fabbrica, perché il Dna della Juve è la capacità di adattarsi al cambiamento, qualunque cambiamento serva a migliorare. Si sarebbe potuto scegliere un abile gestore o un giovane pragmatico alla Simone Inzaghi, e con profili simili ci saremmo potuti garantire altri anni di vittorie in campo nazionale.

La scelta della Juve è stata invece quella di rischiare, cedendo alle sirene europee, puntando sul bel gioco, facendo abiura di quello che qualcuno ha venduto come l’intoccabile dna della storia bianconera. Diversamente da Ronaldo è un all-in totale perché Sarri non dà garanzie di nessun tipo, soprattutto in campo nazionale. In poche parole è una scelta che punta direttamente a Instabul, per poter sollevare quella coppa tanto agognata. Non ci resta che sperare che Sarri ce la faccia.


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