Max Allegri senza filtri (e senza Juve)

di Juventibus |

E’ un Massimiliano Allegri senza filtri quello che si è prestato al blocknotes e alla penna di Mario Sconcerti, per il Corriere della Sera. Il tecnico toscano non le ha mandate a dire verso i cosiddetti “filosofi” del pallone, e ha ribadito quanto, nella sua idea, di questi tempi si stia cercando di complicare una cosa semplice come il calcio.

Allegri ha subito voluto confidare quanto, da spettatore, due elementi lo stiano colpendo; la crescente importanza dei giocatori africani, e della loro fisicità, e il ritorno in auge del contropiede.

Poi ha continuato, citando esempi; in primis Guardiola, asserendo quanto il catalano fosse un mondo a se stante (“Devi avere Iniesta, Xavi e Messi. Noi abbiamo preso come lezione un argomento che riguardava solo loro“)

Citazioni anche per Sacchi e Klopp. Per quanto riguarda il tecnico romagnolo, Allegri ha voluto contestare la sua (di Sacchi ndr) idea di calcio propositivo, citando Milan-Real 5-0 del 1989 come esempio di esecuzione perfetta di contropiede e verticalità. Sul tecnico del Liverpool, ha ribadito lo stesso concetto (“Se hai Manè, Salah e Firmino devi andare per forza per linee verticali“), integrando il ragionamento con una rivendicazione sulle origini di questo tipo di calcio (Non capisco perchè ci si debba vergognare di avere inventato noi questo modo di giocare. Una cosa è difendersi per portare via un pareggio quando valeva la metà di una vittoria. Altra cosa è guidare l’attacco dalla difesa, cercare lo spazio in modo diverso)

L’intervista continua con un’invettiva, l’ennesima, contro gli schemi (“Non esistono, esiste solo l’occhio del tecnico. Il calcio è un campo, non un universo“), e contro l’idea di dotare le panchine di tablet. Allegri ha rafforzato il suo ragionamento spiegando come, secondo lui, questa tendenza parta dal calcio minore, confessando discussioni con allenatori di campionati dilettanti, che “parlano come libri stampati, per slogan”. Per l’ex allenatore di Milan e Juve è fondamentale capire le singole doti dei giocatori applicate alle singole situazioni, senza dover ricorrere a schemi fini a se stessi.

Su ciò che manca al calcio italiano in questo momento, Allegri si è soffermato sulla presunta mancanza di dirigenti di alto livello (citando come esempi Galliani e Marotta). A proposito di questo, per il toscano il ruolo di dirigente è ultimamente sottovalutato (“Si prendono manager bravissimi che non lo conoscono, o gente di calcio che non è un vero manager“), è la soluzione potrebbe essere una scuola per formarli, con gente come Lippi e Capello come insegnanti (“Basta con gli amici degli amici. Se non avremo buoni dirigenti non avremo nemmeno buoni allenatori. Infatti non sappiamo più a chi dare le grandi squadre. Dobbiamo chiedere ai migliori di darci una mano. Aver fiducia nella qualità più che sulla buona volontà“)

Altre considerazioni su Roberto Mancini, che ora “parla di calcio con tutti e gioca semplice“, e non fa il filosofo, e Marco Giampaolo, a cui aveva consigliato in estate di non inventarsi nulla di stravagante, ma di adattarsi alle caratteristiche dei giocatori.

Poi la chiosa finale, con la conferma sul suo futuro “Torno la prossima stagione, non prima”.


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