Maurizio Sarri, la rosa, il dito e la luna

di Michael Crisci |

Maurizio Sarri è un eccellente allenatore, minuzioso e gran lavoratore, uno di quelli che sta a capo chino tutto il santo giorno per capire in che modo innestare nella mente dei propri calciatori la sua filosofia di gioco. Giusto partire da questo dato di fatto prima di asserire che, lo stesso Maurizio Sarri, molto probabilmente non è adatto a certi contesti ad alto livello, per via di problemi gestionali, di una sua freddezza, di una incapacità di tessere legami importanti col gruppo squadra. Sarri, a dispetto di alcune sue uscite, in realtà è un personaggio molto introverso. E questo ha pesato molto su quello che è accaduto fino a che la pandemia ha costretto a fermare tutto.

Sarri è probabilmente diventato il capro espiatorio per giustificare evidenti errori in fase di costruzione della rosa. Si, perchè al netto degli arrivi di Ronaldo e de Ligt, che probabilmente hanno permesso al resto della squadra di vivere di luce riflessa, la rosa della Juventus attuale è stata, un po’ inopinatamente, sopravvalutata, specialmente se l’intento era, ed è ancora, quello di fare più strada possibile in Europa. Gli attuali rumours di mercato ci dicono di una Juve pronta a una rivoluzione, quella mancata nell’ultima sessione, e che ora, dopo la pandemia, dovrà per forza di cose essere accelerata.

Analizzando reparto per reparto la rosa attuale, si scoprono falle e equivoci che attestano quanto sia stato difficile per Sarri trovare un modo per far rendere al meglio la squadra.

Uno dei problemi più sottovalutati risiede nel comparto degli esterni bassi: Cuadrado, forse il più performante del quartetto, in realtà è un adattato e, almeno prima dello stop, era stato formalmente riportato nel reparto offensivo. Alex Sandro è un calciatore di indubbia qualità, ma probabilmente poco affine all’idea di calcio veloce di Sarri. Il vero tallone d’Achille risiede nelle riserve, ovvero Danilo e De Sciglio, giocatori abbastanza mediocri, con pochi picchi, e una forte inaffidabilità fisica.

Sono noti anche i problemi in mezzo al campo, oramai anche inutili da elencare, tra un Pjanic finito sul mercato dopo 5 mesi tremendi, forse anche spia di un ciclo in bianconero oramai terminato, e altri elementi che, per un motivo o per un altro, offrono pochissime garanzie, fisiche e tecniche, come Rabiot, troppo lento e poco indicato per fare pressing alto, Khedira, giocatore che potrebbe fare al caso di Sarri qualora non fosse a fine corsa da almeno un paio d’anni, e Matuidi, ligio per quanto riguarda i movimenti senza palla, ma assolutamente inadeguato in fase di palleggio. Senza contare le difficoltà di ambientamento di Ramsey. Unica nota lieta, la crescita esponenziale di Rodrigo Bentancur.

Occorre oltremodo osservare che anche in attacco la situazione sia meno rosea di quanto si creda; Ronaldo si è risvegliato alla grande dai primi di dicembre del 2019 (curiosamente in concomitanza con l’assegnazione del pallone d’oro a Messi), Dybala sta vivendo una grande stagione, di fiducia (e quando è in fiducia, rende da top mondo, Allegri dixit), mentre Higuain, che all’inizio della stagione si era messo a disposizione, dimostrando una forma mentis mai esibita in passato, accettando panchine e spezzoni di partita, ha cominciato, da gennaio e febbraio, a brontolare durante le sostituzioni e a mostrare segni di insofferenza, fino a far capire, durante lo stop, che la sua intenzione, a dispetto delle resistenze della scorsa estate, sia quella di cambiare aria.

Non sono meno problematiche le situazioni di Bernardeschi, che dopo 3 anni non è riuscito a trovare una sua dimensione all’interno della squadra, e Douglas Costa, vero pallino di Sarri e pilastro della Juve che il tecnico aveva in mente, ma oramai continuamente bersagliato da infortuni che ne minano irrimediabilmente la continuità (forse occorreva rimpolpare maggiormente il settore delle ali, per non costringere Sarri a cambiare modulo in corsa).

L’unico reparto che sembra dare certezze per il presente, ma soprattutto per il futuro, è il reparto dei centrali difensivi, con de Ligt e Demiral in rampa di lancio vicino ai veterani Chiellini e Bonucci.

Si intuisce  che il mancato dialogo tra un allenatore dogmatico, anche eccessivamente, come Sarri e la dirigenza, nella fattispecie Paratici, abbia prodotto le attuali criticità (Emre Can ne è un altro fulgido esempio), e si evidenzia come addossare tutte le responsabilità sulla schiena di Maurizio Sarri sia un esercizio di stile, nonostante il suo atteggiamento poco costruttivo abbia contribuito a dilatare le problematiche della squadra. Come indicare la luna e guardare il dito.

La Juve ci ha lasciato con una prestazione importante contro l’Inter, l’8 marzo, dopo un inizio di 2020 molto problematico. Se ancora non si sa se e quando riprenderà la serie A, sulla Champions si hanno più certezze. Pur in una situazione anomala, capiremo quante di queste problematiche saranno stare risolte e quante si saranno invece rivelate insormontabili. Chi vivrà, vedrà.


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