Maurizio Sarri e il compromesso risultatista

di Michael Crisci |

Maurizio Sarri parte lento. Lo ha ammesso lui, lo dice la sua storia, il suo credo metodico ha bisogno di ore e ore di lavoro per essere tradotto alla perfezione sul campo. Si parla di un lavoro pesante, sulla testa della squadra, una nuova filosofia, che ha bisogno di un terreno adeguatamente fertilizzato per poter attecchire. Ci vuole pazienza. E’ questo il mantra di queste settimane, forse banale, ma assolutamente veritiero.

Ma Sarri non ha mai lavorato per un club che non può permettersi pause. La Juve è un top club, e comunque parte ogni anno per primeggiare sin da subito. Lo sapeva anche Allegri, che una volta insediatosi sulla panchina bianconera, decise di non entrare in maniera brusca nei meccanismi della squadra, e di procedere nella maniera più morbida possibile nel rivoluzionare l’impianto tattico secondo i suoi dettami.

Decise dunque di partire col collaudatissimo 3-5-2 contiano, in modo da non disperdere il vantaggio competitivo accumulato nei 3 anni precedenti; e i risultati furono più che soddisfacenti, con la Juve che mantenne il passo degli anni precedenti in campionato, balbettando solo in Champions, che svoltò quando Allegri, nella gara da dentro o fuori contro l’Olympiacos, decise di passare alla difesa a 4, cominciando a plasmare la sua Juve (il resto è storia).

Sarri però, storicamente, non è mai stato molto incline al compromesso; ed è una cosa che ha fatto notare lui stesso nella conferenza stampa di presentazione, quando ha specificato che la cosa che invidiasse di più ad Allegri fosse la capacità di portare a casa il risultato “sporco”, immeritato. E questo perchè una delle peculiarità dello stesso Sarri è quello di perseguire il risultato quasi sempre solo mediante la prestazione (paradossalmente, nell’anno in cui il Napoli ha cominciato a vincere le gare “sporche”, è stato in corsa per il titolo fino alla fine).

E ora? il precampionato ha messo in luce tutte le difficoltà della transizione da un certo tipo di gioco a un altro (ad esempio, non deve colpire la vulnerabilità di una difesa abituata a tutt’altro modo di concepire la fase difensiva; solo a Trieste la Juve ha mantenuto la porta inviolata); dalla gara di Parma comincia una stagione che dovrebbe segnare la storia della Juventus, con l’apertura a un cambio filosofico che denota coraggio, e forse anche un po’ di spregiudicatezza. Cosa fare nei primi mesi? Sarri ha le qualità, la pazienza, il metodo per poter giungere a un compromesso iniziale, che possa coniugare risultati e crescita tecnico-tattica?.

La risposta, che darà soltanto il campo, sarà la più interessante, e forse la più cruciale, di tutta la stagione.


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