Maurizio ama la qualità

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Francesco Cionfoli

Ciak si gira. Che le riprese della nuova serie tv inizino, e noi già aspettiamo di assistere alle sue tante puntate, sperando sia una serie bellissima,avvincente e molto lunga. Il regista e attore dello stesso film, Maurizio Sarri like Quentin Tarantino, si è presentato ai riflettori con lucidità, fermezza e quel pizzico di ironia toscana che auspichiamo rimanga tale.
Ma da tanta carne messa al fuoco, più partenopea che torinese, restano i suoi pezzi più pregiati, quelli che stimolano una certa acquolina in bocca.
Maurizio ha un palato fine, lui predilige la qualità. Bene così, perché di qualità in casa ne abbiamo tanta e tocca saperla sfruttare e fruttare, rima inclusiva a parte.
Partire dal talento, dai potenziali Top Player inespressi appunto,dal pianista che deve toccare 150 note di pianoforte a esibizione, e “last but not least”, dal superuomo dei tanti record che il nostro nuovo tecnico vuole proliferare.
Dybala-Douglas Costa: la tecnica, il talento al potere. Vuole guardarli in faccia, capire come sono, cosa pensano e sentirsi dire ciò che possono dare; e in quegli sprazzi d’arte espressi assai di rado, noi bianconeri ci abbiamo visto comunque tanto. “Negli ultimi 30 metri contano i principi di gioco non gli schemi”, in fase di finalizzazione serve essere diversi, determinanti e determinati, e un po’ geni folli. L’estro di Dybala e la velocità fulminea di Costa per innescare l’arma letale: Cristiano Ronaldo. Il resto, Pjanic a parte, è sembrato essere un contorno non citato ma indispensabile, perché alla fine si va in campo in 11. Cosa resterà di questi nomi eccellenti il 2 settembre?A quanto pare tutti ma probabilmente un sacrificio si farà, “perché la società conosce i giocatori meglio di me che sono arrivato ora”.
Paulo o Douglas, Costa o Dybala? Da ciò che si è evinto lo scorso anno, il gioco sugli esterni esclude il “des” argentino. Spesso però non è questione di moduli ma di adattamento del modulo alle caratteristiche dei giocatori. E così tutti ci chiediamo a cosa starà pensando l’uomo saggio nato a Napoli (parola troppo usata e ripetuta in conferenza).
Cosa pensano i due in questione lo hanno già detto e fatto capire oltreoceano: rimettersi in gioco perché ora tutto è nuovo.
Viene così logicamente da pensare a cosa stia pensando un altro argentino, Mauro Icardi. Lui, il corteggiato nell’ombra e che ormai vive all’oscuro, più nel nero che azzurro della pinetina. Certo sarebbe un piacere estremo averli tutti a disposizione, ma di carne al fuoco ce n’è tanta, appunto.
Infine ci chiediamo allora cosa pensi Fabio Paratici. Magari ha già scelto o magari starà sfogliando la sua margherita.
Indubbiamente qualcosa manca in difesa e a centrocampo ma l’attacco; l’attacco è la fase decisiva, la qualità, il talento per “vincere e convincere”.
E il comandante forse ha già scelto l’arma per andare in guerra.


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