Maurizio Arrivabene, il nuovo Ceo d’acciaio tifoso di Madama

di Silvia Sanmory |

Il fare è il miglior modo d’imparare“.
(Giacomo Leopardi)

Maurizio di cognome fa Arrivabene,  sembra un augurio. Un incitamento. O una premonizione, considerato che mattone dopo mattone l’uomo che si è costruito da solo a certi traguardi è arrivato bene si.

Manager noto, legato da lungo tempo alla famiglia Agnelli, senza una specifica competenza nel settore del calcio, Arrivabene è il nuovo Ceo della Juventus.

Self made man

Maurizio, nato Brescia nel 1957, cresce, come una volta ha raccontato, tra la nebbia della Pianura Padana e il tondino delle fabbriche di materiale edile.  Il papà fa l’operaio, la mamma la casalinga. Maurizio non ha mai nascosto le proprie origini, anzi, più volte ne ha parlato come di una fortuna, di uno stimolo, di un pregio, di un valore aggiunto. Iscritto all’Università di Architettura di Venezia, in realtà Maurizio non ha mai terminato gli studi preferendo dedicarsi a tempo pieno all’impegno  lavorativo; dopo un ventennio passato nel settore  della commercializzazione in Italia e all’estero,  bagaglio di competenze acquisite sul campo, Arrivabene incontra sul suo cammino il tabacco.

Le sigarette & Iron Mauri

È il 1997. Maurizio entra a fare parte della Philip Morris Europa come Manager della Comunicazione e del Marketing. Nel giro di poco tempo Arrivabene scala diverse posizioni nella gerarchia aziendale della multinazionale di sigarette, sino a diventarne Direttore e Vice Presidente. Qui si guadagna il soprannome di Iron Mauri per il suo essere instancabilmente e caparbiamente votato al lavoro.

L’incontro con Andrea Agnelli

Nella sede svizzera della multinazionale, sotto la sua supervisione fanno la gavetta alcuni futuri manager di successo. Tra questi Andrea Agnelli. È lo stesso Arrivabene a chiamarlo in azienda come Responsabile dell’attività in pista della Philip Morris. Un’esperienza lavorativa che cementa un’amicizia tra i due tanto che Andrea , dopo la nomina di Presidente della Juventus, fa entrare Maurizio nel CdA della stessa.

Il cavallino rampate

Nel 2014 Arrivabene  viene nominato direttore della sezione sportiva della Ferrari, che come si sa fa riferimento alla famiglia Agnelli – Elkann. Una gestione positiva ma senza risultati particolarmente eclatanti (con lui a capo della Scuderia arrivano tre secondi e un terzo posto nel Mondiale Costruttori e due secondi posti nel Mondiale Piloti con Vettel), una delle ragioni (l’altra si mormora legata all’aut aut del suo successore Mattia Binotto) che ha portato a sollevarlo dall’incarico nel 2019.

Le sue frasi cult

Le due più emblematiche le ha pronunciate quando era nel Team Ferrari; quattro anni nei quali Arrivabene, almeno agli inizi, padroneggiava la scena per disinvoltura e loquacità: “No money, no honey” disse a proposito dei rapporti con i team clienti, un’uscita senza peli sulla lingua che scandalizzò soprattutto la stampa anglosassone; la seconda: “Testa bassa e lavorare” Arrivabene la dice  verso la fine della sua avventura con la Rossa, in un periodo nel quale  Marchionne inizia  a tenerlo un pò nell’ombra gestendo in prima persona sempre più incarichi.

La passione per lo sport

Lo sport è da sempre una sua grande passione. Negli anni ha praticato football americano (arrivando anche a fondare una squadra che giocava su un lago ghiacciato…), tennis, atletica leggera con buoni risultati nei 400 metri e nel lungo. Soprattutto sci e ne fa anche un’occupazione: comincia infatti a lavorare come organizzatore di eventi a Madonna di Campiglio. Nel 1987 è stato copilota alla Parigi – Dakar alla guida di una Mercedes Classe G, arrivando sesto.

Quella maglia juventina…

Settembre 2019. Tra gli spalti ad assistere alla partita Brescia – Juve, Arrivabene viene intervistato sulla sua fede calcistica: “Sono bresciano ed ho il cuore diviso a metà. Da ragazzino ho giocato nei campetti polverosi vicino a Mompiano, a San Bartolomeo. Devo dire che lo facevo però con la maglia della Juventus addosso“.

Forse un segno del destino.


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