Matuidi, Witsel e Matic: trova le differenze (di campo)

di Luca Momblano |

Questo non è un contributo valido in assoluto. È un breve e soggettivo compendio che passa attraverso il differente impatto dei tre profili più gettonati dalla stampa. In questa soggettiva si può azzardare che qualcosa sia anche qualcosa di non molto diverso da ciò che potrebbe passare per la testa di Max Allegri in queste ore. Di campo si parla, non di mercato. Le notti, anche una soltanto, possono invertire un’intera parabola. È il bello del calcio, soprattutto quello di agosto. Agosto proprio…

BLAISE MATUIDI – Senza dubbio il più dinamico, il più pungente, il più tuttocampista dei tre. Anche il più caro, il meno accessibile, il più ambito. Detto che il Psg resta una creatura strana, si tratta di uno dei tanti mancini del centrocampo francese. Quello, diciamolo senza tanti giri di parole, a cui nessun allenatore mai rinuncerebbe. Matuidi non sparisce dalle partite, ma sul campo vibra prevalentemente nel ruolo di mezzo sinistro con senso spiccato e grande mentalità in entrambe le fasi.

Lui è un mezzo sinistro vero, quello che vorrebbe essere Kondogbia, quello che Pogba non sarà mai perché possiede troppa arte.

Con lui Allegri dovrebbe pensare necessariamente Pjanic sulla dorsale centrale (che sarebbe un bel pensare, formalmente parlando) andando poi sulla continuità con un sostituto del tutto naturale coma Asamoah. Si costruirebbe qualcosa di solido e chiaro, un centrocampo di specialisti in caso di rombo con il solito Marchisio equilibratore. Matuidi è forte, ha gamba ma non lo è. Proprio perché sarebbe assurdo togliergli quella gamba…

AXEL WITSEL – Inutile qui descrivere la differenza di passo e di impeto rispetto al francese (sarebbe un po’ come paragonargli Rabiot: c’entrano niente e infatti a Parigi li trattano come salame e mortadella). Il belga era un centrocampista centrale totale, o per lo meno prometteva di esserlo. Nasceva da stella all’insegna di classe e gol, buon fraseggio e innata capacità di incunearsi morbidamente palla al piede.

Dalla sua ha i tempi di scarico e la pulizia di calcio. Gli manca il coraggio della mezz’ala per come là si descrive nella teoria del centrocampo a tre.

Tatticamente però Witsel sa il fatto suo e questo lo rende adattabile. Il fisico e la falcata lo hanno reso pensabile come dopo-PP, anche perché Paratici è uno che non dimentica gli inizi. Sarebbe d’uopo però vederlo bianconero davanti alla difesa. Se sei a tre, in attesa di Marchisio, Pjanic palleggerebbe alla sua sinistra. Non si scappa. Witsel ha enorme senso del gioco, ma in Russia gli è sempre stato chiesto qualcosa di troppo scolastico (come è in fondo il calcio russo). Lo stesso Spalletti lo ha configurato da faro. Pochi lanci, costruzione sul corto. Non l’ideale per sopportare una squadra che si possa anche sbilanciare. Forse è questo che non convince Allegri. Anche perché i gol sono progressivamente spariti. Il bello è però bello oggettivo. Due piedi, portamento, nuova ricerca (smarrita) dei propri limiti.

NEMANJA MATIC – Lineare, muscolare, sostanzioso. Il serbo ha dalla sua il concetto di utilità. Equilibrio, centimetri, posizione, occupazione di campo. Pochi rischi. Anche per la Juve forse.

Certamente calciatore più allegriano che contiano sulla carta, non detta i tempi ma li impone di forza.

Falloso. Presente. Vertice basso. Tutto scritto. Con lui in organico si potrebbe anche un domani ripensare Marchisio (ma allora, appunto, si è dato credito al rombo partendo dal presupposto che Khedira dimostri di avere ancora tanto da dare settimana dopo settimana). Con lui davanti alla difesa davanti si può anche esagerare. In più, dicono, potrebbe anche giocare da “ultimo”. Problema che oggi quasi non si pone più, noi idealmente orfani del famoso vice-Bonucci. Come si cambia in fretta…

POSTFAZIONEHerrera è un Matuidi parimenti strano a vedersi. Con 360 gradi di campo a favore invece che 180. Nessuno sarà mai nel breve Arturo Vidal. Ah, perché, ci servirebbe Vidal???