Mattia De Sciglio, vecchio stampo fa buon brodo

di Vittorio Aversano |

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Mattia De Sciglio ha un’eredità importante ed un’attualità controversa.

Acquistato in modo pianificato, e non residuale, per sostituire nientemeno che Dani Alves, Mattia è ritenuto uno dei prediletti di Allegri (“uno dei migliori terzini italiani” e, ai tempi del Milan, “l’unico fenomeno della squadra”), nonché una della sue più fortunate scommesse. Al Milan, da mancata promessa, era diventato un malinconico panchinaro; con il passaggio alla Juventus e le “terapie”, soprattutto psicologiche, del suo mentore, pare aver ripreso fiducia, aiutato in questo da uno spogliatoio unico per autorevolezza e forza.

Tuttavia, ciò non è servito ad assicurargli un posto da titolare, nonostante questo sembrasse il suo iniziale destino: finora, su 1.287 minuti giocati, ha alternato otto panchine in Serie A (877 minuti giocati) a presenze stabili nella fase a gironi della UCL (286 minuti giocati, complice la provvisoria esclusione di Lichtsteiner dai convocati, ed una panchina), con una sola presenza in Tim Cup (90 minuti). In mezzo, un gran gol nella sfida casalinga contro il Crotone e prestazioni nel complesso dignitose, soprattutto nella fase difensiva (chiusure) e nella precisione dei cross. Vanno menzionati il suo mancato intervento (pur se prematuro) in finale di Supercoppa Italiana contro la Lazio sulla discesa di Lukaku, da cui si è originata la nostra sconfitta nel primo trofeo stagionale, e la convocazione assicurata in Nazionale (pur se preferisco tacere al riguardo per ovvie ragioni). Da allora, De Sciglio ha ripreso il suo percorso di crescita, correndo sulla fascia destra dei bianconeri e producendo , al di là di qualche stop per fastidi muscolari, un rendimento, tutto sommato, confortevole.

Perché allora, nonostante i favori nelle gerarchie di Allegri, un discreto bagaglio tecnico, soprattutto nei fondamentali, la sua duttilità su entrambe le fasce, un buon tiro e prestazioni di rendimento costante, non riesce ancora pienamente a convincere?

Posto che nessuno pensava di acquistare un fenomeno (soprattutto dopo lo straordinario Alves di fine stagione scorsa), ma certamente di approfittare di un’opportunità pro futuro nell’ottica di un eccellente rapporto qualità-prezzo, il limite che sembra palesare Mattia (ma non è l’unico, se penso anche a Rugani) è essenzialmente legato al carattere. Ne ha dato prova, ad esempio, nel dopogara degli ottavi di UCL contro il Tottenham quando, intervistato sui problemi della squadra in quell’occasione, dichiarò la “paura” o la “mancanza di forza” nello scoprirsi e ripartire per evitare di prendere infilate dagli inglesi. E, a ben vedere, Mattia appare spesso troppo timido nel tentare il dribbling, affrontare l’uno contro uno e arrivare sul fondo per effettuare il cross, preferendo piuttosto evitare di sbagliare, con un rassicurante retropassaggio o appoggio laterale.

Il carattere è stato, invece, il tratto distintivo di Lichsteiner (autore, anche quest’anno, di ottime prestazioni) e, a suo modo, indiscutibilmente di Alves; ma annoveriamo diversi esempi celebri nella nostra storia, da Gentile a Torricelli, passando persino per Birindelli, di titolari o gregari che, pur talvolta in sordina, con intensa grinta e determinazione, hanno supplito ad eventuali carenze tecniche. Se prendiamo, invece, altre squadre italiane, non possiamo che riconoscere la netta crescita di giocatori in principio modesti, come Hysaj o Mario Rui, evidentemente attraverso allenamenti specifici.

Nel caso di De Sciglio, parliamo dell’interprete di un ruolo in cui è attualmente difficile trovare sostituti di grande qualità – a meno, appunto, di veri e propri investimenti – ma che, comunque, è costato 12 milioni. L’attualità lascerebbe intendere che non si possa pretendere molto di più, ma è lecito confidare in spiragli di miglioramento, data anche la giovane età (quasi 26). Mattia potrebbe, per certi versi, incarnare il profilo del giocatore da “Juve vecchio stampo”, magari un po’ più defilato, ma affidabile, che ha le stesse possibilità episodiche di giocare una partita oscena, così come di vivere l’exploit di una grandissima serata (es. Birindelli al Riazor nel 2002).

Spetterà ad Allegri, specie dopo averlo presentato come “un giocatore importante“, che “ha perso qualche anno per strada” e che “deve ritrovarsi, perché può e deve fare ancora meglio, provvedere a rinforzare il “suo” Mattia, nella convinzione di poter e dover osare di più, magari consentendogli di affrontare anche la corsia in attacco con la sicurezza mostrata in fase di contenimento e responsabilizzandolo circa la solidità che un membro della Juventus deve possedere.

Insomma, per vincere la scommessa, non sarebbe male riuscire a fare di De Sciglio, per quantità e determinazione, una specie (superiore) di Birindelli.