Che allenatore è Massimo Carrera

di Alex Campanelli |

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A che punto eravate rimasti con Massimo Carrera? Per i tifosi meno interessati al mondo non bianconero, l’ex difensore è tuttora colui che traghettò la seconda Juve di Conte nelle prime 10 gare della stagione 2012/13, col lusinghiero ruolino di marcia di 7 vittorie e 3 pareggi e il fiore all’occhiello rappresentato dalla vittoria in Supercoppa Italiana contro il Napoli. Chi invece è più abituato a tener d’occhio il calcio internazionale, saprà che nel frattempo il buon Massimo è diventato un allenatore vero: vice dell’ex Roma Alenichev allo Spartak Mosca, Carrera è diventato prima l’allenatore ad interim e poi il manager a tutti gli effetti del club moscovita, in seguito all’esonero del russo.
La domanda che vogliamo porci è la seguente: che allenatore è diventato Massimo Carrera? In che modo si è affrancato dalla scomoda etichetta di alter ego di Conte, divenendo uno dei tecnici più amati della storia recente della squadra con più tifosi in tutta la Russia?

La storia di Carrera sulla panchina dello Spartak inizia in sordina: l’ex bianconero avrebbe dovuto solamente fungere da soluzione tampone in attesa dell’arrivo a Mosca di Kurban Berdyev, allenatore turkmeno notissimo nell’est Europa per i miracoli compiuti sulle panchine di Rubin Kazan e soprattutto Rostov. L’accordo non arriva, le alternative latitano, così la dirigenza decide di rinnovare la fiducia nel tecnico italiano, che nel giro di una decina di giorni passa da vice a primo allenatore del club biancorosso.

Silenziosamente, Massimo inizia a smontare e rimontare pazientemente una squadra demoralizzata dall’umiliante uscita nei preliminari di Europa League contro l’AEK Larnaca, in seguito a un’umiliante sconfitta in casa. Curioso constatare come il processo tecnico sia opposto rispetto a quello operato da Conte alla Juve: Carrera trova la squadra modellata su un 3-5-2 inadatto per esaltarne i tanti talenti offensivi, e la ristruttura sulla base di un 4-2-3-1 capace di mutare in 4-3-3 a gara in corso, come ben illustrato in questo pezzo de l’Ultimo Uomo. Il punto di forza della squadra di Carrera è senz’altro la batteria di trequartisti, talentuosa ma anche votata al sacrificio e alla pressione alta, capace anche di schiacciarsi in un 4-4-1-1 in caso di difficoltà; Quincy Promes da seconda punta del 3-5-2 torna a giostrare da esterno, risultando l’MVP della stagione 2016/17 in Russia, sull’altro versante il duttile Zobnin regala equilibrio mentre al centro sia il bulgaro Popov che il georgiano Ananidze svolgono il doppio ruolo di rifinitori e incursori. Davanti a essi il capoverdiano giostra Zé Luis, anch’egli bravo a mettere al servizio della squadra i suoi polmoni e soprattutto un mancino da rifinitore più che da prima punta. Tale diamante offensivo viene schermato dalla solida coppia formata da Fernando, brasiliano tuttofare già visto nella Samp, e dal russo Glushakov, che grazie a Carrera ha ritrovato posto in nazionale. Confermati sulle fasce Eschenko e Kombarov, tra le migliori coppie di terzini della Prem’er Liga russa, al centro l’amatissimo (ma non immune da amnesie) Bocchetti ruota con il gigante Kutepov e l’ex Stoccarda Tasci, con l’esperto Rebrov guardia affidabile tra i pali. Tale scacchiere, cesellato con pazienza e lavoro anche grazie all’uscita prematura dalle coppe europee, subirà poche variazioni nell’arco della stagione.

In questo gol allo Zenit c’è molto dello Spartak di Carrera: recupero palla sulla trequarti avversaria, rifinitura di altissima qualità e destro implacabile di Promes.

Carrera parte forte inanellando 5 vittorie consecutive, tra cui il 2-0 nello scontro diretto col Krasnodar e la vittoria di misura nel derby cittadino con la Lokomotiv. L’inatteso KO interno contro l’Ufa e il crollo con poker di reti subite a San Pietroburgo rappresentano sicuramente il momento più complicato della sua gestione, con la leadership da poco acquisita che passa proprio nelle mani dello Zenit. Lo Spartak si rialza subito e inanella un filotto di 6 vittorie, interrotto bruscamente dalla caduta per 4-0 a Samara, del tutto simile al precedente. In questi risultati, lo Spartak di Carrera assomiglia molto alla prima Juve di Lippi: a fine stagione i moscoviti saranno di gran lunga la squadra con meno pareggi, appena 3, a fronte di 5 sconfitte e ben 22 vittorie che garantiranno ai biancorossi il titolo nazionale a 13 anni dall’ultima affermazione. Chi si aspettava un Carrera difensivista resterà piacevolmente sorpreso: gli spartachi sono la seconda squadra con più tiri in porta (14,8 a partita), a una distanza minima dal CSKA, nettamente primi per dribbling effettuati e riusciti, e basano il proprio gioco sugli scambi corti tra gli uomini offensivi più che sui lanci lunghi, non essendo in possesso né di un regista difensivo né tantomeno di un attaccante molto fisico. Trionfante in tutti gli scontri diretti del girone di ritorno, dalla rivincita con lo Zenit alla trasferta-derby col CSKA, decisa anche dall’acquisto invernale Luiz Adriano, Lo Spartak chiuderà la stagione in testa a +7 proprio sui cugini, col terzo miglior attacco e la sesta miglior difesa.

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In estate la dirigenza moscovita ha puntato forte su Pedro Rocha, 12 milioni per l’ala del Gremio, sull’ex Milan e Chelsea Pasalic (arrivato in prestito) e sul trequartista Sofiane Hanni, franco-algerino prelevato dall’Anderlecht, mentre a gennaio è arrivato a titolo temporaneo Maksimovic. L’unico ad aver lasciato un segno vero e proprio tra le fila dei russi è stato Hanni, tanto da portare alla recente cessione di Popov, protagonista l’anno precedente, mentre né Pasalic né tantomeno Rocha hanno saputo ritagliarsi un ruolo di rilievo.

Stando ai freddi numeri, il rendimento dello Spartak è addirittura migliorato: nonostante gli impegni europei, i capitolini sono al momento i migliori di Russia per tiri totali e tiri nello specchio, secondi nei dribbling effettuati e negli intercetti e penultimi per tiri subiti a partita. Se anche la proiezione di reti segnate e subite per fine campionato è simile a quella dell’anno scorso, cos’è che ha portato la squadra di Carrera a 5 punti dalla capolista Lokomotiv, per giunta con una partita in più? La differenza sta nei dettagli. Lo Spartak ha già pareggiato più del doppio delle partite dell’anno iridato, ben 8, tra le quali spiccano quattro 0-0 (risultato mai ottenuto lo scorso anno); le squadre di bassa e media classifica non vedono più gli spartachi come un’outsider e non hanno problemi ad asserragliarsi in difesa, mentre dal canto loro i campioni di Russia hanno palesato qualche problema nell’affrontare compagini che si difendono in 11. In questo contesto, l’assenza dello sventradifese per eccellenza Zé Luis si è rivelata cruciale; il capoverdiano, in campo solo a singhiozzo per vari problemi fisici, garantiva quel quid di imprevedibilità che un finalizzatore puro come Luiz Adriano non possiede. L’altra falla nello scacchiere di Carrera non è di tipo tattico, ma caratteriale: forse un po’ appagati dal titolo vinto, i biancorossi hanno subito diverse rimonte e soprattutto hanno perso in maniera disturbante i primi scontri diretti: un pesantissimo 5-1 contro lo Zenit e due sconfitte di misura con Cska e Lokomotiv, entrambe arrivate con lo Spartak passato per primo in vantaggio. Dopo un inizio di stagione travagliato, complici i gironi di Champions League, deleteri per una squadra con una rosa tutt’altro che ampia, i moscoviti hanno iniziato a risalire la classifica e a 7 giornate dalla fine si ritrovano al secondo posto, a -5 dalla Lokomotiv capolista e +3 dal Cska, entrambe con una gara da recuperare. Tra le chiavi della rinascita dello Spartak c’è il rientro di Kutepov in difesa: l’altissimo centrale era finito ai margini al termine della scorsa stagione e anche all’inizio del campionato corrente è rimasto spesso a guardare i compagni, ora complice l’infortunio di Tasci il classe ’93 è tornato titolare, e con lui a comandare la retroguardia lo Spartak ha subito 2 gol nelle ultime 6 gare, da Zenit e Rubin Kazan.

2 dei 4 gol subiti dallo Spartak nel rocambolesco 3-4 casalingo contro la Lokomotiv provengono da una pressione blanda nella zona centrale, che lascia la retroguardia esposta a cross letti male da portiere e centrali.

Il cammino europeo di Carrera merita un paragrafo a parte: il tecnico ha peccato forse di braccino corto nella prima gara internazionale della sua carriera in panchina, schierando un prudente 3-5-2 a Maribor dal quale è scaturito un 1-1, passando addirittura a un 5-4-1 contro il Liverpool il quale ha regalato lo stesso risultato, stavolta decisamente insperato e ben accolto. La gara-manifesto dello Spartak in Europa è sicuramente il 5-1 rifilato al Siviglia di Berizzo, classica partita nella quale ai russi è riuscito tutto e forse qualcosa di più, ma la sconfitta nella gara di ritorno e il secondo 1-1 col Maribor, uniti al crollo casalingo per 0-7 contro il Liverpool, hanno condannato uno Spartak forse troppo inesperto all’Europa League. Carrera è stato subito estromesso anche dalla seconda competizione europea, giocandosi di fatto la qualificazione con l’1-3 casalingo subito per mano dell’Athletic; a nulla è valsa la vittoria d’orgoglio per 2-1 nella partita di ritorno, in una doppia sfida complessivamente equilibrata nella quale hanno prevalso l’opportunismo e la maggior esperienza europea dei bilbaini.

Il grande calcio deve ancora comprendere a fondo Quincy Promes (e viceversa), ma intanto l’olandese ci regala gol come questo.

Con una stagione e tre quarti alle spalle, abbiamo un’idea già ben definita di Massimo Carrera come allenatore: un tecnico emergente che non ama chiudersi in difesa e ripartire, un amante dei giocatori offensivi che non danno punti di riferimento e amano scambiarsi la palla così come ricercare l’1 contro 1, con posizioni prestabilite sistematicamente ribaltate (il solo Promes ha giocato in almeno 5 ruoli sotto la gestione Carrera), ma anche un allenatore che richiede uno sforzo supplementare in non possesso anche ai suddetti talenti, conscio che la fase difensiva parte dalla trequarti avversaria e non dalla propria, caratteristica che permette allo Spartak di tenere una bassa media di tiri subiti a partita nonostante schieri dei difensori non eccelsi. Lo aspettiamo al varco della terza stagione, con ogni probabilità ancora caratterizzata dal doppio impegno, auspicandone una crescita in campo internazionale che speriamo fisiologica per un tecnico poco più che neofita.