Martìn Caceres possibile metafora della nostre vite

di Gianluca Garro |

Il calcio è bello perché non è prevedibile. A grandi linee sì, ma mai del tutto e, soprattutto, quando meno te lo aspetti. Nel novembre 2018, Martìn Caceres, detto El Pelado, difensore uruguagio (caratteristica più importante), arcigno e dinamico e qualche volta persino goleador, era per la maggior parte di noi un ex di ottimo valore. Uno che nella storia di questi incredibili anni bianconeri aveva fatto la sua parte, fregiandosi di scudetti e trofei vari. Uno che alla gente bianconera stava simpatico. Ma ormai appunto era una vecchia gloria, perso nella bruma di Formello, un piccolo borgo alle porte di Roma. Perché i più informati sapevano che ”giocava” nella Lazio di Simone Inzaghi ma pochi l’avevano visto veramente all’opera perso nelle beghe con Lotito.

Oggi Martìn Caceres, per uno scherzo del destino, può ritrovarsi titolare nella mitologica difesa a tre rispolveranda di Max Allegri, nella partita più importante della stagione di una tra le più importanti squadre europee in un ottavo di finale che sarà seguita da mezza Europa.

E ora Caceres è un nome che se vai sui social network trovi subito, perché è al centro di tanti tweet, post di tifosi, opnionisti, finti tifosi e finti opinionisti, incredibile.

Caceres è una metafora della vita. Caceres è la prova che nella vita “non si sa mai” e quindi è forse sempre bene farsi trovare pronti anche se sei finito per vicissitudini varie nella bruma di Formello. E non importa più che le ultime fasi della sua seconda permanenza (questa è la terza, la prima addirittura nell’epoca pre-Conte, un record assoluto con i nostri colori) furono costellate di incidenti stradali notturni nel centro di Torino o di feste e baldorie assortite. Più infortuni sparpagliati qua e là. Non conta più.

Contro l’Udinese Caceres ha dimostrato che è dotato di talento, e in più è uruguagio appunto, e attenzione, quando l’ora si fa decisiva e tremenda gli uruguagi ci sono sempre. Perché Martìn ne ha fatte tante di avventure, inclusi un paio di Maracanà in Copa America (tra l’altro anche vinta) e in qualche modo, anche arrabattandosi, sa come si fa.

In una partita pre-tutto come quella contro Pussetto e soci, la precisione e l’attenzione sono state massime, a parte una preoccupante sbavatura sul gol del buon Lasagna a partita conclusa. In una difesa a tre può starci il Pelado (che significa, ma questo ormai lo sanno in molti, capellone), perché conosce quei meccanismi, perché può lottare forte nel’arena dei calci d’angolo, che i madrileni imbastiranno nell’area bianconera c’è da scommetterci, perché può anche dare manforte nello stesso tipo di arena che si organizzerà dall’altra parte del campo per segnare.

Martìn Caceres, quindi, giocherà con l’Atletico? Forse. Ma consentiteci di crederlo, Martìn lì ci sarà. Forse sarà una delle sue ultime campagne di guerra con la camiseta bianconera o forse l’ultima degna di questo nome. Ma se ci pensate è una bella storia, la storia di un hombre di poche parole con un mezzo sorriso indio sulle labbra, sempre pronto. Se il capo lo chiama, lui c’è.