Tutte le emozioni di Martin Caceres

di Silvia Sanmory |

View this post on Instagram

Certi amori non finiscono mai ⚪️⚫️

A post shared by Martín Cáceres (@martincaceres_7) on

Certi amori non finiscono mai” (cit.)

Tazza fumante di mate che lo segue come la coperta di Linus, calzettoni indossati come fossero parigine, chignon d’ordinanza come a dire: “Rasatemi di nuovo, se vi riesce”; lui è quello finito nudo su Twitter, colpa di Forlan e del video fatto in spogliatoio dopo la vittoria in Coppa America dell’Uruguay; è quello degli incidenti automobilistici rocamboleschi, kaput il Porsche e trenta punti di sutura nel 2013, distrutta la Ferrari nel settembre 2015, tasso alcolemico troppo alto e la Madama che lo panchina senza troppe moine per la sua sregolatezza.

Martin Caceres è un guerriero (quasi) inarrestabile.

Come non ricordare il contrasto violento durante una partita contro l’Athletic: dente rotto messo in tasca con disinvoltura e via, ha continuato a tallonare l’avversario.

Imperturbabile anche dopo le tante ferite alla testa nel corso dei suoi acrobatici duelli aerei, subito in campo con turbante insanguinato a contenere la situazione.

View this post on Instagram

#finoallafine 💭💬🗯

A post shared by Martín Cáceres (@martincaceres_7) on

Martin Caceres è soprattutto l’uomo degli inizi e dei rientri memorabili.

A partire dal suo esordio in bianconero il 12 settembre del 2009, la stampa specializzata che lo ribattezza come il nuovo Montero (equazione piuttosto comune anche per altri uruguayani arrivati in Serie A…), non smentisce il blasonato paragone e va a rete contro la Lazio, stadio Olimpico beffato.

E uno.

L’8 febbraio del 2012, ritorno di fiamma con la Madama questa volta capitanata da Conte, fa un esordio memorabile: una doppietta al Milan nella semifinale di Coppa Italia.

E due.

Settembre 2014. Caceres rientrato in campo dopo una stagione funestata da problemi fisici inaugura l’era Allegri con un colpo di testa che innesca l’autogol del Chievo; e a gennaio, dopo tre mesi di stop in seguito all’ennesimo infortunio, rientra in campo e fa gol  al Napoli, allo stadio San Paolo, in quella che sarà una vittoria fondamentale in vista dello scudetto.

E tre, anzi quattro, come gli scudetti consecutivi agguantati in quella stagione.

Tirando le somme, la liason con la Madama porta a cinque scudetti di fila, due Coppa Italia e tre Supercoppe italiane, titoli conquistati dal 2012 al 2016; Caceres scende in campo 110 volte e realizza sette reti spesso importanti.

El Pelado è purtroppo anche l’uomo degli infortuni a raffica, un susseguirsi di corsi e ricorsi storici da un’infermeria all’altra in attesa del via libera al ritorno in campo; menisco, tendine d’Achille (che farà saltare accordi con il Trabzonspor, la Fiorentina, il Milan…), fratture al malleolo, distorsioni, pubalgie: nel palmares incerottato di Caceres non manca nulla, compresa una dose massiccia di sfortuna.

Che in qualche modo aggira e combatte, saranno le discendenze Charrùa, sarà il dna dei calciatori uruguayani come quel Hector Castro che pur privo di un braccio vinse il Campionato del Mondo nel 1930, segnando a raffica.

La grinta, l’affidabilità in campo e la versatilità di Caceres nel periodo bianconero (ha sempre detto che la maglia juventina è la maglia del suo cuore) hanno convinto Paratici a farlo ritornare per la terza volta tra le braccia della Signora, come perfetto (si spera) rinforzo a Bonucci e a Chiellini. 

View this post on Instagram

Sono con te frate Fino alla fine 3️⃣💪🏼😉

A post shared by Martín Cáceres (@martincaceres_7) on

Ai tempi della festa scudetto del 2016, proprio Chiellini disse di lui: “Martin ha portato ogni giorno sorrisi, energia e linfa vitale alla squadra, dando anima e corpo”. 

Inutile dire che speriamo continui a farlo.