Marottaphobia (sul mercato italiano)

di Luca Momblano |

Chi ha paura di Beppe Marotta? In Italia, quando dici mercato, un po’ tutti. Il calciomercato estivo 2017 incombe e la Serie A, dopo le esperienza Pjanic e soprattutto Higuain, non è più la stessa. Lo si percepisce lontano un miglio, lo odorano calciatori, procuratori e intermediari, la stessa Juventus ne è consapevole e per non sbagliare l’importante è che non sentirsi padrona.

 

Antenne dritte, questa è l’immagine di Marotta di questo fine aprile. Qualcosa si scatenerà già in maggio, ma giugno sarà l’apice. Si lasci per un attimo da parte la suggestione che indirizza i bianconeri sul fronte Donnarumma (ma non si dica che l’idea di catturarlo sfacciatamente a zero non stuzzica i piani alti del potere juventino, come se ci fosse comunque giustizia da fare)  per il dopo-Buffon, questione della quale principalmente dovrà occuparsi il Milan con Mino Raiola e che comunque riguarderebbe il 2018.

 

Qui siamo nel novero dell’immediato, e se in chiave Milan De Sciglio può diventare con la Juventus una convenienza reciproca, non è altrettanto vero per Roma, Napoli e mettiamoci anche la Fiorentina. Club che forse hanno superato la soglia delle questioni di principio, lasciate alla facciata, ma che comunque vivono nel terrore. O nella smania di capire e di sapere. L’Inter fa capitolo a parte, perché tra i nerazzurri e la Vecchia Signora non esistono margini per possibili trattative come ha dimostrato una volta di più il caso Lichtsteiner meno di un anno fa (il bug Hernanes fa parte di una temeraria e imprevedibile improvvisata, antistorica anche nei risultati di campo).

 

Quindi Kevin Strootman, Dries Mertens, ma anche Amadou Diawara e Radja Nainggolan. Tutti sull’attenti se sentono parlare di Juve. Marotta non perde d’occhio nessuno, anzi alimenta i contatti perché sono comunque vecchi pallini (soprattutto tiene vivi Mertens e Nainggolan, il primo per il suo “Robin” Paratici che lo spingeva in tempi non sospetti, il secondo perché certi amori personali non svaniscono mai), ora rodati e testati nonché disincantati (e quindi senza più macchie né paure). Insomma, la Juventus farà ancora da padrona sul mercato interno, questo si odora, e perfino immaginare Bernardeschi in bianconero (fino a 40 milioni di euro in corso Galileo Ferraris più di un pensiero serio sono pronti a farlo) non è più esercizio di stile come fu invece a suo tempo per Jovetic e Cuadrado. E la proprietà viola, per dire, non è cambiata di una virgola.

 

Sono cambiati evidentemente i tempi. C’è chi comanda e in quanto tale viene intimamente accettato. I soldi della Juve oggi come oggi sono soldi veri, utili, e realisticamente foraggiano un calcio italiano che nel globale stenta a ripartire. Perfino contro la volontà strutturale della stessa Juventus.