Mario e Moise, ne rimarrà soltanto uno. Purtroppo!

di Gianluca Garro |

Il grande ritorno degli opposti che stavolta non si attraggono!

Una storia di opposti. Un dualismo? Uno spunto interessante per parlare della Juve di Allegri.

Il dualismo tra l’apollineo Manduzkic, slavo, silenzioso, di poche parole, alto come un armadio, non veloce,tutto sacrificio poca tecnica ma tanta presenza in squadra, in area e dove serve e il dionisiaco Kean , italiano, latino con inevitabili influssi africani, giocoliere, mobile, veloce, tecnico, animale da gol. Beh pensandoci, un dualismo epocale.

Un dualismo quasi poetico, e ci vorrebbe un pezzo apposta per analizzarlo e per poter interpretare chi propende per l’uno o per l’altro o per dare ragione al tifoso pratico per il quale “chi gioca, gioca basta che si segna e quindi si vince”.

Negli anni 60, in quel tipo di calcio, Charles e Sivori incarnavano questi opposti che si attraggono e riuscivano ad essere fusi in una coppia da leggenda. Oggi sembra che non possa essere possibile. Spesso abbiamo visto questa fusione nella stagione 2015-2016 prima dell’arrivo di Higuaìn, quando il gigante croato duettava con Dybala. Interessante quella coppia, durata poco , con un altro argentino, meno irriverente e “cattivo ragazzo” di Sivori ma lo stesso con tanta voglia di emergere e un europeo tosto non certo anglosassone ma non per questo meno duro.

Ora Mandzu e Kean. Questo dualismo, per come è stato posto fin dalla partita con il Parma che ha portato alla ribalta il giovane vercellese di origine ghanese è da intendersi come il famoso “gioco della torre”. Ne rimarrà solo uno.

La maggior parte dei pessimisti juventini dal palato molto fine ha già messo alla gogna il centravanti croato vicecampione del mondo (Campione d’Italia, di Germania, d’Europa…) che effettivamente non ha cominciato nel migliore dei modi il 2019, dimostrando un evidente calo di forma a cui non eravamo abituati dopo che per tre anni consecutivi nel momento clou della stagione era stato tra i giocatori decisivi. Tutti ora si aspettano il giovane Kean più volte titolare almeno in campionato. Un auspicio condivisibile. Ma non per le presunte richieste economiche di Mino Raiola, che minaccia più o meno velatamente di portar via il ragazzo a parametro zero nel 2020. Perché Kean è un patrimonio da valorizzare, può diventare un campione assoluto, o un ottimo giocatore. Lasciare il segno. Quello che però viene da pensare è che tutto questo è qualcosa che appartiene al campo delle potenzialità.

L’errore più grande che già molti stanno commettendo è quello di ritenere Kean una sicurezza. Non lo è. E’ un giovane che può avere un futuro da grande del calcio, sconfinato ma anche un giovane che avrà le sue inevitabili battute d’arresto, i suoi periodi in cui non segnerà neanche davanti alla porta da solo, periodi in cui la forma non sarà la stessa dei momenti migliori. E allora che potrà succedere? Kean sparirà dai radar? Sarà ritenuto un bluff?

Ecco dove si trova la differenza tra un’opinione e la durezza della crescita quotidiana che Mandzu, non certo dotato tecnicamente quanto il giovane dalle treccine al vento, conosce bene. Uno che si è fatto da solo, il nostro Mister “No good”, uno che senza grandi doti tecniche appunto è salito nell’Olimpo dei grandi.

E allora viene da chiedersi: ma il dualismo esiste? Potrà esistere, ma non nelle sfide decisive di quest’anno, saremmo disposti a scommetterci. Anche se allo stesso tempo Moise avrà spazio importante e minuti decisivi anche in quelle sfide da memoria perenne. Mandzu è nell’anima di questa Juventus, Kean nelle sue grandi potenzialità. C’è un equilibrio? Sì, si chiama Massimiliano Allegri.