Che succede a Marchisio? Le stats in Juve-Porto

di Alex Campanelli |

Il passaggio della Juventus al 4-2-3-1, in quell’ormai storico pomeriggio di fine gennaio contro la Lazio preconizzato da Luca Momblano, ha portato con sé diversi quesiti ai quali il campo ha poi risposto partita dopo partita: la scelta della coppia centrale, l’adattabilità di Mandzukic al nuovo modulo, la coperta non troppo lunga in avanti, la scelta del duo da schierare davanti alla difesa. Proprio quest’ultima questione riguarda da vicino Claudio Marchisio: in principio fu Khedira-Pjanic, da molti (ma non da noi, come dimostra l’analisi dedicata) ritenuta una coppia troppo leggera, ma la naturale evoluzione del nuovo sistema di gioco sembrava prevedere l’inserimento del numero 8 in mediana e l’avanzamento di Pjanic sulla trequarti. Così non è stato: da quando la Juve ha adottato il 4-2-3-1, Marchisio è sceso il campo dal 1′ solamente in tre gare (oltre al ritorno col Porto), tutte decisamente morbide, ovvero la trasferta di Cagliari e le due partite casalinghe con Palermo ed Empoli, restando fuori nelle partite più importanti come quella del Dragao e i due impegni con le milanesi. Ieri, in quella che poteva essere l’occasione buona per mettere in difficoltà Allegri, Claudio non ha affatto brillato risultando anzi per diversi tratti fuori dalla partita, peraltro non esattamente proibitiva. Andiamo ad analizzare la sua prestazione.

Il grafico qui sopra, per quanto semplice, riassume in maniera netta ed impietosa la partita di Marchisio: dai 7 contrasti in cui è stato coinvolto contro il Porto, Claudio è uscito sconfitto in 5 occasioni e due volte ha commesso fallo, con un desolante 0 alla voce “contrasti vinti”. Allo stesso modo, Claudio ha vinto appena uno degli 11 duelli ingaggiati nel corso della partita ed è stato dribblato per ben 5 volte, record negativo in una gara nella quale la Juve è stata complessivamente molto disattenta (Alves e Sandro sono appena dietro di lui con rispettivamente 4 e 3 dribbling subiti).

Per quanto riguarda la fase di costruzione della manovra, Marchisio ha disputato una gara estremamente ordinata col 92% di passaggi riusciti e risultando il terzo assoluto per palloni giocati, dietro a Bonucci e a Dani Alves, grandissimo catalizzatore del gioco bianconero. Anche qui però alcuni dati dipingono il brutto momento di Marchisio: solo il 17,7% dei passaggi in avanti, pur essendo tra i due il centrocampista maggiormente deputato alla fase di costruzione, solo 8 palloni lunghi tentati contro gli 88 appoggi corti, ai quali va aggiunto un cross dalla corsia di destra, con esito negativo.

Nelle gerarchie di Allegri al momento il numero 8 è da considerarsi la riserva di Pjanic e Khedira, e i numeri non fanno che dar ragione alle scelte del mister: rispetto a Marchisio il bosniaco è ovviamente più abile in fase d’impostazione, soprattutto negli scambi sulla trequarti e nei lanci lunghi, mentre il tedesco possiede capacità d’inserimento uniche e paragonabili solo al vecchio Claudio (va al tiro più di una volta a partita, quasi sempre da dentro l’area, in un modulo che non fa degli inserimenti dei mediani l’arma principe) ed è decisamente più affidabile nelle letture e nel gioco aereo. Fatto il punto della situazione, la Juventus ha bisogno di un terzo elemento di estrema affidabilità a centrocampo se vuole mantenere alto il livello delle prestazioni dei titolari fino a fine stagione, mentre Marchisio ha bisogno di ritrovare la sua dimensione, o forse di trovarne una nuova, in una squadra che quasi di colpo ha smesso di considerarlo imprescindibile. Nemo propheta in patria? Claudio può esserlo nuovamente, ma deve cambiare marcia alla svelta.