Mandzukic, martello e cecchino: le statistiche in Juve – Atalanta

di Alex Campanelli |

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In questo spazio siamo soliti approfondire, sviscerare e analizzare le prestazioni di questo o quel calciatore, per provare ad avere una visione più oggettiva della sua gara e giudicare la sua prestazione confrontandola con le precedenti e con quelle degli altri uomini in campo. Oggi non servirebbero i numeri per acclamare Mario Mandzukic quale migliore in campo di Juventus – Atalanta, basterebbe l’ottimo articolo di Roberto Savino, ma se facciamo questo strappo alla regola è perché i suoi numeri hanno davvero del prodigioso, e meritano un’occhiata più superficiale del classico, ancorché corretto “Mandzukic era dappertutto”. Apriamo le danze, dunque.

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La heatmap di Mario è roba da far accaponare la pelle, se la decontestualizzate e chiedete a un appassionato di calcio qualsiasi in che ruolo gioca il calciatore ad aver effettuato tali movimenti, quasi sicuramente non saprà rispondervi. Una copertura totale decisamente al di sopra di altri demoni del reparto avanzato come Diego Costa, il Tevez bianconero e il Suarez del Liverpool, paragonabile a uomini ovunque per definizione come i vecchi Davids e Makélélé oppure, restando sull’attualità, Kanté e Yaya Touré.

La parola “cecchino”, utilizzata nel titolo per definire la prestazione del croato sabato sera, non è riferita solamente alla sua percentuale realizzativa (un tiro, un gol), ma anche e soprattutto alla sua chirurgica precisione in qualsiasi fondamentale: 2 dribbling riusciti su 2, per lui che non è uno specialista nel puntare l’uomo, 5 duelli aerei vinti su 5 (4 offensivi e uno difensivo), per chiudere con gli impressionanti 7 tackle riusciti su 7, di gran lunga davanti a tutti. Anche per quanto riguarda i duelli Mario ha lasciato giusto le briciole agli avversari, ingaggiandone ben 20 e vincendone 17. Due le respinte difensive, che non sarebbero mestier suo ma che hanno esaltato lo Stadium come e più del gol, in particolare l’ultima, che vi proponiamo in loop ben consci che non vi stancherete mai di rivederla.

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A inizio stagione sembrava impossibile rivedere un Mario Mandzukic a questi livelli di cattiveria e furore agonistico, ma quando la Juventus ha avuto bisogno di lui (e Luca Momblano l’aveva affermato in tempi non sospetti) il croato ha risposto presente, coi gol, con le prestazioni, con l’atteggiamento in campo. Dybala, Marchisio e Bonucci possono essere i leader tecnici di questa Juve, ma nessuno quanto Mario può esserne il leader emotivo.