Quello che Mandzukic dà (e non dà) nel 4-3 casino

di Jacopo Azzolini |

“Di sicuro sarà un 4-3 e poi vediamo che casino facciamo davanti!”. Le parole tra il serio e il faceto dell’Allegri pre Valencia altro non erano che una definizione in chiave ironica della principale caratteristica della Juventus di quest’anno, ossia la estrema fluidità posizionale di tutta la squadra con una continua interscambiabilità di posizioni in ogni zona del campo. Basti pensare al rombo Cancelo-Bentancur-Cuadrado-Dybala di Old Trafford, ai movimenti delle punte che consentono alle mezzali di attaccare l’area oppure alle ricezioni di Cancelo dentro al campo. Insomma, una fase di possesso molto più ambiziosa rispetto agli anni precedenti.

Le ultime settimane sono state contraddistinte dal ritorno di Mandzukic in campo, giocatore che porta a diverse riflessioni sulla crescita di questa Juve visto che oggi esistono fondamentalmente due squadre: una con lui titolare insieme a Dybala e Ronaldo, e una col croato in panchina. Dopo le due meravigliose prestazioni contro Mourinho, le ultime gare hanno mostrato con chiarezza quali sono i pregi che Mandzukic porta all’undici e invece le carenze che causa alla rosa.

Senza dubbio, con l’ex Bayern i molteplici cross effettuati dalla Juventus hanno più efficacia. Il croato è infatti un eccellente uomo d’area, e in questa stagione sta dimostrando un cinismo sottoporta che forse mai aveva dimostrato in carriera. In particolare, una delle situazioni in cui si esalta è il cross sul secondo palo, dove Mandzukic sovente sovrasta il terzino, un tipo di giocata ricercata con costanza dai bianconeri. Anche senza andare fino alla celebre gara di Madrid, pure a San Siro il primo gol è arrivato in questo modo, con un eccellente stacco alle spalle di Rodriguez.

Cross da sinistra verso destra. Solitamente avviene l’opposto.

Non deve poi passare in secondo piano il contributo difensivo che anzi assume ancora più validità se si pensa all’evoluzione in non possesso della Juventus 2018-2019. Non è più una squadra che effettua contro chiunque larghe fasi di difesa posizionale, bensì una formazione che dà maggior peso ai duelli individuali, accettando di difendere in 7 e lasciando alti i propri attaccanti per poter ribaltare velocemente l’azione una volta recuperato il possesso. Con Dybala e CR7 che rimangono costantemente alti, quando l’avversario consolida il possesso sono vitali le corse all’indietro di Mandzukic, il quale aiuta difesa e centrocampo. Nel secondo tempo di Juve-Valencia ha effettuato diversi genorosissimi ripiegamenti, che hanno portato al recupero di molte palle preziose. Senza di lui Allegri avrebbe 3 giocatori totalmente disinteressati alla fase di non possesso.

Tuttavia, con Mandzukic in campo, viene meno la fluidità posizionale ammirata nelle settimane precedenti. La manovra offensiva diventa molto più prevedibile, con meno interscambi di posizione e molti più errori nel fraseggio sullo stretto. Inoltre, Cristiano Ronaldo sembra potersi prendere meno licenze, viene anzi costretto a una staticità eccessiva per i suoi standard, rimanendo troppo defilato a sinistra e meno nel vivo in fase di finalizzazione. Insomma, una squadra meno mobile e che fatica a trovare riferimenti tra linee, sbagliando un po’ troppo in fase di rifinitura.

Il rigore sbagliato da Higuain – l’unica occasione milanista – nasce da un brutto errore di Mandzukic in avanti, che non serve Dybala e scatena il contropiede rossonero.

Insomma, in mezzo a una grande varietà di soluzioni di cui Allegri può disporre, la disposizione tattica col “doppio (o triplo?) 9” castra un po’ l’imprevedibilità della manovra offensiva, per quanto Mandzukic nel complesso possegga caratteristiche insostituibili all’interno dell’attacco bianconero. Solo nel lungo periodo capiremo le preferenze di Allegri, se si adatterà all’avversario di turno o se invece in un’ipotetica finale ha già l’attacco titolare in mente.

Altre Notizie