Mandare via Sarri, un ritorno al passato dal sapore di sconfitta

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Michelangelo Maffezzoni

Sembra incredibile. A volte sembra di essere dentro una piece teatrale di Ionescu. Il teatro dell’assurdo. Abbiamo vissuto un anno calcistico strano noi juventini. E non solo per la pandemia, questo riguarda tutti, mi riferisco all’accoglienza che ha ricevuto il nostro allenatore dall’inizio dell’anno. Uno scetticismo nato prima di tutto dal suo stile non consono, è vero, allo stile Juve, fino alla mancata rivoluzione filosofica che Sarri avrebbe dovuto portare alla Juve. Di esempi ce ne sono tanti per far capire quanto il nostro ambiente abbia fatto fatica ad accettare il credo calcistico di Sarri ma soprattutto l’aver preso l’alter ego calcistico di Allegri. Passare Da un calcio conservativo, di gestione, di ritmi bassi, delle mille partite in una, della furbizia al posto del lavoro sul campo, ad un calcio propositivo e di intensità il salto sarebbe stato lungo. Per certi versi quasi quantico. Il grande Gianni Brera divideva le squadre di calcio in femmine e maschie. Le prime preferivano un calcio contropiedista, le seconde un calcio offensivo. Immaginatevi che cambiamento.

È vero il gioco di Sarri, il famoso gioco del Napoli non si è quasi mai visto. Cosa già anticipata da lui nella prima conferenza stampa, ma da qui a pretendere che un allenatore in un solo anno riuscisse nell’impresa di cambiare una storia secolare di calcio pragmatico, basato esclusivamente sul risultato ad un calcio propositivo, di spettacolo non fine a se stesso ma rivolto alla Vittoria dominando è, e sarà sempre, un impresa titanica. Per chiunque, persino per Guardiola e Klopp. Diciamocelo: gli allenatori come Sarri,  così come accadde a sacchi, non piacciono a prescindere. Il calcio europeo, quello di Cruyff, di Guardiola, il calcio organizzato ed offensivo in Italia non piace.
Siamo il paese del catenaccio e contropiede, siamo una scuola calcistica quasi unica nel panorama mondiale, abbiamo vinto 4 mondiali. Possibile che vengono questi ad insegnare un altro calcio completamente all’opposto della nostra tradizione? E da qui che bisogna partire per cercare di comprendere questo fenomeno incomprensibile anche ad un extraterrestre, di un allenatore che deve essere mandato via a tutti i costi, persino se dovesse vincere la champions!
Indubbiamente non si è visto quel cambiamento. Io per primo dicevo agli allegriani quanto fossi deluso nel vedere questa squadra in difficoltà nell’applicazione del gioco sarriano. Ma era possibile avere un repentino successo di Sarri con una rosa vincente, sazia di vittorie, abituata a vincere con la marcia al massimo in terza, con un idea di calcio basata esclusivamente su organizzazione difensiva e talento individuale? Passare da allenamenti basati su torello e partitelle a schemi da applicare fino alla noia?
Ripeto se qualcuno pensava di vedere gioco spumeggiante, spettacolo con un gruppo anchilosato su concetti di calcio completamente diversi, allora forse illuso era lui.
Sarri è stato preso (e va bene le scelte erano altre, Guardiola o Zidane, ecc…) per un preciso motivo. Provare a giocare europeo. Perché in Europa si gioca e si vince così (ultima Vittoria stile allegriano datata 2013 con Di Matteo), e perché nonostante i 9 scudetti consecutivi, nonostante Ronaldo,  il nostro brand, che è quello che fa vendere magliette e diritti TV nel mondo, rimane fuori dalla top ten. Perché? Perché semplicemente il calcio allegriano porta risultati sportivi ma non economici. Perché non ci guarda nessuno. Perché il nostro campionato non piace. E lo dico io che per 5 anni, da abbonato allo stadio, mi sarei alzato dal posto al primo gol della nostra squadra.
Ecco perché è stato scelto Sarri e magari un giorno Guardiola, se vorrà veramente cimentarsi in questa impresa titanica, per diventare finalmente una squadra europea, una squadra che gioca in tutti i campi d’Europa a viso aperto. Sogno una Juve in stile Lippi. Un’eccezione alla regola della nostra storia. Lo volete mandare via? Nonostante abbia vinto lo scudetto? A mio parere sarebbe una scelta insensata, ma soprattutto una sconfitta. Un fallimento. Non di Sarri, che alla fine, a dispetto di tutto e tutti ha vinto, ma della nostra Juve. Un ritorno al passato che sancirebbe la desolante constatazione che non apriremo mai un ciclo europeo. Per vincere in Europa ci vogliono campioni e gioco. Lo abbiamo visto nelle ultime due finali. Solo i campioni non bastano.

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