Le maglie iconiche della storia della Juve

di Silvia Sanmory |

Chi indossa la nostra divisa le rimarrà fedele malgrado tutto”.

(Enrico Canfari, presidente ed attaccante bianconero)

Una camicia bianca e un paio di pantaloni alla zuava, alla liceale del “Massimo d’Azeglio”.

Questa è stata la prima divisa di fortuna della neonata Juventus, anno 1897, cassa praticamente vuota perché “quando si tratta di versare la quota dovuta sono sempre troppi i soci squattrinati che si dileguano” tanto che per acquistare il primo pallone é servita l’ennesima colletta per racimolare le 12 lire necessarie ad aggiudicarsene uno giallo e di puro cuoio nel negozio “Principe di Galles” in via Barbaroux, dal signor Jordan, un inglese con il pizzetto prominente.

La camicia bianca inamidata viene soppiantata in breve tempo da una casacca in percalle rosa, scelta dettata anche in questo caso da pure ragioni economiche; il tessuto fa parte di uno stock di rimanenze che il padre di uno dei fondatori, industriale tessile, ha in magazzino. Così l’arte dell’arrangiarsi produce casacche societarie pink con il colletto immacolato, cucite dalle mamme, indossate con cravatta o papillon neri, come giovani dandy dediti allo sport.

Nel 1903, John Savage, ex giocatore del Nottingham Forest in forze alla Juventus per un biennio (purtroppo senza segnare mai un gol e tra l’altro, se vogliamo essere precisi, primo straniero a fare parte del Club), consapevole della necessità di dotarsi di un corredo di gioco più professionale fa un ordine per le nuove divise ad una fabbrica di Nottingham. Peccato che, per un fraintendimento o per convenienza, arrivano quelle della squadra locale, il Notts County, righe verticali bianche e nere che non convincono ma con il campionato alle porte non c’é il tempo per sostituirle.

Quelle righe, accettate inizialmente controvoglia dagli stessi giocatori, con la conquista dell’ottavo campionato nazionale della storia diventano invece una bandiera, un simbolo di appartenenza, dunque insostituibili.

Almeno sino a quando il marketing e le sue ragioni non decidono che è arrivato il momento di rivoluzionare, più o meno drasticamente; l’ultima rivoluzione la prossima stagione, maglia juventina sezionata in due metà, una bianca e l’altra nera, nel centro una strisciata rosa. Fine. Vagamente ricorda quelle dei fantini, ma non è il caso che mi addentri qui in questioni di ippica; in ogni caso per ora non ha incontrato molti favoritismi,  forse perchè è lontana dalle casacche vintage che tanto piacciono in generale ai tifosi del calcio (e che sono sempre le più ricercate).  

Penso a quella dell’annata 1961 – 62 indossata dal leggendario numero 10 Omar Sivori, “El cabezon” dall’aura mitica, tecnicamente un fenomeno, caratterialmente un duro, “elegantemente trasandato” (come veniva definito) anche in campo con le maniche lunghe e ampie portate risvoltate, la maglia infilata dentro i calzoncini a vita alta secondo i dettami stilistici dell’epoca, un po’ bohémienne.

O quella classica e assolutamente minimalista della stagione 1976-77, priva del gagliardetto del tricolore che simboleggia la vittoria del campionato, colletto che sovrasta uno scollo a V moderato, mitigato ulteriormente da un bottoncino. E’ la maglia dell’impresa dei “Leoni di Bilbao” con il primo alloro europeo conquistato, è la maglia di Boninsegna e Bonetti, è la maglia della vittoria sul filo di lana del campionato, Torino sconfitto e ciaone ai Granata.

Nella stagione 1982- 83 la Juventus vola alla conquista della settima Coppa Italia; lo fa vestendo una maglia con la striscia nera centrale che si divide nel colletto a V (nella versione classica la striscia è invece bianca), logo Ariston in bella vista con i caratteri aumentati di dimensione, lo scudetto con le due stelle più piccole rispetto al passato e quasi inscatolate con il tricolore; è la maglia numero 10 di Michel Platini capocannoniere di stagione. 

E’ la maglia vincitrice della Coppa Uefa della stagione 1992 – 93, la terza della storia juventina, strisce bianconere protagoniste, debutto dello sponsor Danone in bella vista, gli omini accostati della Robe di Kappa, fornitore tecnico; è la maglia di Roberto Baggio, altro leggendario numero 10, vincitore proprio quell’anno del Pallone d’Oro.

C’è una maglia che rimarrà impressa ad imperitura memoria nel popolo bianconero, quella indossata nella finale di Roma contro l’Ajax che ci ha consacrati Campioni d’Europa del 1996; divisa gialloblu stellata che per la prima volta nella storia della Madama mostra quello che viene chiamato un composit sponsor, ossia due differenti marchi nel corso di un’unica annata: Kappa, sponsor tecnico e Sony, sponsor ufficiale. Ci piace riviverla ricordandola addosso a Ravanelli “Penna Bianca” mentre esulta dopo aver messo a segno il suo gol. 

La stagione 2006/2007 non verrà ricordata forse come la migliore della storia della Vecchia Signora, retrocessa in B dopo lo scandalo di Calciopoli, ma è terminata, come ben sappiamo, con l’aritmetica promozione in Serie A con tre giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato; la prima divisa, indossata da Alex Del Piero, che insieme a Camoranesi, Trezeguet, Buffon, Nedved, fa una promessa d’amore tra le più belle legate allo sport giurando fedeltà alla Juventus nonostante la cadetteria, è la classica maglia a strisce bianconere, con calzoncini e calzettoni bianchi, sponsor ufficiale Tamoil.

 

Lo Scudetto, il primo dell’era post Calciopoli (e il primo di cinque consecutivi), viene conquistato nella stagione 2011/2012, quella passata alla storia anche per l’imbattibilità in campionato, con una giornata d’anticipo grazie alla vittoria contro il Cagliari. La prima maglia della “rinascita” bianconera indossata dal numero 21 Andrea Pirlo è a strisce disegnate con un particolare effetto tridimensionale, sponsor ufficiale Betclic; la seconda maglia è invece una rielaborazione delle prime casacche juventine, colore rosa intenso, sul davanti troneggia una grande stella bordata di nero e lo sponsor Balocco.

 

Il rosa è protagonista della maglia “Away” della stagione 2015/2016 che segna il debutto Adidas sul mercato bianconero; girocollo nero, colore di base che richiama le origini del club. Il dettaglio più d’impatto è la banda centrale bianca interrotta da una riga più scura (che prosegue anche sulle maniche)  sulla quale è riportato lo sponsor Jeep. E’ la maglia indossata dalla new entry Paulo “U Picciriddu” Dybala, il numero 21 argentino che in quell’annata è l’acquisto più oneroso del club. 

Se prima dell’avvento di Cr7 una delle maglia più vendute è stata quella del numero 9 Higuain, l’arrivo dell’Alieno ha fatto battere tutti i record, una vera e propria Ronaldo mania (persino tra i non tifosi) da esaurimento scorte ad oltranza negli stores (con gaudio e giubilo della Vecchia Signora che ha la gestione diretta di merchanding e licensing…). Del resto Ronaldo è il Re Mida del nuovo millennio. Renderà amabile anche il look fantino.