La maglia Juve 2019-20: verso il futuro

di Juventibus |

Al termine di una settimana nella quale siamo sopravvissuti alla radiazione per mano di Report e all’umiliazione di Mourinho che, in questa nostra decade ricca di sofferenze, ci sbatte in faccia il triplete, è il momento di toccare argomenti più lievi: la futura maglia della Juve.

Negli scorsi giorni sono rimbalzati sui social rumors che vedrebbero la Juve in procinto di accantonare le storiche righe per la stagione 19/20. Non è stata una grande scoperta: con largo anticipo alcuni account social avevano ventilato la possibilità di vedere una prima maglia bipartita in bianco e nero e una terza turchese.

Footy Headlines ha pubblicato dei concept arricchiti di un ulteriore dettaglio: una sottile riga centrale rosa. Richiamo storico o necessità? Il regolamento prevede che i numeri a due cifre debbano avere la stessa colorazione. Qualora il retro, anziché avere un fondale monocolore, fosse bipartito come il fronte, sarebbe necessario ricorrere a una terza tonalità ed il rosa potrebbe essere una soluzione.

I concept per la maglia Juve 2019-20 pubblicati su Footy Headlines

 

Le reazioni sono state prevalentemente negative: voltastomaco, rispetto per la tradizione, quella non è la maglia della Juve. Mi colloco invece tra i pochi che apprezzano e incoraggiano l’iniziativa.

La domanda da porsi riguardo a questa decisione è piuttosto: “perché”?

Sono state avanzate varie ipotesi, proviamo ad analizzarle.

Ipotesi 1:
“Le righe bianconere ricordano Foot Locker e/o la divisa degli arbitri USA. In America non la vendi”

Sulla somiglianza siamo d’accordo. Se però non si vende, perché l’americanissima Nike ha presentato come maglia ufficiale per il suo tanto famoso quanto inesistente Nike Football Club – nato a Pasadena nel 1994 dopo la finale mondiale tra Brasile e Italia – una casacca a strisce bianconere?
Allora, ‘sta maglia a strisce si vende o no??

La Maglia del “Nike F.C., vi ricorda qualcosa?

 

Ipotesi 2:
“Le maglie monocolore vendono più di quelle a righe”

È evidente che nel calcio, e più in generale nel mondo dello sport, ci sia una tendenza a uno stile sempre più minimal. A riprova che però gli assoluti non esistono, soprattutto in una società multiculturale, quest’anno abbiamo assistito a due eccezioni di enorme successo. La collaborazione tra Nike e Virgil Abloh (uno dei top designer di moda del momento) ha dato vita alla linea “Nike per OFF-WHITE” con una maglia da calcio a scacchi bianconeri e scritte arancioni.

Un enorme bandierone rubato alla Formula 1. Terribile per i miei occhi, eppure Lyst Index – il report che indica i prodotti più desiderati nell’ambito della moda – assicura che OFF-WHITE sia la gamma più desiderata del momento e che Nike abbia beneficiato di un +13% di visite sul proprio sito.

Sempre restando in casa della compagnia dell’Oregon, il secondo successo è rappresentato dalla maglia usata dalla Nigeria durante il mondiale russo. Tutt’altro che minimal, è andata in sold out pochi minuti dopo la presentazione, con un restock per soddisfare la domanda.
Insomma, in mancanza di dati ufficiali, l’ipotesi 2 rischia di rimanere una sparata da social.

Ma non andava di moda il minimal?

 

Ipotesi 3:
“Senza le righe gli sponsor godono di maggiore visibilità”

Vero, ma dubito che la prima preoccupazione di uno sponsor sia la fantasia della maglia del proprio partner. In ogni caso, gli stessi produttori hanno già preso delle contromisure al riguardo. Sono anni che siamo abituati a maniche monocrome per garantire maggiore visibilità alla patch della competizione sul braccio destro e allo sponsor sul sinistro. Quest’anno anche Adidas ha fornito a tutti i suoi club kit privi di righe sulle maniche. Per quanto riguarda lo sponsor frontale, basterebbe interrompere le righe in corrispondenza del logo, come fatto dal PSG negli ultimi anni.

 

Ipotesi 4:
“La Juve vuole un prodotto diverso”

Oh, questa è l’ipotesi che piace. Perché la Juve ha rivoluzionato il logo? Perché ha acquistato la persona più famosa del globo? Se vogliamo raggiungere i fatturati commerciali di Real o United, dobbiamo trovare la nostra strada. In tutto ciò, una sola cosa la Juve non può permettersi: essere prevedibile. E la maglia Juve, con le righe verticali di uguale spessore, lo è: un anno bande strette, un anno bande larghe.

Non credo saranno abbandonate per sempre: ciclicamente torneranno, ma d’ora in avanti saranno i colori sociali a rappresentarci. Life is a matter of Black and White” suona familiare?

Bisogna accettare l’idea e la necessità del cambiamento: il concetto di tradizione è ormai superato.
Altre società, ad esempio il Barcellona, pur non avendo rinnegato le righe, hanno sempre sperimentato: maglia a bande strette, larghe, orizzontali, bipartizione, sfumata centralmente. Quella a strisce orizzontali, accolta malissimo dai tifosi catalani, è stata la maglia più venduta di sempre.

E, stando a Footy Headlines, il Barca ha già in mente la prossima provocazione: una maglia a scacchi.

 

Mès que una camiseta

 

 

La diatriba e i pareri sui concept della maglia 2019-20 sembrano però puzzare già di vecchio.

Pensiamo già non al prossimo futuro, ma ancora più avanti. Un futuro che, come la moda, vivrà probabilmente di collaborazioni.
Il PSG ha già collaborato con Air Jordan. Con chi andremo noi? Quale artista sfrutteremo per comunicare ai millenials? Sarà Virgil Abloh, la star del momento? Colui per il quale le persone acquistano un biglietto per visitare il pop-up store londinese di Louis Vuitton che per una settimana esporrà le sue creazioni?

Se così fosse, vedrete un pazzo correre nudo per le strade di Torino. State tranquilli, sarò io.

 

di Sergio (@_sersim su twitter)