Quella magia di Alex alla Scala del calcio

di Nevio Capella |

Sono trascorsi 14 anni, di cui metà di inferno e metà di paradiso inimmaginabile, almeno per quanto concerne la durata.
Quattordici lunghi anni dal pomeriggio in cui Alessandro Del Piero dimostrò al mondo che per raggiungere uno scopo non bisogna necessariamente fare le cose nel modo semplice o tradizionale. Sei a San Siro, a quattro giornate dalla fine del campionato, e di fronte hai lo squadrone a cui stai contendendo lo scudetto con la gara di andata che a casa tua è finita 0-0 e, per ironia della sorte, dopo una stagione di alti e bassi in cui il nuovo allenatore ti ha tenuto più in panchina che in campo fregandosene ampiamente del tuo cognome e della tua storia, tocca di nuovo a te.

Sì, perché qualche settimana prima, durante la sfida all’altra squadra di Milano, l’uomo venuto dalla Svezia che ti ha praticamente tolto il posto e le luci dei riflettori, è caduto vittima di una prova tv che girata al solerte giudice sportivo lo ha tolto dai giochi per tre partite, ultima delle quali proprio il big match di Milano. Quindi tocca a te guidare la tua squadra con la fascia di capitano al braccio, al fianco del compagno di reparto con cui per un paio di anni hai dilaniato le difese avversarie d’Italia e d’Europa.

Minuto 27 del primo tempo: Pavel Nedved è partito per una delle sue proverbiali percussioni sulla fascia sinistra e, nonostante il tackle robusto di Nesta, è riuscito a dare la profondità a Del Piero che prova a guadagnare il fondo del campo, tallonato da Gattuso, apparentemente con l‘intenzione di crossare a centro area dove David Trezeguet sta già prendendo posizione. In quel momento Del Piero decide di provare la prima mossa da illusionista ruotando su se stesso mentre l’avversario gli gira attorno a vuoto, liberandosi così la strada verso l’area di rigore. Ma Gattuso è chiamato “ringhio” non a caso e rinviene molto velocemente inducendo Alex a provare la seconda soluzione con un rapidissimo rientro sulla sua sinistra il cui scopo è sempre lo stesso, mettere al centro per Trezegol che non aspetta altro.

Niente da fare, Gattuso è caparbio e con il destro è rinvenuto ancora riuscendo ad interrompere il cross al centro in una maniera tale da far impennare la palla ad almeno 5 metri sopra le teste dei due contendenti. E’ in quel preciso momento che Del Piero, finito spalle all’area di rigore per seguire la traiettoria della palla, decide di optare per la soluzione più folle basando la sua scelta su due certezze:
1- Gattuso questa volta non avrebbe potuto intercettare il cross a meno che non avesse montato improvvisamente un paio di ali
2- al centro area, David sarebbe stato là, nello stesso posto in cui lo ha visto l’ultima volta prima di girarsi di spalle, ad aspettare la palla per poi fare quello semplicemente è il suo mestiere.

La perfezione dell’impatto con il pallone, unitamente alla strabiliante bellezza del gesto atletico, saranno testimoniate da uno scatto pubblicato il giorno dopo, che immortala Alex sospeso in aria mentre osserva la palla deformata dall’impatto di collo pieno con Nesta nei paraggi, Cafu in lontananza e, a fare da contorno, tutto San Siro che nel nostro immaginario collettivo è muto e immobile mentre si compie il prodigio.

Il resto è dettaglio e prassi, con Trezeguet che anticipa di testa Dida in lieve ritardo causato proprio dal’effetto sorpresa di quella rovesciata. La Juve va in vantaggio e lo manterrà “fino alla fine” al netto di una traversa presa dallo stesso suo capitano, sancendo così lo strappo decisivo per cucirsi sulle maglie il tricolore numero 28. Quello che sarebbe successo 13 mesi dopo rappresenta storia (triste) nota a tutti che rende ancora più singolare il racconto di quel pomeriggio, la contingenza di una squalifica così chirurgica di Ibrahimovic e persino la presenza in campo, come arbitro, del nostro storico “amico” Collina.


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