Ci guarda anche il Maestro

di Riceviamo e Pubblichiamo |

maestro

Chi è un assiduo passeggero del Bus ed era allo Stadium, deve aver pensato di trovarsi in un film di Monicelli, un inedito capolavoro postumo, su soggetto dei commentatori di Juventibus, perché Juventus-Udinese lascia un segno molto più profondo di quanto si possa pensare, o almeno così spero.

Alla partita ci si arriva con le migliori premesse affinché si realizzi l’ennesimo cult del Maestro: una squadra che si arrangia da mesi, un allenatore in discussione da sempre, una tifoseria inconciliabile e, per chi è a Torino, il problema logistico di raggiungere l’Allianz in una città intasata dal venerdì sera a cui si aggiungono la festa della donna e lo sciopero dei trasporti.

Che ci sia lo spirito di Monicelli in cabina di regia si evidenzia già dal cast da Armata Brancaleone: un pazzesco tutti dentro dalla panchina, tenuti d’occhio da Barzaglione a protezione di “Coso” tra i pali. Sarà per l’imminente impegno in Champions o perché questa Udinese è davvero poca cosa, ma finalmente vediamo i giovani, addirittura l’esordio di Hans Nicolussi Caviglia, un 2000 che entra al 79′ accompagnato dagli applausi ad ogni pallone toccato, non è mio parente ma è già come lo fosse, forza Hans!

La commedia è tipicamente leggera, a tratti leggiadra ma anche irriverente e amara.

Sei un panchinaro alla Juve e parti da titolare: già così è la tua serata. Tenti la giocata e ti viene pure perché in questa partita “tu sei tu e i tuoi avversari sono tecnicamente un cazzo“. E infatti dopo 10 minuti sei in vantaggio. Ma Monicelli non vuole solo farci divertire ma anche riflettere sulla caducità della vita e infatti Barza non riesce a raggiungere la mezz’ora di gioco, mentre davanti sboccia il solito ignoto con un colpo da biliardo da premiare per il solo fatto di averci pensato. Il fatto poi che si procuri anche un rigore non significa che lo batterà lui perché sei alla Juve e, se alle giovanili ne hai sbagliato uno per fare lo sbruffone, la soddisfazione di fare una tripletta te la sogni. La storia della lista dei rigoristi, in quel preciso momento della partita, è la più grande supercazzola calcistica del millennio in corso. Monicelli ci ascolta ma è pur sempre un cinico: se il ragazzo rimane con i piedi per terra può diventare un grande campione per la Juve o per una grande plusvalenza.

L’affondo, almeno per me, è già arrivato durante l’intervallo: sentire Firestarter con Moise in quello stato di grazia proprio nella settimana in cui è morto Keith è veramente quel dettaglio ispirazionale che solo quel diavolo di Monicelli poteva metterci, grazie.

Nel cult del Maestro c’è davvero tutto, non può essere che così: l’Udinese fa due tiri in 90 minuti e segna un goal tanto inutile quanto significativo, a dimostrazione che in ogni circostanza della vita bisogna volare bassi perché in alto volano schiaffi.

Ma il Sommo non poteva fermarsi alle schermaglie in pantaloncini, Lui è interessato in toto al nostro canovaccio ed è qui che si gioca la partita più surreale: tifo contro tifo contro tifo, sì contro due volte. A memoria non ricordo di aver mai assistito a nulla di simile: al di là del consueto tifo avversario, è andata in scena una commedia dell’assurdo con la Nord che intonava i cori, lo stadio a seguire e la Sud in silenzio. Quando gli ultras della Sud iniziavano i loro, ricevevano fischi e insulti da tutti e poi venivano coperti dai cori lanciati dalla Nord fino all’ammutolimento. #ChiNonSaltaNonCiCrede.

Per un attimo ho immaginato cosa venisse trasmesso in TV, quel montaggio di immagini in cui i volti incisi e tatuati della Sud apparivano inermi e afoni ai ruggiti di un gruppo tanto eterogeneo quanto festoso, il tutto condito da quella ribellione orgogliosa e irriverente ai cattivi perfettamente incarnata nel finale de La Grande Guerra.

Venerdì allo stadio ha smesso di essere inverno e finalmente è arrivata l’aria di primavera: le giovani promesse bianconere ci sono, la Nord ci legge e si è organizzata, e per Monicelli è ok.

di Andrea Caviglia