Maestro, insegna ai centrocampisti a fare i centrocampisti

di Andrea Mangia |

Bene, anzi benissimo la vittoria, vincere aiuta a vincere ed anche a mascherare i problemini. Tutti discorsi giusti ed anche un po’ retorici, così come il fatto che siamo una squadra giovane e che ci vuole pazienza. Ma c’è una cosa che più di ogni altra chiedo al Maestro per questa Juve. Elevare il livello di personalità nelle giocate dei centrocampisti. No, non sarà un altro pezzo nel quale sottolineo la mancanza di spessore, a livello assoluto, dei nostri centrocampisti e no, non sarà nemmeno un pezzo in cui critico la scelta di far sistematicamente impostare Bonucci (qui la tentazione è più forte), anche se, a ben guardare, mi accorgo che questi sono probabilmente due lati della stessa medaglia.

Due raffronti, e due considerazioni. Nella Juve di Pirlo, l’ultima del Maestro in bianconero, Bonucci c’era eccome, ma oltre a lui c’erano anche Pirlo stesso, oltre a Pogba, Vidal e Marchisio. I centrocampisti facevano i centrocampisti, si cercavano tra loro e cercavano le punte. Bonucci, e la sua regia arretrata, erano solo una sorta di “variazione sul tema”. Un di più. Oggi i nostri centrocampisti sembrano rinunciare a giocare la palla in avanti o a prendere anche solo mezzo rischio, seppur calcolato. Passaggi (troppo) elementari e, nel dubbio, palla sull’esterno o, ancor meglio, palla indietro al buon Leonardo, che smista o che lancia. Troppo, troppo poco per una squadra che vuole comandare il gioco. Comandare il gioco significa anche imporre il ritmo, ed il nostro ritmo di giro-palla attualmente è ancora troppo lento e prevedibile.

Minuto 45.30 del primo tempo contro la Dynamo Kiev, Bentancur nel cerchio di centrocampo, la appoggia a Rabiot e si propone in avanti. Con un appoggio di ritorno di 3 metri Rabiot avrebbe tagliato fuori il marcatore di Rodrigo e lanciato l’ultima azione d’attacco del primo tempo. Invece stop e palla indietro a Bonucci. “Che c’è di male?” dirà qualcuno. Dopotutto mancavano solo 30 secondi. E invece no. Di male c’è l’idea. Di male c’è l’attitudine. Il centrocampista deve avere l’idea di giocare in avanti prima che indietro, e noi, purtroppo, attualmente non lo facciamo. La proverbiale “calma” di Allegri si è pian piano tramutata in flemma, in una circolazione a ritmi troppo bassi. Tra l’altro la Juve di Allegri (quella vera) era maestra nel trovare il modo di uscire dal pressing e ribaltare l’azione rapidamente, con verticalizzazioni ed appoggi sui giocatori avanzati, cosa che per esempio a Crotone non si è vista, con uscite dalla difesa molto difficoltose.

Come dicevo, questo pezzo non vuole essere nemmeno una critica al mercato, ed ecco allora il secondo raffronto. L’Atalanta. Il calcio propositivo dell’Atalanta (che tra l’altro quest’anno si schiera con un modulo molto simile al nostro) vede come interpreti di centrocampo De Roon e Freuler. Ora, alzi la mano chi pensa che De Roon e Freuler siano migliori di Bentancur e Rabiot. Credo nessuno. E allora perché l’Atalanta domina le partite ed il gioco imponendo alle gare sempre il suo ritmo? È l’attitudine. L’imprinting, se vogliamo. Non ci sono formulette magiche, ci sono solo principi di gioco seguiti alla lettera e tanta tenacia. E quindi? E quindi mi rifiuto di pensare che l’idea di Pirlo sia “palla a Bonucci e ci pensa lui”.

Perciò, Maestro, ciò che ti chiedo più di ogni altra cosa in questa stagione, è di insegnare ai centrocampisti, che lo hanno dimenticato, come si fa a fare i centrocampisti. Propositivi, con personalità, sempre desiderosi di farsi dare la palla e di provare a tessere gioco in ogni situazione. Infondi in loro almeno un pizzico delle tue convinzioni e della tua personalità. Solo così faremo davvero il salto di qualità. La difesa alta, il recupero palla rapido e l’immortale (e ben presto immune – o quasi) Cristiano faranno il resto.


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