Il Maestro (Dybala) e Margherita (la Juve) – Flussi #2

di Marco Bonomo |

A Mosca ci andremo tra due settimane, e questa sera era il 2019 e non gli anni trenta.

Eppure sembrava di stare dentro quella storia potente ed affascinante narrata da Michail Bulgakov, quella storia dove il Diavolo, sotto le mentite spoglie di un esperto di magia nera chiamato Woland, crea scompiglio in città con l’aiuto di una strana compagine fatta di personaggi strampalati e inquietanti. Due a caso? Un certo portoghese passato da Milano e un vecchio amico tedesco che dalle nostre parti, pensate, ha quasi più trofei che presenze. Ce l’ha con qualcuno in particolare, Woland, quel qualcuno è il Maestro. Uno scrittore “spento” dai continui rifiuti che riceve da chi non vuole pubblicare il suo romanzo. E con la sua amata, Margherita, con cui non riesce ad essere felice e che lo cerca per impedirgli di arrendersi al suo destino.

Per 70’ la Lokomotiv è stata il nostro Woland, lo Stadium una Mosca silenziosa e attonita scossa soltanto dal canto incessante e monocorde di russi a petto nudo e da un gol che si stenta pure a ricordare, tanto è stato estemporaneo; e la Juventus? Una Margherita impotente che il suo Maestro stenta a trovarlo, dimenandosi come se indossasse un vestito che non le appartiene, e ormai quasi pronta a lasciarlo andare nella tristezza di una serata storta, una di quelle da Champions che conosciamo bene. C’è però che Woland, in realtà, non è arrivato con la sua ciurma per fare del male e ad un certo punto – combinandone un po’ delle sue – si mette a lavoro per ricongiungere Margherita e il suo Maestro. La sua maglia numero 10 è quell’opera che ha rischiato di sparire tra le fiamme di un addio estivo che sembrava ormai inevitabile, lui chiuso in una stanza di tristezza per giorni che sono sembrati mesi. Paulo Dybala da quella stanza è uscito, è tornato ad allenarsi e in un’altra città che inizia sempre per M non ci è più andato. Ha strappato il biglietto aereo e si è ripreso la sua Margherita, prima nella notte di San Siro e adesso con due gol, l’epigrafe più bella e importante.

Grazie Woland, o dovrei chiamarti Lokomotiv? Ti ringrazio e tra due settimane ci rivedremo, volerò su Mosca come il Maestro, ma con la Juventus, libero.

«E la memoria del Maestro, inquieta, la memoria trafitta dagli aghi, cominciò ad acquietarsi. Qualcuno lo stava liberando come egli stesso aveva appena liberato l’eroe da lui creato».