Macchina perfetta

di Vincenzo Ricchiuti |

Quand’è che s’è cominciato ad essere macchina perfetta ? Non straniatevi. La definizione è di Sky. Che alla fine s’è arresa, quella Juve così italo-tecnica è un congegno inespugnabile al quale mostrare deferenza. Giusto quella, visto che i denti no. Quelli si sono da un bel pezzo rotti. S’è cominciato quando s’è sposato il progetto di Max Allegri: mentalità adulta in un corpo giovane. Prendi, per amore o per forza, un giardino di tecnica pura e anche superiore al bisogno, una mezza dozzina di un po’ cazzoni ed un bel po’ galattici. Ne fai giocare, per amore e per forza, un bel tot di loro alternandoli in modo che ognuno nel coro, nella democrazia contributiva di voci, vuoi per forza vuoi per rumore, non si senta sicuro. Non si senta affatto. Li pieghi però nella loro purezza a un percorso fatto di calcolo, giudizio, malizie e ritmo da terza età quanno ce vo. Difesa collaudata e da record a chiudere il cerchio. E’ l’immaginazione che fa il compromesso storico con il potere. S’arriva così col Palermo a fare la parte scontata della capolista che ha ormai tutto sotto controllo, dell’ammazza campionato che splende di Pogba e di noia. Paul Pogba fa tutto. Assist dopo piroetta, traversa di nuovo usando il prato come nella pallamano. E goal finale, quello che chiude l’incontro, modello Capitan Uncino. Arriva da dietro al palermitano. Manco un cristone come lui possa davvero sparire ma del Mago Pogba ne sentiremo ancora parlare. Usa il piede come artiglio. Il Palermo Peter Pan di Ballardini, che aveva vissuto una ultima giovinezza di discrete occasioni da rete tenendo in bilico il parziale mai il totale nella prima frazione, diventa adulto lì. La magia di Pogba li invecchia, rendendo ornamentale il resto. Li invecchia fino alla morte.