Ma questa Juventus gioca con la difesa a 3 o a 4?

di Alessio Lavino |

“Se non vi siete mai accorti, ho sempre giocato con la difesa a 4”. Con questa semplice e secca risposta Andrea Pirlo gela l’uditorio durante la conferenza stampa pre-gara in vista dell’impegno europeo di domani sera contro il Barcellona. La domanda di Fabiana Della Valle (Gazzetta dello Sport) è precisa, chiara, netta e la risposta del tecnico bianconero lo è altrettanto, in perfetto stile Pirlo. Ma, alla fine, giochiamo a 3 o a 4?

Dietro questa domanda e, più in generale, dietro la filosofia del modulo di gioco si apre un mondo. Un mondo fatto di definizioni, di appunti sparsi, di manuali del gioco del pallone e di video tattici. Dibattito che essenzialmente divide allenatori, giornalisti e tifosi di ogni sorta in due scuole di pensiero: i semplicisti, da una parte, e i didattici, dall’altra.

Della prima categoria fanno parte tutti coloro che alla domanda “con che modulo giochi?” rispondono con l’eterno e anche un po’ depauperato dogma: “A voi piace parlare di numeri, moduli, etc. I moduli non sono importanti, conta solo l’atteggiamento dei giocatori”. Nella seconda categoria, invece, si identificano tutti quelli che “ma è 3-4-1-2 oppure 3-4-2-1?”, vivendo di pane, acqua e heatmaps. La ricerca di una verità assoluta potrebbe sembrare un’attività troppo pretestuosa, e pertanto esuliamo il presente articolo da tale compito. Al contrario, cerchiamo di fare chiarezza apportando semplici ragionamenti e “fatti di calcio applicato”, per capire se vale la pena porsi questa domanda oppure se il tutto sia un puro dilemma dialettico fine a se stesso.

Facciamo quindi un passo indietro e partiamo dalle fondamenta. Nel calcio esistono principalmente 3 fasi: possesso, non possesso e transizione. La transizione, soprattutto nel calcio moderno, sta diventando sempre più determinante nel decretare l’esito di un incontro grazie soprattutto a un maggiore atletismo e cura dei dettagli tecnici e a una maggiore attenzione tattica. Di fronte a un calcio sempre più dinamico e in evoluzione, risulterebbe quindi riduttivo parlare di un singolo modulo per tutti i novanta minuti di gioco. Immaginiamo di essere a bordo di un elicottero e di sorvolare stabilmente un campo di calcio durante lo svolgimento di una partita, muniti di una potente macchina fotografica. Ora osserviamo la nostra nuova Juve e facciamo qualche scatto. Analizzando le prime partite ufficiali della nuova stagione bianconera è parso difatti chiaro che la Juve abbia adottato delle soluzioni tattiche differenti a seconda del momento e delle fasi di gioco. L’impostazione palla al piede è sempre avvenuta con un assetto a 3 dietro, dalla prima gara contro la Sampdoria a quello di UCL contro la Dynamo Kiev per finire a quella contro l’Hellas Verona. E’ altresì vero che in fase di non possesso ragionato, le indicazioni di Pirlo sono sempre state di difendere con due linee da 4. A possesso perso, e in caso di transizione negativa, quando l’immediato contro-pressing non da esito positivo (in realtà quasi sempre, da quanto visto in queste prime apparizioni) la squadra si trova costretta a scappare costantemente indietro. Anche in quest’ultimo caso, pare ovvio che non si abbia il tempo materiale per risistemarsi a 4, in quanto la fase e i tempi di gioco non lo permettono (vedasi Crotone, ahinoi).

Esistono poi altre circostanze dettate dai giocatori a disposizione e dai momenti della partita. Avere o meno difensori tatticamente ordinati come Bonucci e Chiellini sposta di tanto la scelta tattica dell’adottare o meno le soluzioni sopra enunciate, quello che in molti chiamano modulo ibrido. Un altro parametro chiave in questa scelta è rappresentato dal fatto di essere o meno in controllo della gara e/o del risultato. Al momento, la scelta della linea a 4 è parsa da parte del neo-tecnico bianconero una soluzione per momenti di necessità (infortuni o inferiorità numerica) oppure di gestione ragionata e ordinata della gara (2-0 Kiev). Sfiderei chiunque, infatti, a dirmi che a Crotone abbiamo giocato a 4 dietro in undici contro undici, sia in fase di possesso che in fase di transizione negativa!

E allora ritorniamo alla domanda di partenza: abbiamo davvero sempre giocato a 4? Quanto di vero e quanta provocazione nelle parole di Pirlo? Unica certezza è che questa dichiarazione risulta essere vera solo se si rispolvera la definizione classica di modulo calcistico, guardando cioè esclusivamente alla fase di non possesso ragionato. Ritorniamo sul nostro elicottero, aspettiamo che la squadra sia in fase di non possesso consolidato per gli avversari, mettiamo a fuoco e scattiamo una bella foto. In quell’istante sì che si potrebbe apprezzare per davvero una difesa a 4, e il nostro tanto amato e discusso (non da tutti per fortuna) tecnico potrebbe aver detto un’innocente verità.

Momento amarcord: ricordate quando Massimiliano Allegri era solito schierare Andrea Barzagli come terzo di difesa centrale che all’occorrenza faceva il terzino destro? A tal proposito lo stesso tecnico toscano diceva sempre: “Se metto Barzagli a destra insieme a Bonucci e Chiellini, sto giocando a 3 o 4?”. Chiaramente anche in questo caso dipendeva dal momento della gara e dalle circostanze tattiche, in questo calcio dinamico che cambia sempre più velocemente rispetto a quanto noi riusciamo a capirlo e introiettarlo. Accettiamo quindi la frase un po’ sibillina e un po’ provocatoria del nostro mister, interpretiamola ma non abbracciamola come verità assoluta,  ricordandoci sempre che fra semplicisti e didattici, l’importante è non scadere mai nella banalità.


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