Ho visto cose che voi juventini… / 13  – Lunga vita ai gufi

di Giuseppe Gariffo |

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Se qualche anno fa il geometra Galliani avesse potuto avere, a suo uso e consumo, una classifica del genere, avremmo vissuto una sua celebrazione urbi et orbi e magari anche l’istituzione ad hoc di una patch sulla maglia rossonera. Neanche un tweet del profilo ufficiale Juventus, invece, e soltanto uno per gli altri numeri impressionanti di questo fine 2016: i 100 punti nell’anno solare e il 100% di vittorie casalinghe in uno Juventus Stadium nel quale, anzichè costringere ogni maggio gli inservienti a sostituire il Tricolore per aggionare il numero apposto, si potrebbe ornare l’entrata ovest con un sempreverde “Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”.

 Un alieno appena atterrato sul pianeta penserebbe che – pur essendo alla ricerca del sesto scudetto consecutivo, che non avrebbe pari nella storia del calcio nostrano – società e tifoseria bianconera siano ormai focalizzate sulla conquista dell’Europa e tendano a considerare normale routine le vittorie in serie A. Sappiamo bene che così non è, e che le celebrazioni sobrie siano, prima ancora che di una tradizione sabauda, figlie della consapevolezza che il campionato è ancora tutto da conquistare e che solo fra pochi giorni si assegnerà il primo trofeo stagionale: quella Supercoppa Italiana che “vale come la Coppa del Nonno” se la vinciamo noi, ma finisce per somigliare maledettamente alla Champions League se la perdiamo.

Perché invece le vittorie italiane sono sempre più gustose, altro che noia! E questa sapidità la dobbiamo a una variante umana molto diffusa in Italia, che potremmo definire banalmente antijuventino e che da alcuni anni assume sempre più le sembianze ornitologiche del gufo. Se non esistessero i gufi, essere juventino sarebbe molto meno interessante. Perfino il presidente Agnelli, nel discorso della cena aziendale di fine anno, ne ha colto gli aspetti peculiari sfruttandoli in ottica motivazionale. “Non importa chi vince, basta che non sia la Juve”, lo slogan più o meno celato. Non so voi, ma ogni anno io aspetto con ansia i primi commenti estivi del tipo “quest’anno per voi sarà dura, non lo rivincete”, “torneranno le milanesi e la festa è finita”, “Roma e Napoli ormai vi hanno raggiunto”, anche se spero sempre in qualcosa di più intrigante, del tipo “vedrai che Higuain alla Juve non farà niente, lui e Dybala non possono giocare insieme e Pjaca a gennaio andrà via”. E, vi giuro, c’è stato chi me l’ha detto. Non controbatto mai, allargo le braccia possibilista e registro o screenshotto. Poi a maggio restituisco, attingendo dalle risposte a nuovo materiale per il futuro, perché a ogni nostra vittoria corrisponde ovviamente una motivazione complottista, un alibi o una situazione contingente che l’anno dopo, secondo i gufi, non si ripeterà.

Ma la vera novità di questi anni è che c’è stato un upgrade del gufaggio. Ad assumere le sembianze dell’uccellaccio non sono più solo tifosi delle altre squadre ma addetti ai lavori, giornalisti, ex-calciatori (anche ex-juventini che dichiarano “qui a Sky abbiamo fatto apertamente il tifo per la Roma”) che senza più veli auspicano un avvicendamento ai vertici del calcio italiano, inventando ogni archetipo (o algoritmo?) possibile per lasciar presagire la prossima caduta di Madama.  Le interviste settimanali a Boniek, Pruzzo, Pagliuca e company, gli editoriali cangianti di Sconcerti (cito solo il più famoso), le esortazioni accorate di Leonardo Araujo a De Rossi (“prendi in mano quello spogliatoio, Daniele, quest’anno si riapre tutto”), gli elogi al “bel giuoco spumeggiante” dei terzi in classifica, il rumore di specchi per la non ammonizione a Sturaro e la distinzione caressiana tra “didatticamente rigore” e “vero rigore” per lo sgambetto a Mandzukic, la collaborazione di Orsato sul gol di Higuain (“De Rossi avrebbe fatto fallo e Higuain non sarebbe mai passato, se l’arbitro non avesse ammonito scientificamente Capitan Futuro dopo 10’”), sono la ciliegina sulla torta di questi giorni meravigliosi. Se l’amico, il collega, il cliente antijuventino potrà al massimo rallegrare i nostri lunedì al bar, questa new generation di gufi carica anche i nostri undici guerrieri in campo. Nell’attesa, speriamo ormai non troppo lunga, di sollevare la Coppa con le orecchie (che chissà quale grande macchinazione avrà alle spalle, quando sarà nostra), godiamoci e festeggiamo appieno queste vittorie italiche, anzi speriamo che non finiscano mai e Tavecchio debba istituire una patch e una premiazione apposite per il secondo classificato.

 

Lunga vita ai gufi!