L’ultima riga della favola 2018/19: Zidane alla Juventus

di Luca Momblano |

 

Come se fosse ieri, erano il 2015 (Berlino e i grandi saluti di Tevez, Pirlo e Vidal), poi il 2016 (l’Ottobre Rosso e Patrice Evra che misura la sottile linea tra l’eroe e il pirla), quindi il 2017 (campionati come noccioline e Cardiff, le troppe parole dentro e fuori la Juve, l’infatuazione per Dani Alves e le speranze su Douglas). In realtà dentro queste parentesi ci starebbero grappoli di cose, nomi, domande, risposte soprattutto sul campo. Ma il comune denominatore è sempre stato uno solo, anzi due: lo spartiacque dell’estate 2018 per chi amava le visioni astratte, l’incolmabile cronica distanza dai 3/4 top club europei per chi ne deve sempre trarre una conclusione cinica.

 

Chissà quali delle due posizioni fosse la più gettonata in società, dove si parla di massimi sistemi ma dove si è poi costretti a tradurli in semplificazioni pratiche (questo percorso rappresenta l’esatto motivo per il quale esistono le catene di comando e i settori di competenza). Il massimo della sintesi possibile e immaginabile portava a Cristiano Ronaldo, “contro questi due qua sinceramente più di così io non posso fare” il leggendario e caustico sfogo di Allegri dopo lo 0-3 di Torino, Allegri che sotto la colonna dei pregi ha senza se e senza ma la dote estrema della sintesi. Il resto dell’utile e superficiale sulla vicenda CR7 è stato quasi tutto raccontato (non ancora per esempio che la firma decisiva è avvenuta in una villa affittata ad hoc a quattro passi dalla Malpensa), quindi passiamo oltre, cioè all’estate del 2018 perché senza neanche prendere il fiato si è già arrivati.

 

La prima pagina è stata già scritta, ed è una favola.

C’era una volta un’affascinante Vecchia Signora gratificata dalla sua intensa vita eppure eterna insoddisfatta. Viveva dentro un paradosso. Così la raccontavano i suoi figli e i suoi nipoti, così la accusavano i sudditi di un regno costruito lungo un secolo di fiducia e prosperità. Fin quando un giorno la Vecchia Signora, che aveva da tempo rinunciato alla vana necessità di sentirsi bella, capì che la chiave della felicità era ancora un po’ più in là, più in avanti, oltre quel panorama che fissava gli antichi fasti dal terrazzo del Galileo Ferrarsi. La chiave era uscire dal mito dell’eterna giovinezza, perché non si può essere vecchi dentro e giovani fuori. La coerenza con il momento storico andava riconquistata, perché è ciò che l’aveva sempre resa forte e ammirata, a testa alta anche di fronte alle rivolte e alle intemperie, convinta e convincente, all’occorrenza visionaria. Giovane dentro e giovane fuori non poteva più esserlo, da tempo. Vecchia dentro e vecchia fuori è ciò che le veniva imputato, forse anche dai figli e dai nipoti. Ecco allora che quel giorno la soluzione fu davanti ai suoi occhi: vecchi fuori e giovani dentro…”.

 

La favola avrà un suo plot, e solo i personaggi reali lo scriveranno per noi. La Vecchia Signora incontrerà nuovi e antichi eroi, sarà chiamata a impensabili prove, disporrà di strumenti magici e cercherà di far valere le proprie idee, si imbatterà in tremendi antagonisti, fisserà e aggiornerà obiettivi, affronterà ostacoli, darà spunto per nuove parabole. Perché La Vecchia Signora ha messo di nuovo piede fuori dal suo regno. E’ una favola che nessuno di noi ha già letto, sarà entusiasmante nel suo generoso mix tra epico, tragicomico, drammatico e documentaristico.

 

L’ultima riga, cari vecchi lettori lo ammetto, l’ho già letta da qualche parte: “Zinedine Zidane alla Juventus”.