L’ultima partita di Gaetano Scirea

di Mario Sironi |

E’ il 15 maggio 1988 . La Juve allenata da Rino Marchesi, ormai orfana di Michel Platini, affronta la Fiorentina nell’ultima partita di campionato. In palio (si fa per dire) c’è un posto Uefa, per il quale si stanno battendo anche i cugini del Toro, affiancati a pari punti. Partiamo da Milano con mio padre, a bordo della sua Fiat Croma (“la guida anche l’Avvocato” , mi dice orgoglioso) e arriviamo al Vecchio Comunale. Le partite si giocano ancora tutte alle tre del pomeriggio. Altri tempi, davvero.

Il settore è il solito: rettilineo distinti davanti alla tribuna centrale, con quei gradini bassi che impediscono di sedersi e la partita si guarda in piedi. E guai a chi si lamenta. E’ una squadra, quella bianconera del dopo-Michel, che gioca un calcio farraginoso, legata alle lune di Laudrup e Mauro e alla vena (sic) realizzativa del gallese Rush. Ma quella trentesima giornata è soprattutto l’addio al calcio di Gaetano Scirea, un gigante di tecnica e personalità, un grande uomo prima ancora che un grande calciatore. Il primo tempo scorre con i viola che fraseggiano benissimo con i loro talenti Roberto Baggio e Ramon Diaz: niente male. Poi Baggio segna l’uno a zero, Tacconi battuto, Juve sotto di gol e intervallo.

Nella ripresa, ecco Gaetano: entra al posto di Bonini, tutto lo stadio lo accoglie con un applauso scrosciante per questa sua ultima recita. Un cambio tattico singolare, infatti Gaetano gioca stranamente assieme al suo (presunto) erede Tricella, occupando una zona ibrida del campo. Ma anche Scirea non può far nulla – con le sue 35 primavere sulle spalle – contro una Fiorentina vivace e pungente. Poi , nonostante due pali colpiti nientemeno che da Ian Rush, Di Chiara segna il secondo gol per i viola. Gigi De Agostini accorcia le distanze e Buso (ve lo ricordate?) getta al vento il pareggio al 90’.

La Juve perde in casa l’ultima partita della carriera di Scirea. Lo stadio però lo applaude e lui ricambia il saluto, ricordo bene, con la compostezza e modestia che sempre lo ha contraddistinto, ma che non gli ha impedito di diventare uno dei difensori più forti della storia del calcio. Niente giri di campo e proclami, un addio in sordina come nel suo stile, anche se da lì a pochi mesi lo vedremo in panchina come secondo di Dino Zoff, per una nuova avventura da allenatore che non decollerà mai per la tragedia che tutti conosciamo.

Torniamo a casa da Torino, delusi e un po’ tristi per una pagina di calcio che si chiude. Non sappiamo ancora che da lì a pochi mesi il destino ci porterà via per sempre l’uomo più juventino mai esistito, un campione di vita e di sport fuori dal tempo. Chissà come si sarebbe trovato nel calcio trita tutto del 2000, senza più bandiere e con i calciatori impegnati a volte più a twittare che ad allenarsi . Forse Gaetano sarebbe stato un ottimo antidoto. Sono passati 30 anni . Ciao Gae, ci manchi


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