L’ottovolante bianconero

di Giacomo Scutiero |

Gli alti e i bassi, il nostro Paese e l’infuori. Non c’è scelta da parte di chi gareggia, siamo noi che possiamo scegliere se urlare e godere oppure tacere e contestare. Oppure entrambe le cose, perché il bianconero non è sempre un obbligo anche per chi tifa da una vita.

Il gioco è durato poco e, se non il massimo del divertimento, è stato bello. Vicino casa non abbiamo affrontato le montagne russe, non abbiamo percorso binari in salita, abbiamo disceso coi carrelli sempre ben agganciati.
Un periodo comunque ed ovviamente impegnativo, ma con assenza dell’ansia e del timore di fallire l’obiettivo.

Un altro giro completato, il numero otto, quello che fa scrivere simboli d’infinito e fa cominciare a perdere il conto tanto è alto. A destinazione, si gode in massa; durante il cammino, però, le sensazioni sono state differenti.

Urla, colpi, urti, mani in aria: come in un ottovolante, si arriva in alto, in altissimo, ed in basso, il basso meno previsto e dunque la cui esplorazione è quanto mai complicata.
Tanto tempo, tanto denaro, tanti giri. E poi la corsa termina e non pochi sono più nauseati che esaltati.

Talvolta, c’è poca logica. L’argomento non è governabile, l’ingordigia dettata dal dominio diventa un rifugio: qualcosa sta divorando qualcuno, quel che fino a poco fa esaltava viene controllato perché il sogno creduto alla portata resta tale.

Che tu stia esultando o sbattendo la porta, è molto difficile tenere i piedi per terra. Tanto bene, tanto affetto, tanta tenerezza, tanto amore. Cross tra i sentimenti: contenti, ma non felici; “Mai più”, sapendo di mentire.
Vale la pena continuare a girare portando rispetto ed applaudendo chi merita tutto questo da quasi un decennio.

C’è qualche compagno in meno sulla giostra, comunque vince il divertimento sul poco voltastomaco. Inerzia, conservazione dell’energia positiva, sfuggendo alla noia ed alle ostentate rabbia e rassegnazione; andiamo a coprire il caos emotivo con la beatitudine del trionfo.

È Pasqua.
Qualcuno degli irrequieti inizia a pregare.

Ma questo non vuol dire tornare a credere.