L’Ottavo senza Champions, supereremo anche questa

di Luca Momblano |

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Dove eravamo? Dove siamo? Dove saremo? Il giorno dello scudetto non è mai un giorno come gli altri. Sia che non te lo aspetti (ma sei juventino, quindi sotto sotto te lo aspetti sempre, c’è sempre un appiglio, c’è sempre un ragionamento mentale che esula anche da quanto siano forti e attrezzati gli altri), sia che sia atteso (mai dovuto, mai scontato), sia che diventi una priorità (per esempio quella del riscatto tutto italiano post-Calciopoli, superato in questo senso dopo i tre anni di Conte, ma motivo recondito dell’incattivirsi per otto anni o dieci o dodici), sia che diventi una parentesi lampo tra una bruciante eliminazione in Champions League e l’incalzare del totoallenatore e del totocalciatori.

Dove sono oggi? In diretta televisiva. A viverla in presa diretta raccontando minuto per minuto la partita contro la Fiorentina. Come ho fatto per l’Ajax, con la tentazione finale di togliere la giacca e scaraventarla in mezzo allo studio. Dove ero il giorno di Trieste? In uno studio tv a Vinovo, tenendoci per mano perché l’onda sarebbe ricominciata al termine di quel Cagliari-Juventus firmato Mirko Vucinic e un’autorete che ci ha permesso di staccare gli occhi dai monitor e scaricare l’adrenalina. Vucinic che fu anche l’ultima persona che vidi prima di salire in macchina e andare a dormire ore 4.30 della mattina. La squadra era già rientrata nel frattempo, noi nel frattempo avevamo consumato sette ore di diretta ad ascoltare tutti, a utilizzare per la prima volta i social per tracciare le reazioni dei protagonisti, a capire che finalmente eravamo ripartiti.

In quel 6 maggio 2012 si è acceso un motore che non si è mai spento. E, guardando indietro, ogni spavento, ogni rumore sospetto, ogni spia che sembrava lampeggiare dentro il quadro bianconero, portava dietro strascichi e dibattiti sempre superati dalla potenza del giorno dopo, del passo avanti, del rilancio che è la parola chiave di questa seconda (o terza?) fase della gestione Andrea Agnelli.

Non è stato sempre per tutti uguale, c’è per chi hanno pesato tanto o poco, tantissimo o relativamente poco, ma in questo incredibile percorso che ormai viviamo con naturalezza ci sono state: la squalifica di Antonio Conte, la prima sconfitta interna in Champions League allo Stadium, un’eliminazione nei gironi, un’Europa League con finale a Torino tra una spagnola e una portoghese, l’addio a Matri e Giaccherini, due finali di Champions perse con almeno due gol di divario, la cessione di Paul Pogba (le altre non erano cessioni, ma in qualche modo dismissioni), tre Supercoppe Italiane perse, il saluto a un quasi eroe di Coppa che tornava al Real Madrid, un momentaneo dodicesimo posto, un’eliminazione agli ottavi di finale in vantaggio di due reti, i primi tre punti del Napoli allo Stadium, Bonucci al Milan, una rovesciata, un rigore contro al novantesimo e un quantitativo industriale di vittorie di misura in campionato.

Dove sarò il giorno del prossimo scudetto ancora non lo so, ma so dove saremo domani. Qui o in qualunque luogo a parlare di Juve. Anche con gli arrabbiati e gli inviperiti, che saranno i primi a superare centottanta minuti di una storia enormemente più grande di noi e di chi aspetta che tutto questo un giorno abbia fine. Coloro, rivali, che non riescono neppure più a essere né arrabbiati né inviperiti.