Mounier, poi il nulla: Gigi (quasi) impenetrabile tra le mura dello Stadium

di Jacopo Azzolini |

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Domenica 4 ottobre 2015. Juventus-Bologna, settima giornata di Serie A. Dopo un avvio di campionato desolante, che stava iniziando a creare molti dubbi sul modo in cui la società aveva gestito la ricostruzione post Tevez, Pirlo e Vidal, pareva che le cose stessero iniziando a migliorare. Il martedì prima, infatti, la Juventus aveva superato il Siviglia in Champions con una prestazione molto convincente, caratterizzata anche dall’esordio di Khedira, che aveva subito mostrato a tutti quanto fosse un giocatore di una categoria superiore rispetto alla media.

Insomma, la sfida casalinga contro un avversario piuttosto agevole – il Bologna di Delio Rossi, che anch’esso aveva iniziato molto male la stagione – era vista sia come un modo per fare punti, sia come palcoscenico per tornare a trasmettere un po’ di fiducia a tutto l’ambiente. Nonostante un avvio propositivo dei bianconeri, furono i felsinei a passare in vantaggio. Un cross dalla trequarti di Masina venne letto male dalla retroguardia bianconera. Mounier ne approfittò e calciando di prima superò un Buffon non particolarmente reattivo.

 

Fortunatamente, la Juventus riuscì a recuperare, vincendo la partita per 3-1 grazie ai gol di Morata, Dybala (su rigore) e Khedira. Tuttavia, il vantaggio bolognese aveva provocato un bello spavento tra le fila juventine, soprattutto perché manteneva una preoccupante tendenza che perdurava dall’inizio della stagione: sostanzialmente, gli avversari segnavano al primo tiro in porta. Era già successo contro  Udinese e Chievo, due passi falsi che avevano fatto nascere sotto i peggiori auspici la stagione juventina, principalmente dal punto di vista psicologico

Certo, le difficoltà non terminarono  dopo la vittoria col Bologna. Il 28 ottobre ci fu il punto più basso dell’ultimo quinquennio juventino, la sconfitta a Reggio Emilia che spedì i bianconeri a -11 dalla capolista Roma, debacle che sembrò compromettere definitivamente la stagione bianconera. A quei tempi, ipotizzare il quinto scudetto consecutivo, le 15 vittorie di fila e l’imbattibilità di Buffon per 973′ sarebbe stato visto come fantascienza. Ed invece, ciò che è accaduto è ormai storia, per fortuna.

La sfida col Bologna fu però l’avvio di un aspetto tanto interessante quanto notevole, di cui si parla forse troppo poco, che però manifesta a pieno la forza di questa squadra. Il gol di Mounier, infatti, è l’ultima rete su azione (intendendola non come conseguenza di calci piazzati) subita da Buffon allo Juventus Stadium in match di campionato.  In 16 gare (compresa la prima giornata di quest’anno contro la Fiorentina), la Juventus ha subito la miseria di 3 gol totali tra le mura amiche: uno su rigore, uno su corner e uno su punizione ribattuta. Solo uno di questi nel 2016.

Quello su punizione capitò nel derby del 31 ottobre, in quella che molti reputano la partita della svolta. Dopo che il primo tempo si era chiuso col vantaggio bianconero, ad inizio ripresa Bovo calciò malamente una punizione dal limite, centrando Baselli. Il difensore granata, però, si avventò subito sul pallone e con un’incredibile bordata mancina pareggiò l’incontro, trovando un gol che gli mancava addirittura dal 2011. Come dire, non era neanche eccessivamente fortunata la Vecchia Signora in quel periodo. Poco dopo, su un altro calcio piazzato (questa volta un corner), Buffon effettuò il gesto tecnico forse più importante della stagione, salvando miracolosamente su Glik.

Allo scadere, Cuadrado fece tirare un sospiro di sollievo a tutto l’ambiente Juve. Fu l’inizio della riscossa, la prima di 15 vittorie consecutive, anche se sarebbe passato ancora un po’ di tempo prima di rivedere una Juventus convincente in toto.

Per la verità, nella successiva gara casalinga – match col Milan vinto con un tirato 1-0 grazie a Dybala – si rischiò seriamente di subire un altro gol. Per fortuna, Cerci impattò malissimo il cross di Bonaventura, cannando totalmente il colpo di testa e graziando così Buffon.

L’ultima partita allo JS dell’anno solare fu il decisivo successo (sia per la classifica che per il morale) contro la Fiorentina di Paulo Sousa, formazione che pareva esprimere un football folgorante. Buffon si fece battere in avvio dal rigore di Ilicic (ultimo gol subito in assoluto allo Stadium nella stagione 2015-2016): per il resto, i viola quella sera non crearono alcun altro serio pericolo. Fu forse la prima gara del campionato in cui mostrarono in maniera vidente i loro limiti, che sarebbero poi scoppiati nella seconda parte di stagione. Comunque, era ormai tornata la Juventus che tutti conoscevano, una squadra di una solidità quasi imperforabile. Lo stesso Sousa, nel dopo gara, sottolineò quanto fosse difficile segnare a una difesa del genere.

Il 2016 si aprì con una facile vittoria contro il fanalino di coda Verona. In quella gara, Buffon si rese comunque protagonista di una delle parate più belle della stagione, deviando con un guizzo da ventenne la stupenda girata di Pazzini, un intervento da vedere e rivedere. Come potrebbe dire una nota pagina Facebook spopolata nell’ultimo anno, questa giocata “‘è già nostalgia”.

Poco da segnalare nelle due gare seguenti, dove la Juventus ebbe la meglio (seppur a fatica) contro Roma e Genoa, senza concedere grosse chance agli avversari. L’unico brivido lo fece correre Pjanic allo scadere, e tra l’altro solo su calcio di punizione.

Ormai la squadra era prossima alla vetta della classifica, a -2 da un Napoli che venne a Torino 13 febbraio. Il celeberrimo gol di Zaza al minuto 88 riportò i bianconeri in testa, e da lì non sarebbero stati più raggiunti. Juventus-Napoli fu una sfida essenzialmente equilibrata e bloccata, come spesso succede ai big match italiani. Allegri riuscì tutto sommato a limitare con successo il potenziale offensivo partenopeo, anche se ci furono due occasioni in cui si rischiò seriamente di subire il primo gol dell’anno allo Juventus Stadium.

In uno dei rarissimi casi in cui a Higuain vennero concessi i presupposti per pungere, Bonucci si immolò con un intervento più decisivo di un gol, salvando la propria porta. Un altro dei momenti chiave della stagione.

Nel secondo tempo, né Bonucci né Buffon avrebbero però potuto fare molto sul bolide improvviso di Marek Hamsik. Per fortuna, la conclusione dello slovacco fu leggermente imprecisa. D’altronde, se vuoi instaurare un record d’imbattibilità, devi anche sperare che in determinati frangenti la fortuna possa girare a tuo favore…

 

Quindi, come già detto, Zaza fece esplodere lo Stadium e consentì ai bianconeri di scavalcare il Napoli. Per la prima volta in tutta la stagione, la Juventus era prima in classifica, al posto che le competeva. Ai ragazzi di Allegri bastarono solo due settimane per allungare ulteriormente su Sarri: nel lunedì 29 febbraio i partenopei impattarono 1-1 al Franchi, dopo che la sera prima la Juventus aveva superato 2-0 l’Inter.

La squadra di Mancini era reduce da un girone di ritorno iniziato con una media punti quasi da retrocessione. Contro di loro, la Juventus macinò gioco e occasioni, trovando però qualche difficoltà di troppo nell’archiviare la pratica: la gara si sbloccò solo nella ripresa e il gol della “sicurezza” giunse all’84’. Nonostante una prova di sofferenza, i nerazzurri ebbero comunque le loro opportunità per segnare. Ciò sarebbe stato un grosso peccato: lasciando ovviamente da parte l’importanza della partita, mancavano solo più 184′ per consentire a Buffon di superare il record di Sebastiano Rossi e permettergli così di scrivere una nuova importante pagina nella storia del calcio italiano.

Per fortuna, quella sera Icardi non dimostrò la solita freddezza sotto rete.

Inoltre, lo stesso Buffon mantenne inviolata la propria porta, deviando allo scadere una conclusione di Eder da distanza ravvicinata. In effetti, sarebbe stato un vero peccato vedere infrangere il sogno del record a causa di un gol tanto inutile…

 

Le successive vittorie contro Atalanta e Sassuolo consentirono a Buffon di arrivare ad appena 4′ dal record d’imbattibilità appartenente a Sebastiano Rossi. Nel derby della mole del 20 marzo, il carrarese superò l’ex milanista, portando il parziale totale a 973′ (al 3′ della ripresa Belotti segnò su rigore interrompendo così la striscia) e firmando un nuovo importantissimo traguardo della sua grandiosa carriera.

Il fortino casalingo, comunque, continuava a reggere contro qualsiasi avversario. Scricchiolò un pochino contro l’Empoli quando, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Saponara si divorò quello che pareva un gol fatto.

 

Poco dopo, Buffon intervenne così su una pericolosa conclusione del sempre insidioso Pucciarelli.

 

La vittoria per 1-0 contro i toscani fu quella che di fatto archiviò lo scudetto. Il crollo del Napoli ad Udine portò a 6 le lunghezze di vantaggio dei bianconeri.

La successiva gara casalinga, contro un Palermo in grossa difficoltà, avvicinò ulteriormente la Juventus al titolo. Doveva essere una pura formalità, una giornata di festa: il 4-0 divertì sicuramente il pubblico, tuttavia purtroppo la partita è ricordata per essere quella del terribile infortunio di Claudio Marchisio, col principino che si ruppe il crociato a causa di un duro scontro di gioco con Vasquez. Dopo il vantaggio di Khedira, la Juventus non disputò un primo tempo sublime, anzi dalle parti di Buffon capitarono molti più pericoli rispetto alle abitudini. Probabilmente, la squadra era anche un po’ scossa per quanto accaduto a Marchisio ad inizio match: fin da subito si capì che era qualcosa di serio.

Comunque, al 31′ Barzagli salvò un Buffon ormai battuto, intercettando il tocco ravvicinato di Trajkovski.

 

Pochi minuti dopo, al termine di un batti e ribatti all’altezza del dischetto, Chochev andò molto vicino dal segnare il primo gol del 2016 allo Juventus Stadium: fortunatamente, la sua conclusione mancina sfiorò soltanto la traversa.

 

La Juventus chiuse il proprio campionato casalingo contro Carpi, Lazio e Sampdoria, poco più di semplici allenamenti contro avversari che – con l’eccezione degli emiliani – non avevano più nulla da chiedere alla classifica. Pertanto, ci fu davvero poco da segnalare.

La stagione in corso si è aperta col primo gol subito allo Stadium nell’anno solare, per fortuna ininfluente. Gol venuto, tra l’altro, in una gara quasi totalmente dominata dai bianconeri, dove il gol su corner di Kalinic è stato sostanzialmente l’unico spunto offensivo di tutta la Fiorentina, provocato da una doppia disattenzione di Alex Sandro.

 

Tuttavia, la rete su azione deve ancora arrivare. Se già la Juventus ha di suo forse la difesa più forte del mondo – reparto che forse è il simbolo principale dell’intera squadra -, va aggiunto il fattore Stadium, che continua a dimostrarsi un valore aggiunto per i bianconeri. Oltre al dato impressionante di vittorie tra le mure amiche (16 su 19 partite nella stagione 2015-2016: gli unici 3 passi falsi sono avvenuti nel già citato terribile avvio di stagione), è incredibile pensare che dal 18 ottobre al 14 maggio, la Juventus in casa abbia subito la miseria di due gol, uno dei quali su rigore. E’ incredibile pensare che la prima rete dell’anno solare sia arrivata addirittura il 20 agosto, tra l’altro su un calcio piazzato con errore di un singolo. Insomma, se si dice che la chiave per vincere in Italia sia la difesa, ecco spiegati ulteriormente i motivi dei continui successi della Juventus.

Non è poi andata così male, soprattutto se si pensa al punto in cui ci ritrovavamo dopo quel gol di Mounier a Torino.