Londra, la nuova capitale del mercato bianconero

di Gianluca Garro |

Non è facile scrivere di Fabio Paratici in questi giorni d’agosto. La sua figura, nonostante le operazioni magistrali di calciomercato quali l’acquisto di CR7 e di de Ligt, appare controversa, con tifosi addirittura inferociti per l’ipotesi di scambio tra Dybala e Lukaku, o per la cessione di Joao Cancelo, un po’ alla stregua della perdita per molti esiziale di Caldara nel calciomercato del 2018.

Ma chi è Paratici?  Un uomo “solo al comando”? Lo abbiamo detto mesi fa di Andrea Agnelli , il decisore finale di questa Juventus, come è giusto che sia.

Naturalmente tutti sappiamo che non è così. Paratici lavora alle strategie della Juve, anzi forse ne è l’ispiratore principale, soprattutto è l’organizzatore del lavoro atto a mettere in pratica le strategie di programmazione del Club. Ma lavora a stretto contatto con Nedved e la guida di Andrea Agnelli è importante.

Quello che ci interessa capire non è cosa rappresenta o cosa è Paratici all’interno della Juve ma il suo modus operandi.

La Juve inglese – La nostra tesi  deriva dall’osservazione degli ultimi mesi di lavoro di Paratici: il nostro DS vuole portare la Juve a ragionare e ad operare alla maniera di una grande squadra della Premier League.

Innanzitutto il riferimento spaziale. Ormai Fabio non lavora quasi più a Torino, alla Continassa, dove pure può incontrare il Presidente , l’allenatore o i giocatori. Soprattutto in questo periodo di mercato impazzito il nostro opera stabilmente negli uffici che la Società ha aperto a Londra.

Pian piano già dall’estate scorsa, la capitale britannica ha sostituito anche Milano, sede di numerose trattative. Un crocevia di affari la City, naturalmente non solo per il calcio. Per tutto ciò che fa business e ricchezza sulla piazza europea seppur in tempo di Brexit. Qui Paratici ha buon gioco a trattare con i dirigenti delle big della Premier, soprattutto con i due colossi di Manchester che un po’ alla stregua della Juve hanno spostato la sede del loro lavoro principale nella City magari facendo qualche chilometro in meno.

Ma il modus operandi tipico della Premier non si esaurisce frequentando il salotto buono. Ma si snoda nella realizzazione di strategie di crescita nell’ambito tecnico.

Gli indizi  – Portano  tutti ad un interesse spiccato per i talenti del campionato inglese. L’ultimo è Lukaku che deve la sua crescita alle big inglesi dopo l’esperienza all’Everton che gli ha dato la giusta spinta. Si parla poi tanto dello scambio Cancelo-Danilo, ormai in dirittura d’arrivo. Guardiola voleva il terzino destro portoghese, congeniale ai suoi tanto celebrati schemi. La Juve è interessata a venderlo al City, ma in cambio chiede Danilo che nel calcio inglese è da un po’ di anni con risultati altalenanti.

Al calcio inglese la Juve guidata da Paratici si è rivolta per trovare il tecnico del famoso cambio di mentalità e di gioco inaugurato quest’estate, figlio della cocente sconfitta contro l’Ajax. Il tentativo principale, che tanti danno per mai fatto o addirittura assurdo (ma poi perché?) la Juve pare che l’abbia fatto con Guardiola. Ipotesi naufragata. Il Maurizio Sarri che in Premier, soprattutto dopo la vittoria dell’Europa League, ha fatto forse quel salto di qualità internazionale prima solo auspicato è seppur parzialmente, un “prodotto” della Premier League e non a caso è a Londra che i dirigenti della Juve sono andati a scovarlo.

Ed è poi In inghilterra, all’astro nascente Everton, che la Juve ha venduto il giovane Moises Kean che ha fruttato una plusvalenza di più di 20 milioni di euro.

E chissà che campioni come Pogba o  Eriksen non possano veramente essere una sorpresa finale di un mercato difficile ma stuzzicante come quello di quest’anno.

I motivi  – L’Inghilterra è in questi anni l’ombelico del mondo del football mondiale. Non a caso sono state due squadre inglesi a contendersi la Champions col Manchester City che per poco non centrava la Finale. E’ in Inghilterra che scorrono i milioni di euro , vera linfa vitale di un sistema sempre più ricco che corre a velocità impressionanti. E’ in Inghilterra che i procuratori-draghi stile Raiola e Mendes  operano con maggiore frequenza, raggranellando commissioni milionarie e di fatto orientando le scelte delle squadre che si affidano a loro in joint venture produttive per tutti. Lo ha fatto anche Paratici, grande alleato di Mendes la scorsa estate per portare a termine l’affare CR7 e amicone quest’anno di Mino Raiola con cui ha realizzato l’affare de Ligt e sta portando avanti in una stretta alleanza il sogno Pogba.

Ma fa bene Paratici? – I tifosi molto spesso sono lontanissimi nelle loro valutazioni da quelle della Società della Continassa. Per tante ragioni, soprattutto sentimentali. Il tifoso fa fatica a considerare la cessione di un campione che si è identificato con la maglia bianconera. Invece la Società deve anche prendere in considerazione cessioni “eccellenti” per plasmare il “roster” che si è prefigurata in fase di programmazione e che coincide con gli obiettivi tecnici ed economici del Club.

Allora quel che dobbiamo capire è che dopo anni in cui il Bayern Monaco è stato l’esempio, la strada che si è percorsa nel cammino di crescita ora la Juve punta a divenire una Società all’inglese. Gioco aperto, europeo, grandi investimenti soprattutto in prospetti giovani, alternati a grandi personalità anche tecniche di spessore ed esperienza e ricerca della crescita del fatturato con sponsorizzazioni, marketing e ricavi dal merchandising a livello globale. Sono ora il Manchester United o il City ( a meno che non arrivi una squalifica) o il Chelsea o il Liverpool o l’Arsenal i fari da seguire.

Resta da capire se tutto questo, cioè un obiettivo così ambizioso sia percorribile per la nostra Juve. Per i tifosi certe mosse sono difficili da capire, si capiscono solo a posteriori. Ecco a posteriori. Ne riparleremo


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