Lollo, il Carpi, il sogno e i benedetti giornali: tutto in un minuto

di Juventibus |

Per la verità sono almeno dieci minuti che abbiamo smesso di giocare ma, in fondo, va bene così. La partita è in cassaforte e, con lo spumante in frigo e la testa proiettata alla sosta natalizia, tutto sommato è già tanto esser qui con un doppio vantaggio dopo una partita in rimonta, termine ormai di casa tra le mura bianconere. Però siamo molli, si vede ad occhio nudo e l’unica consolazione è l’assuefazione al ritmo sudamericano da parte degli avversari, incapaci di intuire la spina staccata dei ragazzi di Allegri.
I minuti scorrono alla loro normale velocità. Né troppo lenti come quando sei 1 a 2 a Barcellona nei supplementari in 10, né troppo veloci ed è superfluo rammentare quando. Le partite durano fino al triplice fischio, una verità sacrosanta. Tutt’al più si può usare il metodo di un minuto di sconto per ogni rete di vantaggio superiore alla prima. Sei due reti avanti? Bhè, se manca un minuto appena, ti chiami Juventus e giochi contro una neopromossa impelagata nei bassi fondi della classifica, puoi stare sereno, gustarti una bella birra fresca e cominciare ad aggiornare mentalmente la classifica.
Ed invece no, quel metodo è solo un esercizio scaramantico, l’ennesimo, utile solo ad esorcizzare il demonio, a far scorrere gli ultimi secondi al sol fine di rendere assoluta l’impossibilità relativa della rimonta. Anche se, a pensarci bene, forse manca qualche spicciolo più di un minuto (ho rimosso tutto) e la regola potrebbe ancora valere, dimmi comunque quanto è innocuo quel pallone e quanti ne ha rinviati con naturalezza il nostro virgulto centrale nel corso della sua carriera. Insomma tutto sotto controllo, con un battito cardiaco nella norma ed una media di una rete subita sull’unico tiro in porta della partita rigorosamente rispettata.
E’ un attimo. Buffon raccoglie la sfera dal sacco imprecando contro i suoi colleghi in Paradiso, mentre i suoi dieci compagni improvvisamente appaiono, ciascuno, come quel “coniglio bagnato” di americana memoria. Gli avversari sono, tutt’al contrario ed improvvisamente, il Barcellona. La testa, la tensione e l’attimo nello sport sono ingredienti fondamentali quanto le gambe ed il talento. Fatto sta che quell’attimo sembra coglierlo il Carpi (questa mi è venuta naturale, ma è banale) che, non si sa come, ha già la palla tra i propri muscoli non appena si riprende la partita.
Vabbè, in 40 minuti han messo dentro solo quel traversone di poche pretese, soffiamogliela, prendiamo fallo e respiriamo. Tutt’al più una bella randellata ed interrompiamo il gioco. Per quest’ultima ci vorrebbe Melo, ma la sua esperienza in bianconero possiamo dire che sia abbondantemente bastata. Ora, di preciso non so dirvi i protagonisti. Uno a centrocampo, forse Iniesta, verticalizza sulla destra. Si indietreggia.
E’ il momento in cui le pulsazioni, improvvisamente, hanno un sussulto. La sberla del Frosinone ha insegnato a gestire una rete di vantaggio, mica due. Suvvia siamo seri, dove vuoi che vada. Ed invece il tizio, forse Neymar, scova il varco giusto per un traversone basso. Dai si spazza e via. Tale Messi che, nel tempo libero, si fa chiamare Lollo, ci arriva in corsa ciccandola clamorosamente. La sfera tra le braccia di un incredulo Buffon ci arriva in un tempo superiore al recupero rimasto. Dall’istante dell’impatto galleggio in una bolla di sapone, riflettendomi come Johnny Stecchino di fronte al suo sosia, l’ingenuo Dante, nella dispensa della cucina del furfante.
Scendo al giornalaio, lo trovo aperto nonostante l’orario domenicale e leggo i titoli dei giornali. “BEFFA JUVE” è quello più benevolo, poi “JUVE NON COSI’”, pronto per ogni occasione, da ultimo “NATALE CON LOLLO A MENO 8”, quello che, rivelandomi la risicata vittoria dell’Inter sulla Lazio grazie all’autogol di Candreva, mi distrugge definitivamente, mentre non oso nemmeno immaginare se, all’ora di pranzo, sta palla fosse capitata tra i piedi di Lasagna.

Il battito di ciglia mi trascina nella realtà, lasciandomi solo lo spazio dell’incredibile reazione dello scatenato allenatore. Ma l’ho visto solo di riflesso. Io sono già nuovamente davanti allo specchio a pettinarmi con lo spazzolino da denti, imitando il mio conterraneo Lino Banfi dopo il gol di Cantarutti contro la Juve che, stavolta almeno, non è arrivato.

di Roberto Savino  @RobertoSavino10