Picchi e debolezze della Lokomotiv Mosca di Semin

di Alex Campanelli |

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Cristiano Ronaldo ha ragione: si parla sin troppo poco della Lokomotiv Mosca. I vicecampioni di Russia non saranno esattamente la squadra più attrezzata della Champions League, e la quarta fascia riservava insidie ben più preoccupanti come Galatasaray, Lipsia e Lille, ma guai a sottovalutare gli uomini di Jurij Semin, il tecnico che nel giro di 2 anni ha portato i ferrovieri da un triste centro classifica al titolo nazionale nel 2017/18.

Schieramento e interpreti

All’inizio della stagione Semin ha ripreso l’ormai collaudato 4-2-3-1 delle annate precedenti, ma l’indisponibilità alternata dei gemelli Miranchuk, fondamentali costruttori di gioco dalla trequarti in avanti, ha portato l’allenatore russo a mandare più volte in campo la Lokomotiv col 4-5-1, poi confermato nelle sfide europee con Bayer e Atletico, con lo scopo di infoltire il centrocampo e donare una maggior copertura alla retroguardia.

Tra i pali il brasiliano naturalizzato russo Guilherme è ormai un’istituzione in quel di Mosca; sempre in alto nelle classifiche di rendimento del campionato, nell’ultimo anno è diventato anche titolare in nazionale. La coppia centrale è composta da capitan Vedran Corluka, slittato in mezzo dopo una prima parte di carriera da terzino, e dall’ex della gara Benedikt Howedes, in gol nel blitz esterno contro il Bayer Leverkusen. Sugli esterni Semin schiera terzini non particolarmente propositivi, il 32enne Ignatjev a destra e il 30enne Rybus a sinistra (non al meglio, eventualmente pronto a sostituirlo il nigeriano Idowu), compagno di nazionale di Szczesny, i quali svolgono ruoli di copertura e supporto più che di creazione.

La cerniera di centrocampo, in caso di 4-2-3-1, è formata dall’altro polacco Krychowiak, colosso dai piedi buoni dal quale però ci si aspettava ben altra carriera dopo l’exploit col Siviglia, e da Barinov, ma contro la Juve con ogni probabilità saranno supportati dalla regia di Murilo Cerqueira, brasiliano classe ’97. Sulle fasce solitamente troviamo un falso esterno come l’ex interista Joao Mario, e un’ala più classica, il gioiello del vivaio Zhemaletdinov, molto abile nell’1 contro 1, anche se restano vive la candidature di Aleksey Miranchuk (il fratello è infortunato), più trequartista che esterno, e di Kolomeytsev, mezzala adattata molto buona nel contenimento.

In avanti il titolare della Lokomotiv è il nazionale Smolov, funzionale e dall’ottima visione di gioco pur se non particolarmente prolifico da quando ha lasciato Krasnodar per Mosca, prime alternative l’infortunato Luka Djordjevic e il lusitano Eder, sballottato qua e là per l’Europa con alterne fortune dopo il gol leggendario nella finale di Euro 2016.

Probabile formazione (4-5-1): Guilherme; Ignatjev, Howedes, Corluka, Rybus (Idowu); Zhemaletdinov (Miranchuk/Kolomeytsev), Barinov, Cerqueira, Krychowiak, Mario; Smolov.

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Punti di forza

La Lokomotiv è una squadra dall’altezza media elevata con molti giocatori abili nel gioco aereo, primatista per duelli aerei vinti nel proprio campionato e terza dietro a Chelsea e Galatasaray in Champions. Pur essendo primi in Russian Premier League, i ferrovieri sono una squadra che hanno nella rottura del gioco il loro punto di forza, più che nella costruzione: terzo posto per contrasti vinti e per falli commessi e secondo per passaggi intercettati (quinto in Champions), indici di una squadra compatta, organizzata e molto fisica. Semin non lascia nulla al caso per quanto riguarda la fase di non possesso, mentre in avanti lascia la massima libertà ai suoi uomini offensivi, puntando sulla capacità di liberare i compagni al tiro di Joao Mario e sul dribbling di Zhemaletdinov e dei gemelli Miranchuk.

Punti deboli

Col 36,3%, la Lokomotiv è di gran lunga la squadra col possesso palla più basso della Champions, e anche in campionato nonostante il primato i rossoverdi si assestano a centro classifica, confermando il proprio atteggiamento guardingo anche contro avversari sulla carta inferiori. Bassa anche la qualità degli appoggi, appena il 73% di passaggi riusciti in Europa, che passa al 78% in patria, comunque lontano dalle prime della classe. I russi non dispongono inoltre di bocche di fuoco di caratura europea; facile immaginare allo Stadium la squadra di Semin con un atteggiamento guardingo, per non dire rinunciatario, nell’attesa che la Juve si faccia del male da sola (com’è capitato al Bayer) o lasci spazio alle ripartenze degli ospiti.