Lo strano rimbalzo da cui passa la Storia

di Giulio Gori |

Ormai per quest’anno è andata. Arrivederci all’anno prossimo. Credo nella sfiga atavica. Quando andiamo in Europa non ce ne va mai bene una. Sul web ormai corre un disfattismo apocalittico da «moriremo tutti». E a forza di ricordarcelo, il rischio è di morire per davvero.

Ora, immaginiamoci i ragazzi, che salgono sul pullman, aspettano l’aereo, arrivano in Germania e si agganciano alla wi-fi dell’albergo. Vanno su Twitter, danno un’occhiata a #BayernJuve e scoprono che i loro tifosi li danno già per asfaltati. Si dirà, sono professionisti. Sì, ma un conto è essere professionisti e fare il proprio dovere in campo, un conto è mettere piede sull’erba di Monaco con l’intenzione di vederli morire piuttosto che dargliela vinta.

La testa, la mentalità, una squadra se la dà per gran parte da sola. Conta il gruppo, conta l’allenatore, conta anche la società che è alle spalle. Ma l’ambiente, i tifosi, i titoli dei giornali, per quanto poco, qualcosa contano. E in uno sport in cui a livelli altissimi la differenza la fanno i dettagli, certo disfattismo da world wide web è un particolare che gioca a favore dei bavaresi. Ricordate come Velasco, l’uomo del no agli alibi, vinse il primo storico Mondiale con l’Italia? Scegliendo i migliori e allenandoli benissimo, d’accordo, ma anche ripetendo a ogni intervista a ogni conferenza stampa che l’Italia poteva battere Cuba. Lo presero per pazzo, all’inizio, ma a forza di ripeterlo qualcuno cominciò a pensare che fosse possibile, e a forza di ripeterlo, in tanti cominciarono a crederci davvero. Influenzando, positivamente, anche la squadra. Perché se su un giornale, o su un tweet, leggi che oggi è il tuo momento è diverso dal trovarci sopra che magari è meglio se provi a non fare una figuraccia.

I ragazzi devono scendere in campo con una cattiveria mai vista prima. Non possiamo permetterci di insinuare loro alcun tipo di dubbio. I ragazzi sanno che il Bayern è più forte, che probabilmente controllerà la partita, che probabilmente avrà più occasioni. Ma sanno anche che su quel mezzo rimbalzo strano che ci sarà al limite della loro area di rigore ci dovranno essere loro e non gli altri. Che da quel mezzo rimbalzo strano passa la storia. Devono entrare in campo convinti che Morata (quello che doveva stare in panchina) è l’eroe della Champions dello scorso anno. Che Alex Sandro (un altro che doveva stare in panchina) è forse il miglior esterno sinistro in circolazione. Che Hernanes, o chiunque altro giochi, ha fatto Mondiali, o ha già giocato in Champions, o lo chiamano profeta o è un giovane con due polmoni che Xabi Alonso non se li sogna nemmeno. Loro hanno più tecnica, ma non hanno la nostra fame. Loro sono favoriti, e noi vacciamo volare in aria i favoriti ad ogni contrasto. Loro sono più forti, ma loro hanno anche più paura di perdere di noi. E noi quella paura gliela dobbiamo leggere nel viso e fargliela masticare.

Non ci possiamo permettere di instillare neppure la più piccola stilla di paura o, peggio, rassegnazione, ai nostri. Quindi, twittate e postate con allegra incoscienza. Perché, come diceva un maestro Jedi di Livorno, «fare o non fare. Non c’è provare».