Lo Scudetto perso in Albergo, Biancaneve e Cappuccetto rosso

di Alexander Supertramp |

In questi giorni si è riparlato molto, complice la pausa nazionali e una nuova intervista di Sarri sull’argomento,  del famoso “Scudetto perso in Albergo”, arrivando forse al culmine negativo della questione, ovvero al dover sentir dire “chi ha giocato a calcio sa cosa vuol dire.”

Ma ci rendiamo conto dell’enorme, immensa, gigantesca bestialità che è, o ancora non è possibile?!?

Lo sport, qualsiasi sport, è influenzato da sempre da centinaia di fattori casuali ed imprevedibili. Errori umani, battiti di ali, soffi di vento, zolle di terra… Non è una formuletta matematica in cui uno più uno darà sempre per forza, ogni volta, ogni sera, ogni partita, due. Se non sai accettare questo e reagire ad ogni stimolo di conseguenza, è meglio cambiar mestiere.

Siamo veramente alla manifestazione mondiale del “SE”. Se avessi studiato sarei… Se non mi fosse capitato quello avrei… Se se se se… Se la Juventus non avesse vinto quella sera, se Pjanic fosse stato ammonito e quindi espulso quella sera. È una cosa talmente chiara e banale che quasi si prova vergogna nel doverla spiegare.

Il Napoli doveva giocare la sua partita, a Firenze, era ancora dietro di un punto, cosa pensava? Che il campionato fosse finito a Torino? Che non c’erano ancora altre partite dure da dover vincere? Se sei così influenzabile dal risultato del tuo avversario, la competizione non fa per te. Vincere uno scudetto è una corsa a tappe interminabile, una guerra psicologica spesso durissima. Ora non siamo più abituati, ma anni ed anni, si è giocato campionati sul filo del rasoio, con eventi e prospettive che cambiavano da un secondo all’altro. Dovendo elaborare e fornire reazioni appropriate in attimi.

Il Napoli era tranquillamente in albergo, aveva una giornata per elaborare il suo approccio.

Un esempio lampante poi arriva proprio da quella famigerata partita, Inter Juventus.

La Juventus viene da giorni durissimi. Prima una cocentissima e carica di enormi strascichi eliminazione in champions,  poi la brutta sconfitta in casa proprio con il Napoli. La debacle allo Stadium con i partenopei, ragionando con lo “schema Sarriano”, ossia su contorti fili psicologici, fu non così lontanamente figlia di quella serata assurda a Madrid. La squadra arrivò a quell’impegno  letteralmente svuotata. Le polemiche su Buffon, quelle su Benatia, il sogno svanito, la vittoria leggendaria sfiorata, la rabbia, il rammarico, per giorni non si parlò d’altro, la partita con le Merengues durò “due settimane”, mentre la gara con gli azzurri fu distante anni luce nelle menti dei bianconeri. Un carico di pensieri e pressioni difficile da smaltire in dieci giorni. Ma qualcuno per caso dopo il Napoli disse: “Lo scudetto lo abbiamo perso a Madrid!”?, “Abbiamo perso per Oliver e quel rigore!”?, “Se avessimo perso in qualsiasi altro modo a Madrid, il Napoli ce lo saremmo mangiato!”? No, non mi pare proprio.

Le congiunzioni astrali, per dirla alla Sabatini, portarono il Napoli a giocarsi quello scontro decisivo nelle migliori condizioni possibili. Ma questo è il calcio. Questo è lo sport. La sua imprevedibilità e la sua ineffabilità.

Ma arriviamo dunque alla partita famigerata. La Juventus dopo le due bruttissime batoste ha un solo punto di vantaggio sul Napoli, e deve andare a Milano, situazione difficilissima. Al minuto 65 Barzagli compie un clamoroso autogol e i bianconeri dopo essere stati in vantaggio, di un gol e di un uomo, vanno addirittura sotto. I giocatori sono tramortiti, spaesati, il battito cardiaco della squadra è piatto, la Juventus è al tappeto. Non riesce a creare neanche la parvenza di un’occasione da gol. Ma è qui che una squadra vincente riesce a trovare la reazione dentro se stessa. Qui si vede l’animo indomito e competitivo delle squadre che sanno quello che vogliono e come ottenerlo. Non si smette mai di crederci, fino all’ultimo secondo.

Non esaltare una tale capacità di reazione, nel momento topico della stagione, nei  5 minuti che decidono un’annata e forse anche di più, per parlare di una mancata ammonizione, o del reverbero psicologico creatosi sul Napoli, che aveva mille modi per motivarsi al Match del Franchi, è davvero si da persone, per tornare alla frase iniziale, che non hanno mai giocato a calcio, o non hanno mai partecipato ad una benchè minima competizione. La Juventus era in svantaggio, a 5 minuti dalla fine, lo Scudetto era in mano del Napoli. Tra l’altro, per i complottisti… davvero un bel piano, quello di far perdere alla vecchia signora, prima lo scontro diretto e poi farla trovare in svantaggio nel match decisivo fino a pochi istanti dal termine. Davvero un piano malefico, da geni del male. I due gol della Juventus sono assolutamente regolari. Al minuto 85 il Napoli era in grado di giocare la sua partita e 5 minuti più tardi non lo era più?… Uno schema mentale davvero contorto. Quando gli animi degli sportivi e dei competitivi, sono al contrario molto più semplici e diretti. Ossia, “Si reagisce, si lotta, si guarda sempre alla manche, al set, al round  successivo, fino all’ultimo secondo.”

Continuare a sentir parlare di questa favoletta è davvero straziante, si prova quasi vergogna per gli interlocutori che la propongono.

Quindi per favore, mettiamocelo, mettetevelo in testa.

Quella dello Scudetto perso in Albergo è un’enorme, gigantesca scemenza.