Lo Scudetto a chi lo do?

di Massimiliano Cassano |

Ninna nanna, ninna oh, questo scudetto a chi lo do?

Se la volata al titolo di campione d’Italia 2019/20 avesse una colonna sonora, sarebbe una di quelle canzoni per far addormentare i bambini. In un momento della stagione come questo, in cui i punti iniziano a pesare come macigni e si cominciano a fare calcoli su quante giornate mancano, quanti punti servono e quali sono gli scontri diretti in calendario, le pretendenti sembrano rifiutare la pretesa di stare in vetta alla classifica. Una lotta CON esclusione di colpi, che si manifesta come una corsa monca, goffa, e lascia la sensazione che lo scudetto alla fine andrà a chi sarà stato il meno peggio in questo mini-ciclo di partite post lockdown.

La Juventus “stecca” la terza consecutiva, due delle quali (Milan e Atalanta) giocate dopo due sconfitte della Lazio e la sensazione che una vittoria avrebbe ammazzato il campionato. Oltre ai polmoni, agli uomini di Sarri sembrano mancare le motivazioni. Il che sorprende, dato che gli stimoli in situazioni come queste dovrebbero essere a mille. Lasciando stare le motivazioni tattiche e le considerazioni sulla rosa, che meriteranno una riflessione profonda a fine stagione, visto che c’è ancora uno scudetto da vincere, sembra assurdo che giocatori noti per la loro grinta, oppure perché insaziabili collezionatori di titoli, o ancora elementi nuovi, che con la Juventus non hanno mai vinto (Sarri in primis), non riescano a tirare fuori quella cattiveria extra per chiudere i giochi e dimostrare di aver recepito il messaggio “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.

Quello a cui stiamo assistendo è invece un lento naufragio di una squadra fisicamente scarica e mentalmente fragile, che subisce il gioco, ma soprattutto la voglia di vincere degli avversari. Non si spiega altrimenti la facilità con cui è andata in bambola dopo il doppio vantaggio contro Milan e Sassuolo, o il pareggio strappato grazie alle mani fatali di De Roon e Muriel. La speranza è che ci si scrolli di dosso quest’aria negativa mista a senso di appagamento, ci si guardi negli occhi e si decida una volta per tutte se questo scudetto lo si vuole portare a Torino o no.

Già, perché nonostante i numerosi passi falsi, la classifica recita ancora +7 sull’Atalanta e +6 (virtuali) sull’Inter, che si trasformano in +7,5 e +6,5 tenendo  conto degli scontri diretti. Lo stato apparente di calma sul fronte classifica è figlio del punto portato via con cinismo e fortuna alla Dea, squadra più in forma del campionato. Da quando la A è ripartita, gli uomini di Gasperini le hanno vinte tutte, tranne allo Stadium. La sensazione è che l’Atalanta continuerà nel suo stato di grazia e può vincerle tutte, compreso lo scontro diretto all’ultima contro l’Inter. Fortuna per quei punti lasciati in giro qua e là, a inizio campionato, che le costano questo piccolo ritardo in classifica senza il quale sarebbero tra i favoriti per lo scudetto.

Chi favorito invece lo sembrava -a inizio stagione – è l’Inter, che vive questo finale come un pendolo che oscilla tra il voler crederci e il rinunciare senza combattere. Troppe le amnesie contro squadre medie , come le rimonte subite da Sassuolo, Bologna e Verona, che però le permettono di restare aggrappata al sogno scudetto soltanto in virtù della logica del meno peggio che vige quest’anno. L’ambiente in nerazzurro è in subbuglio per le dichiarazioni di Conte, che lasciano presagire possibili rotture a fine stagione. Fatto sta che i nerazzurri all’inizio ci hanno creduto, al confronto con la Juventus si sono ridimensionati, e adesso restano in un limbo, tra i rimorsi dei punti persi per strada.

Diverso il discorso per la Lazio, che sembra aver tirato i remi in barca e rinunciato allo scudetto. Le stesse parole di Inzaghi, che nel postpartita di ieri ha parlato a Sky di “obiettivo Champions League”, suonano come una resa certificata da un ruolino di marcia da horror. 7 punti nelle 7 partite giocate dalla ripresa, un pari e tre sconfitte nelle ultime quattro. Inzaghi lo sa, i suoi uomini hanno esaurito la benzina, oltre che la fortuna, e si accontenta del risultato acquisito grazie a un inizio di stagione in cui la squadra stava “overperformando”. Una bolla che è esplosa, facendo però il minimo rumore, in mezzo a tante altre squadre “scoppiate”. E non si dica che è colpa dei ritmi e del lungo stop: Milan, Sassuolo, Atalanta girano bene e sembrano più in forma che mai. Qui si tratta di motivazioni, di umore e di voglia di vincere. Se qualcuno ancora ne ha.

Quindi, questo scudetto… a chi lo do?