Lo Juventino che non ha dormito

di Giuseppe Gariffo |

Lo Juventino dopo una sera così non dorme.

Non dorme perchè nella vita spesso si può perdere, ma non rimpiangere sempre. Avevo 17 anni la sera della prima finale persa. E da allora quasi ogni eliminazione porta con sè notti insonni. Ma ogni anno i rimpianti sono diversi, per origine e peso specifico.

Eh no, Maurizio, tu non puoi capire, perchè tu Juventino non lo sei. In mezzo alle tante sparate risibili di ieri sera (“sono affamato, non mangio dalle 12,30“; “se ci fosse una classifica in Champions saremmo primi“; “dalla squadra mi aspettavo meno“; “fossi un dirigente interverrei”) sulle quali si può ironizzare, ce n’è stata una che me le ha fatte proprio girare. Perchè sentirsi dire “siamo fuori, questo mi lascia un’amarezza mostruosa e mi fa capire quanto sia maledetta questa competizione per la Juventus” non è accettabile.

Perchè, caro Maurizio, solo lo Juventino che le ha vissute tutte può capire. E parlare di “coppa maledetta”. Perchè magari in finale non ti danno un rigore sacrosanto o prendi gol in fuorigioco. Perchè ti manca l’elemento chiave a Manchester e a Berlino, per infortunio o squalifica. Perchè giochi l’ultimo scontro al di sotto delle tue possibilità dopo una competizione dominata. Oppure perchè incomprensibilmente rinunci a giocarti un turno eliminatorio a viso aperto, per paura. E magari l’impresa la sfiori soltanto, al ritorno, con una partita epica, ma vai fuori lo stesso.

Quelle sere sì che si fa largo un retropensiero: “vuoi vedere che questa Coppa è davvero maledetta, per noi?“. Ma ieri notte no. Ieri notte non dormi perchè hai fatto una figuraccia. Fuori contro una squadra nettamente più debole. Dopo una partita d’andata giocata in modo inverecondo e una di ritorno vinta senza mordente.

Stavolta è diversa dalle altre. I rimpianti non sono episodici. Sono sostanziali.

La Juventino non dorme perchè ha in rosa il giocatore più forte della storia della Champions, che anche ieri a momenti ti trascina fuori dalle sabbie mobili, e si vede sfilare davanti, sprecati, gli ultimi anni della sua pazzesca carriera.

Lo Juventino non dorme perchè per un anno si è vista una squadra con gli stessi difetti, e partita dopo partita sembra quasi che non si sia lavorato per superarli ma per adeguarsi ad essi.

Lo Juventino non dorme perchè quest’anno non ha avuto la sua Juve. Una squadra che spesso non ha avuto più talento delle altre, ma più voglia di vincere contro tutto e tutti sì. E invece ieri sera quello che aveva più voglia di vincere era quello che non ha più spazio dove mettere i trofei e i soldi.

Ripartiamo da lui, dal numero 7, se ne avrà ancora voglia. Lui in campo e il Presidente davanti alle telecamere, ieri, sono stati gli unici a rappresentare “lo Juventino” davanti al mondo che guardava. Il resto erano chiacchiere ed alibi inascoltabili, che hanno reso ancora più arduo il sonno.

Speriamo che Andrea e Cristiano si parlino e il loro sguardo si incroci nella direzione della strada giusta da percorrere. Passare dall’insonnia all’entusiasmo da qui al 19 settembre sarà un’impresa ardua. Serve coraggio.

Serve tornare ad essere la Juve.