Lo dico da lettore (e da telespettatore)

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Probabilmente quando questo articolo uscirà Sarri sarà stato già annunciato. Forse ancora no. Non importa. Quello che mi preme evidenziare è altro. Premetto che, ovviamente, potendo avere l’opportunità di avere a disposizione questo spazio su Juventibus è ovvio che si possa pensare che parteggi per una parte. In realtà non voglio parteggiare per una parte o l’altra. Ripeto: qui non voglio scrivere che è meglio Momblano che scrive di Guardiola rispetto all’universo mondo che scrive di Sarri. Voglio esprimere, come lettore e telespettatore, la mia incredulità (ed anche la mia personale delusione) riguardo a questa assurda “guerra di religione” che si è creata intorno alla vicenda allenatore della Juve tra “stampa tradizionale” e “giornalismo 2.0” che invece è stata fatta passare, mistificando,  per la spaccatura tra “giornalisti” e “social”.

La vicenda, come sapete, è nota: dall’annuncio dell’esonero di Allegri (che era dato, ricordiamolo, come confermato dai vari esperti di mercato) si è scatenata la caccia al suo successore. La ridda di voci sui nomi del possibile successore si è subito scatenata sui canali della comunicazione “mainstream” che hanno praticamente citato almeno una mezza dozzina di allenatori in varie fasi: Inzaghi, Mihajlovic, Pochettino, Sarri, Conte, Klopp quelli che ricordo distintamente. Dall’altra parte Momblano di Juventibus e alcuni altri giornalisti (ripeto Giornalisti come ad esempio Scarcella che è un freelance che ha collaborato con La Stampa oppure Gennarelli che lavora per RadioSportiva oppure Paganini noto conduttore di programmai su Raisport, per finire addirittura con un lancio di AGI, seconda agenzia di stampa nazionale) che invece hanno fatto subito il nome di Guardiola. Apriti cielo.

Ovviamente il nome di Guardiola è suggestivo e subito è stato veicolato dai social. Veicolato. Non inventato. E’ qui la differenza. Da lettore degli anni Duemila infatti ormai mi sono abituato a leggere ed ascoltare notizie non solo com’era prima dal Tg delle otto di sera o dal quotidiano del giorno dopo. Ci sono una miriade di testate giornalistiche, ripeto GIORNALISTICHE,  sul web costituite da GIORNALISTI che quotidianamente cercano di informare gli utenti. Ovviamente ci sono quelle più credibili e quelle meno credibili, giornalisti più credibili e altri meno. Esattamente come succede tra i quotidiani tradizionali e tra le varie trasmissioni TV. Io, come lettore e telespettatore, cerco di informarmi sulle notizie che mi interessano. Posso scegliere di seguire testate giornalistiche e giornalisti più credibili o meno. Dipende da tante cose ma, esattamente come si verifica nella stampa tradizionale, c’è una varietà di quotidiani e TV che ognuno sceglie di comprare o seguire a seconda delle linee editoriali che seguono e che mi interessa seguire. La differenza, poi, sulla loro credibilità la fanno ovviamente le tirature e i dati di ascolto.

Tutta questa premessa per venire finalmente al punto. Nonostante questa ampia scelta di quotidiani e TV non ho mai sentito, visto, letto alcuni giornalisti che lavorano per un quotidiano o TV “serie” parlare di “Circo” , “Pagare le conseguenze”, “Aggiotaggio” per notizie date da altri giornalisti di quotidiani o TV “meno serie”. In questo caso invece ho assistito, assisto tutt’ora, ad una escalation di tweet, interventi, dichiarazioni, articoli di scherno, derisione (e in alcuni casi anche oltre) di giornalisti della “stampa tradizionale” che parlano e scrivono addirittura di fake news inventate dal Web riguardo a Guardiola alla Juve. Io, da lettore e telespettatore, rimango basito perché alcuni di questi giornalisti li seguo da tempo (apprezzandoli anche) e non mi aspettavo tanto astio verso alcuni loro colleghi, ripeto colleghi, che vengono invece immessi nel calderone delle “fake news prodotte dal web” soltanto perché danno notizie contrarie alle loro.

E allora mi chiedo: cosa abbiamo letto, ascoltato, visto in questi anni in TV e nei quotidiani tradizionali? Perché tutta questa ferocia nei confronti di colleghi che operano attraverso blog, testate on line o TV non generaliste? E, soprattutto, come mai tutta questa bramosia nel dimostrare che quelli “seri” siete voi e “i cazzari” sono gli altri solo per aver azzeccato o meno il nome dell’allenatore della Juve? E’ da questi particolari che si giudica un giornalista? La sua credibilità? Io, da lettore e telespettatore, vi dico: ai miei occhi avete perso credibilità (ed anche un po’ di stima se permettete) e, vedendo i dati di ascolto e le vendite dei giornali, probabilmente non sono il solo a pensarla così.

di Giorgio Carlozzi Mascione    @GiorgioCMascion