I livelli altissimi dell’affare Juve-Guardiola

di Luca Momblano |

Per credere a Pep Guardiola in qualità di allenatore, manager e vate dell’imminente e prossimo ciclo Juventus non è sufficiente un atto di fede. A chi approccia la notizia servono sostanza, riferimenti, contro riferimenti, deduzioni, verifiche incrociate e una consapevolezza: il momento della firma del contratto definitivo (o del banco che salta per aria) si può accettare, accidentalmente, di conoscerlo postumo. D’altronde, la pretesa soggettiva non può andar oltre quella di raccontare una serie di fatti – riportabili o meno – che messi insieme diventano notizia rilevante, solida, idealmente completa: l’allenatore più famoso del mondo in bianconero sarebbe ormai questione di minuzie.

Da dove partire? Dalla fine: il contratto preliminare depositato in luoghi di fiducia non soltanto esiste, ma è proprio stato siglato a inizio primavera da Josep Guardiola. Per il passaggio successivo è servito lavorare con i guanti, perché le cose possono trasformarsi senza che in questo mestiere si abbiano sempre occhi per vedere o orecchie per ascoltare. E quando a riscontri aggiungi riscontri, il rischio da evitare è quello di fare unicamente mucchio.

Con tutto che da queste parti si cerca sempre di stare dalla parte della ragione, in questo caso ci si trova a dover agire diversamente se ci si permette (sempre chinandosi al cospetto di ciò che di stupefacente Andrea Agnelli & Management stanno anno dopo anno cercando di mettere in piedi) di poter riferire che Pep Guardiola is the man. La Juve lo ha scelto e lui ha scelto la Juve. Si sono scelti attraverso volontà ferree, mettendo sul terreno di un accordo monstre tutti i rispettivi know-how. I fatti che stringono intorno al Manchester City e al suo operato possono evidentemente essere – a tutti gli effetti – la leva finale, anche perché risalenti in tutta la loro gravità già al periodo delle gestioni di Roberto Mancini e Manuel Pellegrini.

Siamo a livelli altissimi, giornalisticamente parlando. Livelli che passano ampiamente sopra le nostre teste di cronisti e commentatori, così come anni luce sopra quelle dei blogger più illuminati e degli insider (specifichiamo: l’insider è colui che riceve dritto per dritto info da un referente di un club direttamente coinvolto nelle vicende che intende – chissà poi perché – riferire a terzi). Livelli che coinvolgono zero intermediari, più d’uno studio legale, consulenti di parte per il presente e per il futuro e ancora forse non basta.

Ben diverso è il livello dal quale esce il robusto nome di Maurizio Sarri, allenatore apprezzato in tempi non sospetti sia da Pavel Nedved che da Fabio Paratici. Siamo però nel canonico, nel paraufficiale, per ciò che rappresenta nel nostro mestiere. Un canonico che gradualmente converge senza se e senza ma all’apparenza, dal quale sono costretto a tenermi a distanza dal momento che il disegno concreto della Juventus è ancora altrove. Le ultime energie sono altrove. La scintilla è altrove. E se non può essere Guardiola, il prossimo allenatore della Juventus non può che essere Guardiola. Per dettagli e pieghe (ci sarà un tempo, comunque vada, per aggiornarsi sui particolari) è corretto aspettare l’ultimo atto. Se così non sarà, è perché qualcosa è andato storto, e non ne siamo a conoscenza, nella strana e epica battaglia tra Juventus (o Guardiola?) e Manchester City.