#LiveAhead Juve-Napoli con la sciarpa nei pantaloni

di Giuseppe Gariffo |

Gli ultimi otto Juve-Napoli potrei raccontarli per filo e per segno. I momenti, gli highlights, i colpi di Pogba, di Vidal, di Higuain. Farne una fredda cronaca. Sarebbe un buon tributo alla sfida italiana più importante degli ultimi anni.

Ma non sarebbe sufficiente. Perchè alla Juventus Stadium Juventus e Napoli hanno fatto vedere calcio, sì. Ma sono le emozioni, quelle che ricordiamo. Quelle allo scadere.

Zaza all’88’, Koulibaly al 90′. Due gol che hanno deciso i match in modo opposto, ma che anno assegnato due scudetti alla stessa squadra. Due scudetti bianconeri. Hi5tory e My7h.

Due partite simili, con il Napoli a condurre le operazioni. Facendo possesso palla, prendendosi il centrocampo con il classico gioco a uno-due tocchi e una corsa continua delle due mezzali e degli esterni d’attacco. Poche palle gol costruite, però. Perchè la Juve fa paura. Quello stadio mette timore. Direbbe Pepe Reina che se ne esce sempre sconfitti, sul campo e fuori. Congetturando. Direbbe Maurizio Sarri che anche quando giochi meglio e domini hai quel retropensiero, quel “tanto, alla fine, qui si perde”. Dunque manca l’imbucata finale, il coraggio negli ultimi sedici metri.

E poi c’è il caso. Quel quid che sfugge a tutte le match-analisys e che rende questo gioco inspiegabilmente più bello di tutti gli altri. E dopo due partite uguali può succedere l’opposto.

In una un terzino – subentrato a una punta lasciando supporre che lo 0-0 andasse anche bene – spizza di testa un pallone che finisce tra i piedi del centravanti. Il meno dotato in rosa, vero, ma ha un gran tiro ed è un istintivo. E ci prova dai 20 metri, con ignoranza. Quel tiro viene deviato e finisce in porta. Generando un urlo che in quello stadio ho sentito poche volte con la stessa intensità, forse mai. Le mie corde vocali non sono state più le stesse, dopo quella notte.

Nell’altra, tutto sembra stancamente procedere verso le reti inviolate, dopo una gara che i padroni di casa rinunciano del tutto a giocare. E regalano un corner al 90′. Il cross viene schiacciato in porta da un’ergumeno di ebano, che scatena fuochi d’artificio, urla, sfottò, live reactions epiche, festeggiamenti forse troppo anticipati. Senza forse.

Me la aspetto simile, domani, come canovaccio. Con la differenza che il Napoli, calcisticamente, domani siamo noi. Le operazioni proverà a comandarle la Juventus. Rispettando le consegne dell’allenatore che arrivò a un soffio dall’impedire il Myth. E il Napoli proverà a imparare dal passato. A farci male con la velocità delle sue punte e la tecnica dei suoi centrocampisti.

Può finire solo in due modi.

Il primo scenario è una debacle. Perchè se anche stavolta sarà la partita dei momenti, delle sliding doors, sarà una serata da incubo. Con gli ex-furbi che sperimentano sulla propria pelle cosa si provi a essere sconfitti dal calcio dei furbi.

Il secondo scenario è l’esatto opposto. Ed è una sensazione che non assaporiamo da tempo. Lo scorso anno ci andammo vicini proprio contro il Napoli, è vero, ma rischiammo di riaprila alla fine, sul 3-1 e con un uomo in più. Da quanto tempo non “asfaltiamo” una rivale scudetto, dominandola nel gioco e nel punteggio e senza soffrire fino al 95′? Ricordatemelo voi.

Tertium non datur.